Riccardo Pilat, le nuove generazioni tra politica e società: “informare per formare”

08.03.2019 – 12.05 – Riprende la seconda parte dell’intervista a Riccardo Pilat, classe 1995, nato a Trieste, autore di “L’armonia del potere. Verso una nuova agorà dell’umanesimo“, nonché organizzatore e promotore della piattaforma relazionale di politica ed economia internazionale “Idee per il XXI secolo”, che nella giornata di giovedì 21 febbraio 2019, ha organizzato l’importante convegno intitolato “Giovani e cultura politica: dalla responsabilità alla leadership”, al Centro Studi Americani a Roma, con l’obiettivo di trattare la tematica inerente alla formazione della leadership nel mondo giovanile.

Riccardo, come nasce il gruppo “Idee per il XXI secolo” e quali sono gli obiettivi che esso si pone?

“Il gruppo ‘Idee per il XXI secolo’ è una piattaforma che si estende a livello nazionale, nata a Trieste nel 2016, con la volontà di porre sotto la lente di ingrandimento gli effetti e le dinamiche della globalizzazione, analizzate attraverso diverse tematiche che spaziano dai mutamenti politici ed economici, fino alla costruzione di una classe dirigente: tutte argomentazioni sulle quali la nostra generazione sarà chiamata a prendere il timone in futuro.
Il nostro obiettivo principale è quindi quello di ‘informare per formare’ e cioè dare la possibilità ai ragazzi e non solo, di avere accesso ad un punto di vista diverso e forse in alcuni casi anche più approfondito, in merito a tutta una serie di tematiche, andando a creare un network di alto livello, che sia in grado di mettere le persone ha stretto contatto con i relatori, allo scopo di formare e dare la possibilità a chiunque di informarsi.
Il gruppo inoltre, nasce dalla consapevolezza della mancanza di luoghi di formazione per i ragazzi, in materia di politica e non solo, che ci ha reso quindi coscienti della necessità di costruirne uno.
‘Idee’, perché è con la sola forza di quest’ultime che si possono effettuare dei cambiamenti, la politica e l’economia certo si possono influenzare, ma è solo con un’idea che si possono rivoluzionare entrambi gli aspetti; “XXI secolo” perché viviamo in quest’epoca e perché proiettata verso il futuro.”

Quali sono i progetti di ‘Idee per il XXI secolo’ a livello nazionale e locale?

“A livello nazionale, ogni anno vengono scelte determinate tematiche, tra queste poi ne viene selezionata una annuale sulla quale costruire il meeting principale e tutta una serie di eventi. L’anno scorso ad esempio era stata scelta la tematica del social impact: ritenevamo che il tema dell’investimento ad impatto sociale fosse estremamente rilevante, in quanto l’innovazione sociale è di fatto uno dei temi fondamentali dell’epoca di crisi che stiamo vivendo, tra uomo e digitale.
Un altro tema che viene ripreso ogni anno è anche quello della leadership trattato al ‘Convegno Giovani e cultura politica: dalla responsabilità alla leadership’, tenutosi a Roma: si tratta di una tematica che noi portiamo avanti da tre anni e sulla quale si sono svolti e sono stati organizzati numerosi eventi.
A livello locale invece, per quanto riguarda la città di Trieste, l’idea del gruppo è poi ovviamente anche quella di impegnarsi ad ascoltare e comprendere le idee per migliorare questo luogo. Nello specifico guardiamo a Porto Vecchio: io sono in prospettiva di guardare alla sua evoluzione in vista di ESOF2020, che deve rappresentare una sorta di start, un punto di partenza, dopo il quale ci si augura si dia inizio ad una possibile apertura di dialogo e discussione con chi ha interessi in merito.
L’obiettivo infine, trattandosi di una piattaforma che si estende anche al di fuori dei confini locali, è quello di allargare le nostre consultazioni ad altre città, aprendo quindi un network e portando la nostra iniziativa anche su altre piazze; la prossima ad esempio sarà Milano.”

All’interno del tuo saggio “L’armonia del potere”, proponi quello che tu stesso definisci come “Umanesimo 4.0”. Di che cosa si tratta? 

“Con ‘Umanesimo 4.0’ s’intende l’uomo come figura centrale di un grande cambiamento, della grande rivoluzione che avviene dopo, se non contemporaneamente, a quella digitale. In quest’epoca in cui paradossalmente abbiamo tutto è proprio l’uomo a mancare: la digitalizzazione e la robotica hanno sconvolto radicalmente la società, della quale l’essere umano rappresenta ormai il 49% delle azioni e di cui il restante 51% è composto da servizi.
La domanda che bisogna porsi quindi è: qual è il ruolo dell’uomo in quest’epoca? La digitalizzazione sta di fatto rimodulando il mercato ed è quindi l’uomo a dover capire come mantenersi al centro e nel baricentro del mercato, non solo come consumatore ma proprio come creatore di nuovi mercati, in cui esso possa essere protagonista. Oggi il mercato richiede nuovi tipi di lavoro e quindi nuove competenze che, tuttavia, si stanno appena costruendo.
La crisi in questione però è prima di tutto formativa; in Italia in particolare, mancano gli strumenti di formazione: le nostre università ed i nostri licei, sul piano culturale sono in grado di dare una formazione perfetta, ma c’è però un deficit se applicata al mercato del lavoro, oggi c’è bisogno di conoscere: non basta più il riconoscimento a livello scolastico, c’è bisogno invece di una formazione continua, che si sviluppi contemporaneamente al cambiamento stesso del mercato del lavoro. Se in passato si poteva parlare di un lavoro definito ‘statico’, oggi invece i lavori mutano continuamente, soprattutto dal punto di vista delle competenze necessarie.
C’è quindi l’urgenza di dare ai giovani la possibilità di conoscere e di imparare, altrimenti si rischia che queste generazioni riscontrino in futuro numerose difficoltà nel rapportarsi con un mondo, che per quanto sia loro famigliare, rimane comunque molto complesso nella gestione delle sue azioni: non ci rendiamo conto di quanto un ragazzo abbia attualmente bisogno di competenze per poter lavorare.
Questa nuova tipologia di lavoro inoltre, si presenta come un lavoro di tipo settoriale, il concetto di massa e quindi di grandi assunzioni di massa non esiste più. Oggi le aziende sono ‘micro’ e hanno bisogno al loro interno di una e una sola figura settoriale.
L’umanesimo 4.0 vuole quindi essere una ricerca più filosofica e narrativa, volta a far comprendere un sistema all’interno del quale, il nostro Paese in particolare, rischia di venire maggiormente colpito, anche in vista del crescente invecchiamento della popolazione e quindi di una sempre più alta richiesta di welfare.”

Come si inserisce la città di Trieste all’interno del discorso ‘giovani e politica’? 

“A Trieste vi è la presenza di forze giovani, mi riferisco alle diverse associazioni giovanili, con le quali c’è la possibilità di apertura ad un un dialogo costruttivo. Quello di cui c’è veramente bisogno tuttavia, è una maggiore sinergia, la necessità di legare i ragazzi a delle mission solide. In particolare per luoghi come Trieste, ma non solo, ci sono molti ragazzi e ragazze che desidererebbero rimanere nella propria città o che vorrebbero comunque farla crescere, ma che non trovano al suo interno le opportunità lavorative necessarie per poterlo fare. Secondo me si dovrebbe incentivare la costruzione di mission tramite le quali i giovani possano mettere effettivamente a frutto le loro capacità, dando loro la possibilità di crearsi anche un futuro a livello lavorativo.
Come già nominato, il Porto Vecchio potrebbe essere una piattaforma di un’agorà innovativo, in cui le nuove generazioni potrebbero tentare di proporre qualcosa; idee su come concepiscono un luogo in grado di creare capitali e plus valore.
Un altro argomento potrebbe poi essere quello di come rendere Trieste una città innovativa, magari dal punto di vista della pubblica amministrazione. Le classi dirigenti dovrebbero aprire dei tavoli di consultazione con queste nuove generazioni per comprendere come si possa migliorare la città e come i giovani vorrebbero che essa diventasse, in quanto saranno proprio loro i futuri adulti che ci vivranno.”

Qui la prima parte dell’intervista: https://www.triesteallnews.it/2019/03/05/riccardo-pilat-giovani-e-cultura-politica-la-formazione-della-leadership-nelle-nuove-generazioni/