15.04.2019 – 21.53 – La cattedrale era un luogo di vita, un cuore pulsante della città, durante il Medioevo. E tutt’ora le cattedrali rimangono, per citare lo scrittore tedesco Ernst Junger, “opere, opere della vita, estranee alle morte misure del mondo dei musei”. Il rovinoso incendio in corso in queste ore, che sta distruggendo mattone dopo mattone Notre Dame, è allora molto più che la morte di un edificio, è la morte di un organismo vivente, di una comunità, dell’insieme di persone che credenti o semplicemente amanti dell’arte l’hanno visitata nei secoli. E viene naturale, come scriveva lo stesso Junger, stringersela “al cuore come se all’improvviso fosse diventata minuscola”.
“Sta bruciando tutto. Non resterà nulla dell’interno in legno”. Le parole di André Finot – il portavoce della amministrazione di Notre Dame – non lasciano spazio alla speranza. La cattedrale brucia ormai da diverse ore. La guglia aveva preso fuoco questo pomeriggio, a seguito di un incidente, secondo le indiscrezioni. Le fiamme sono divampate rapide e incontrollabili, avvolgendo rapidamente il tetto dell’intera cattedrale. La guglia è presto crollata e secondo quanto riporta il quotidiano Le Parisien, i 400 vigili del fuoco invano tentano di domare le fiamme. Dopo il crollo della guglia e del tetto, i vigili del fuoco stanno portando in salvo le opere d’arte al piano terra.
Secondo le prime ipotesi, il fuoco si sarebbe sprigionato da un’impalcatura per i lavori di restauro. Il presidente Emmanuel Macron ha espresso su Twitter l'”emozione di tutta la nazione” francese davanti alle immagini della cattedrale in preda alle fiamme. Tuttavia il cordoglio per la tragedia in atto non dovrebbe distogliere l’attenzione dai continui tagli alla spesa pubblica operati da Macron, rivelatosi rovinosi per il patrimonio architettonico-artistico francese. Il caso in questo senso non è diverso dal distruttivo incendio del Museo Nazionale di Rio de Janeiro, causato dalle mancate risorse per spegnere l’incendio, diretta conseguenza di una rigida politica di austerity.
Ernst Junger scriveva in Francia negli anni della Seconda Guerra Mondiale (“Giardini e Strade. Diario 1939-1940. In marcia verso Parigi”) e con la sensibilità dell’artista e dell’intellettuale temeva la distruzione del patrimonio storico-artistico della capitale. Tremenda ironia allora che quanto non riuscirono a compiere i nazisti, vi riuscì una banale ristrutturazione e un tiro di dadi del fato.
[video: “New York Post”]

