“Tanto, qua non succede mai”. Parlando di Sicurezza.

28.03.2019 – 11.10 – Una delle cose che più mi incuriosiscono del mio settore è la mentalità delle persone. Tutti abituati a troppa tranquillità, al fatto che dalle nostre parti non succede mai niente di talmente importante da farci pensare alla sicurezza. In realtà dovresti essere grato ogni giorno del fatto di poter stare relativamente tranquillo sotto questo aspetto. Ma le cose non stanno esattamente così. Non scrivo per fare terrorismo, o per spaventarti, ma mi piacerebbe che le persone fossero un pochino più consapevoli del fatto che le cose cambiano. E in fretta! Come mai ci si è così “assopiti”? Le ragioni sono molte. Vediamone qualcuna.

2. I media: non vogliono creare paura eccessiva nei lettori, e allora edulcorano, o addirittura omettono certe notizie riguardanti violenze o aggressioni. Di conseguenza percepisci meno il problema, facendo il grosso errore di sottovalutarlo. Vai in giro tranquillo, o tranquilla, e quando accade l’episodio violento, il commento più frequente è: “Non me lo aspettavo…”, oppure “Mi ha colto di sorpresa”. È normale che le persone vengano colte di sorpresa: fino a quando non ti metterai in testa che può succedere anche a te, e quindi farai più attenzione, sarai sempre impreparato, o non pronto. Quindi i media, fornendo le informazioni correttamente, potrebbero essere uno strumento fondamentale per le persone, al fine di renderle consapevoli e pronte.

3. I ritmi: hai tremila cose da fare ogni giorno, che ti portano via tempo ed energie. Sei stanco, e quindi tagli tutte quelle attività che reputi non essenziali. E siccome per fortuna vivi in una zona tutto sommato tranquilla, la sicurezza personale viene relegata al rango di “non importante”, o “non prioritaria”. Ma è un errore, come vedremo tra poco.

4. La pigrizia: correlata al punto precedente, è un altro dei motivi che allontanano le persone da un serio percorso formativo. Arrivi a casa, ti metti le pantofole, ti accomodi sul divano e guardi un po’ la televisione. E chi si alza più?

1. La mentalità: non è un errore di battitura. Ho messo in fondo il primo motivo, il più importante, quello che coinvolge un po’ tutti e che fa parte della nostra cultura. E che quindi è il più difficile da cambiare. È la mentalità moderna, figlia di tempi andati, a fregarci. “Qui da noi si può lasciare la porta aperta”, “In caso di pericolo qualcuno interviene. Vuoi che veramente nessuno faccia qualcosa?”, “Io, in tanti anni, non ho mai subito un’aggressione”, “Non siamo mica nella periferia di qualche grande città”. Ti suonano familiari queste frasi?

Certo. Ma potevano andare bene qualche anno fa. Adesso le cose non stanno più così. Adesso devi fare più attenzione. Molta più attenzione.

Un altro grave errore è quello di non rivolgersi alle autorità. “Tanto non possono fare niente”, “Senza prove non fanno niente”, “Se lo prendono, in pochi giorni è già fuori”; sono alcune delle stupide affermazioni che si usano per giustificare la non azione, il non voler fare qualcosa. Ma è sbagliato. È sbagliato pensare che qua non può accaderti, che denunciare non serve a niente, che non serva diventare più attenti, e che la sicurezza possa essere ancora sottovalutata. Anche a te, in questa zona, in questa città, ai tuoi figli o ai tuoi cari – magari anziani o soli a casa – può accadere qualcosa di brutto, di violento; quindi devi alzarti, vincere la pigrizia e la stanchezza, e iniziare un serio percorso formativo riguardante la sicurezza. E devi essere pronto a denunciare, a segnalare l’evento che ti è capitato, o del quale sei stato magari testimone.

Perché tutta questa premessa? Te lo spiego subito. La settimana scorsa, una ragazza di tredici anni finisce, alle 19, la sessione in palestra. Torna a casa della nonna, a 80 metri di distanza dal centro sportivo. Nel rione di Roiano, a Trieste; non a mezzanotte a Scampia, ma alle sette di sera, nella tranquilla Roiano della tranquilla Trieste. Attraversa la strada, entra nel comprensorio della ex fabbrica Stock, e all’improvviso uno sconosciuto la prende per il collo, da dietro: lei urla, riesce a divincolarsi e a correre via, piangendo. Dopo pochi metri un signore, vedendola in lacrime, le chiede cosa sia successo, e lei si gira indicando il luogo in cui ha subito l’aggressione. Naturalmente l’autore del fatto è già scappato. Il signore la calma un po’, e poi lei raggiunge la casa della nonna, ancora sconvolta e in lacrime. Avrei ancora almeno altri tre episodi da raccontare, accaduti a persone delle quali conosco l’identità, ma non lo farò; si tratta di Privacy e richieste di riservatezza fatte dalle persone interessate.

Cosa possiamo imparare da questo episodio?

a) come già detto, che anche a Trieste, di sera, in un normale e tranquillo rione, certe cose possono accadere. Quindi basta fare gli struzzi, basta nascondere la testa. E se capitasse a te? O a tua moglie? O a tua figlia? Si può, veramente, sottovalutare il problema?

b) che esiste ancora qualcuno che si interessa alle persone in difficoltà, come il signore che si è preoccupato per le condizioni della ragazza. Ma attenzione: non è così frequente. Al contrario, spesso la gente non si immischia, sia per paura, e sia per il cosiddetto “effetto spettatore” (di cui parleremo in un altro articolo). Quindi non contare sempre sul fatto che qualcuno verrà in tuo aiuto.

c) che conoscere strategie efficaci per la sicurezza è una competenza fondamentale per ridurre il rischio di essere aggrediti. Linguaggio del corpo, per non sembrare una potenziale vittima; attenzione costante all’ambiente e alle persone. Gestione emotiva e conoscenza di tecniche semplici, efficaci e allenate fino all’automatismo. Solo per elencare quelle più importanti.

d) attivazione delle Forze dell’Ordine. Parlando con i familiari della ragazza, ho suggerito loro di denunciare subito l’accaduto. Forse con le telecamere, se ci sono, si riuscirà a vedere qualcosa. Forse con questa denuncia aumenteranno i controlli in zona. Forse aumenteranno il livello di illuminazione della strada. In qualunque caso, anche un piccolo cambiamento sarà un contributo alla sicurezza futura della zona. Quindi segnalare, segnalare sempre. E reagire! Nel modo giusto, con una strategia efficace, ma non dimenticarti di reagire. Ok?

Bene. Per il momento è tutto. È arrivato chiaro il mio invito a non trascurare la sicurezza? È davvero importante. È importante per se stessi, per i propri cari, per sentirsi sicuri e per vivere meglio. Nel prossimo articolo parleremo di mentalità, comportamenti e aspetti sociali. Ci vediamo tra due settimane. Parlando di sicurezza.

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