Facebook: “È il momento di cambiare le regole”. Mark Zuckerberg manda un messaggio al mondo.

02.04.2019 – 12.58 – Un messaggio al mondo che sottolinea le necessità di cambiare le regole. E chiama in aiuto i governi. È questo il contenuto dell’editoriale sul “Washington Post” e del messaggio su Facebook di Mark Zuckerberg, pubblicato il 30 marzo. Un articolo che, per voce del suo fondatore e amministratore, rende noto al pubblico dei suoi utenti un cambio d’epoca e l’inserimento di una nuova marcia per il Social Network dagli oltre 2 miliardi di utenti.

L’enorme struttura che Facebook è, con Zuckerberg a capo, ammette qualche difficoltà a gestire una piattaforma divenuta virtualmente incontrollabile sia da un punto di vista di relazioni sociali che di propaganda politica, e facente riferimento, comunque, a una società privata. Società che finora ha sempre sottolineato di essere un’azienda di tecnologia e non un gestore di contenuti. Una difesa, in particolare rispetto a ciò che riguarda la sfera della provocazione, dell’odio e dell’influenza, sempre più labile di fronte agli episodi che si manifestano con frequenza crescente nonostante le difese implementate. Facebook chiama quindi in aiuto governi e leggi, spostando verso di loro una responsabilità decisionale che, in realtà, gli stessi hanno sempre avuto, per quanto in ritardo rispetto alla trasformazione tecnologica e applicata con lentezza in presenza di un cambiamento molto rapido – ma che le grandi Major di Internet, non solo Facebook, hanno sempre cercato finora di tenere lontana dai loro affari.

“Ho passato la maggior parte degli ultimi due anni concentrandomi su argomenti come contenuti pericolosi, integrità elettorale e privacy. Penso sia importante definire in quali ruoli vogliamo che le aziende e i governi giochino affrontando queste sfide; per questo ho deciso di scrivere questo articolo che definisce come le regole possano aiutarci.

La tecnologia è una parte fondamentale delle nostre vite, e le aziende come Facebook hanno una responsabilità immensa. Ogni giorno prendiamo decisioni su quale discorso sia pericoloso, su quale sia di propaganda politica, e su come prevenire Cyber-attacchi sofisticati. Queste cose sono importanti per mantenere sicura la nostra comunità. Ma se dovessimo partire da zero, non chiederemmo alle aziende di giudicare da sole in merito a questo. Io penso che ci sia bisogno di un ruolo più attivo dei governi e dei legislatori. Aggiornando le regole di Internet, possiamo preservare le sue cose migliori – la libertà per le persone di esprimersi e quella per gli imprenditori di costruire cose nuove – mentre proteggiamo, nello stesso tempo, la società da mali più grandi.

Da quello che ho imparato credo ci sia bisogno di nuove regole in quattro aree: contenuti pericolosi, integrità elettorale, privacy e portabilità dei dati.

Per primi, i contenuti pericolosi. Facebook da’ a chiunque un modo per usare la propria voce, e questo crea benefici reali, dalla condivisione delle esperienze allo svilupparsi di movimenti. Come parte di questo, sui nostri servizi abbiamo la responsabilità di mantenere le persone sicure. Questo significa decidere che cosa rappresenta propaganda terroristica, odio, e via dicendo. Noi verifichiamo continuamente le nostre policy assieme ad esperti, ma al nostro livello faremo sempre degli errori e prenderemo decisioni sulle quali la gente non è d’accordo.

I legislatori ci dicono spesso che abbiamo troppo potere sulla parola, e francamente sono d’accordo. Sono giunto a credere che non dovremmo prendere decisioni così importanti sulla parola da soli. Perciò, stiamo creando una organizzazione indipendente in modo che le persone possano appellarsi alle nostre decisioni. Stiamo anche lavorando con i governi, inclusi rappresentanti ufficiali francesi, per assicurare l’efficacia del nostro sistema di verifica dei contenuti.

Le società che lavorano su Internet dovrebbero avere la responsabilità di mettere in forza regole in merito ai contenuti pericolosi. E’ impossibile rimuovere tutto il contenuto pericoloso da Internet, ma nel momento in cui le persone utilizzano dozzine di differenti servizi di condivisione, ciascuno con le sue proprie policy e processi, abbiamo bisogno di un approccio più standardizzato.

Un’idea è quella di avere organizzazioni esterne che creino le regole per governare la distribuzione di contenuti pericolosi e misurare le società avendo per riferimento quelle regole. Le regole potrebbero creare dei punti di partenza in merito a ciò che è proibito, e richiedere alle società di costruire sistemi per mantenere i contenuti pericolosi al minimo.

Facebook ha già pubblicato report di trasparenza su come rimuoviamo con efficacia i contenuti pericolosi. Penso che ciascuno dei maggiori servizi Internet dovrebbe fare così, ogni trimestre, perché è importante tanto quanto il reporting finanziario. Nel momento in cui comprendiamo la prevalenza del contenuto pericoloso, possiamo capire quali società stiano migliorando e dove vadano posizionati i punti di partenza.

Secondo, la legge è importante per proteggere le elezioni. Facebook ha già fatto cambiamenti significativi in merito alla propaganda politica: gli inserzionisti in molte nazioni devono verificare la loro identità prima di acquistare inserzioni politiche. Abbiamo costruito un archivio indicizzabile che mostra chi paga per le inserzioni, quali altri inserzioni stiano pubblicando e quale audience abbiano avuto le inserzioni. Decidere, però, se un’inserzione sia politica o meno non è sempre lineare. Il nostro sistema sarebbe più efficace se le leggi creassero degli standard comuni per verificare gli attori politici.

 Le leggi sulla pubblicità politica Online si focalizzano sui candidati e le elezioni, piuttosto che su questioni politiche divisive sulle quali abbiamo visto più tentativi di interferenza. Alcune leggi si applicano solo durante le elezioni, anche se le campagne d’informazione non si fermano mai. E c’è anche l’importante questione su come le campagne politiche usino i dati e i target. Pensiamo che la legge vada aggiornata per riflettere la realtà di queste minacce e definire nuovi standard per l’intera industria.

Terzo, la privacy efficace e la protezione dei dati richiedono un’infrastruttura armonizzata globalmente. Le persone nel mondo hanno chiesto leggi globali sulla privacy in linea con il General Data Protection Regulation europeo – GDPR – e io sono d’accordo. Penso che sarebbe un bene per Internet se più nazioni adottassero regole come il GDPR come base comune.

I nuovi regolamenti sulla privacy negli Stati Uniti e attorno al mondo dovrebbero fondarsi sulla protezione che il GDPR fornisce. Dovrebbero proteggere il tuo diritto di scegliere come le tue informazioni sono usate – mettendo in grado le aziende di utilizzare l’informazione per ragioni di sicurezza e per fornire servizi. Non dovrebbero richiedere di memorizzare dati localmente, cosa che li renderebbe più vulnerabili a un accesso non autorizzato. E dovrebbero stabilire un modo per rendere le aziende come Facebook responsabili, imponendo sanzioni quando facciamo errori.

Penso anche che un’infrastruttura globale comune – piuttosto che regolamenti che differiscano sensibilmente per nazione e stato – assicurerà che Internet non si fratturi, che gli imprenditori possano costruire prodotti che servono tutti, e che ciascuno riceva le stesse protezioni.

Mentre i legislatori adottano i nuovi regolamenti sulla privacy, spero possano aiutare a rispondere ad alcune delle domande che il GDPR lascia aperte. Abbiamo bisogno di regole chiare su quando le informazioni possono essere usate per servire l’interesse pubblico e come possa essere applicato alle nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale.

Infine, i regolamenti dovrebbero adottare il principio della portabilità dei dati. Se condividi dati con un servizio, dovresti essere in grado di spostarli su un altro. Questo darebbe alle persone la possibilità di scegliere e renderebbe in grado gli sviluppatori di innovare e competere.

Questo è importante per Internet – e per creare servizi che le persone vogliono. È il motivo per cui abbiamo creato la nostra piattaforma di sviluppo. La vera portabilità dei dati dovrebbe assomigliare più al modo in cui le persone usano la nostra piattaforma per accedere a un’applicazione piuttosto che ai modi esistenti per scaricare l’archivio delle proprie informazioni. Ma questo richiede regole chiare su chi sia responsabile della protezione delle informazioni nel momento in cui si muovono fra un servizio e l’altro. E richiede standard comuni, motivo per cui supportiamo un formato di trasferimento standard e l‘open source Data Transfer Project’.

Penso che Facebook abbia la responsabilità di aiutare ad affrontare questi problemi, e non vedo l’ora di discuterne con i legislatori di tutto il mondo. Abbiamo costruito sistemi avanzati per trovare contenuti pericolosi, bloccare le interferenze nelle elezioni e rendere la pubblicità più trasparente. Ma le persone non dovrebbero fare affidamento, per questo, solo sulle aziende. Dovremmo avere una discussione più ampia su quello che vogliamo come società e su come i regolamenti possono aiutare. Queste quattro aree sono importanti, ma, naturalmente, c’è di più da discutere.

Le regole che governano Internet hanno permesso a una generazione di imprenditori di costruire servizi che hanno cambiato il mondo e creato molto valore nelle vite delle persone. È il momento di proseguire e di aggiornare le regole per definire responsabilità chiare per persone, aziende e governi”.

Mark Zuckerberg

 

È un primo, significativo passo; che cosa potrebbe, ora, cambiare? Il riferimento di Zuckerberg al GDRP, la recentissima legge europea sulla tutela dei dati, unita all’approvazione della normativa sul diritto d’autore, è un segnale, al quale Zuckerberg aggiunge una suggestione nei confronti di ‘rischi di frammentazione di Internet’ (il pensiero non può non andare a Cina e Russia, nazioni che hanno introdotto sistemi in grado di ‘chiudere la porta’, segmentando Internet e permettendo ai loro paesi di utilizzare in pratica un sistema quasi autonomo) e un richiamo comunque a ‘terze parti’, organismi, sembra di capire, potenzialmente sovranazionali che dovrebbero occuparsi proprio di sviluppare nuove regole partendo da quelle europee e applicandole alle aziende in tutto il mondo (il ‘come potrebbero farlo’ è un tema diverso e più politico). Non manca un suggerimento che riguarda il mantenimento dei dati su Internet (quindi nella Nuvola, e nei grandi centri dati internazionali) piuttosto che su strutture localizzate. Il percorso di cambiamento è iniziato; la fine della strada, e cosa ci possa essere dopo le molte curve che si vedono davanti, è ancora distante.

Roberto Srelz

[traduzione della redazione][versione originale su Facebook]