La Tavernetta Bonavia: un posto “dell’anima”

14.03.2019 – 09.35 – Nel cuore di Trieste, in via Coroneo n°37, si trova un piccolo gioiello gastronomico, la “Tavernetta Bonavia”. L’elemento che maggiormente colpisce quando si entra nel locale è l’ambiente famigliare e caldo che questo luogo sprigiona. Sulle pareti, come a voler narrare silenziosamente la storia di questo luogo, le foto di chi, nella Tavernetta Bonavia, ha trovato non solo un’accoglienza calorosa ed un’ottima cucina, ma anche quella inconfondibile sensazione di casa.
Ma la vera forza di questo luogo è data dagli stessi proprietari, la signora Narduzzi ed il signor Destro, che da anni gestiscono la Tavernetta e che con la loro simpatia ed il loro calore, rappresentano il cuore di questo locale, che tutti i loro clienti ricordano con grande affetto.

Signora Narduzzi, qual è la storia della Tavernetta Bonavia?

“Prima di prendere il nome di ‘Tavernetta Bonavia’, questa era un’osteria ‘vecchio stampo’; successivamente il locale venne acquistato da una coppia di coniugi che decise di rinnovarla, trasformandola in un ristorantino specializzato nella cucina di pesce e dandole il nome con il quale è conosciuta oggi. La Tavernetta è stata poi acquistata da me e mio marito quattordici anni fa, nell’ottobre 2004: l’intento fin dall’inizio, sia per nostra volontà, che su consiglio dei precedenti proprietari, era quello di mantenere il menù a base di pesce, rimodulandolo ovviamente sulla base delle nostre conoscenze. Premetto che io inizialmente non avevo pratica in questa tipologia di cucina, la mia esperienza precedente era quella del buffet classico, dove vengono serviti solitamente salumi e pietanze molto semplici, e prima ancora avevo lavorato in bar. Decisi quindi di rimboccarmi le maniche e mettermi alla prova, facendomi le ossa sul campo giorno dopo giorno, reinventandomi e raffinandomi nel tempo.
La nostra fortuna è stata in gran parte anche la clientela affezionata che decise di seguirci dal locale precedente; prima di arrivare qui infatti, avevamo un ristorante posto nelle vicinanze del teatro ‘La Contrada’, frequentato spesso da personaggi provenienti dall’ambito teatrale, che giungevano lì a cena a fine spettacolo. Gran parte di queste persone ci accompagnò nell’apertura della Tavernetta ed è anche grazie a questi clienti così affezionati che ho potuto sperimentare quella cucina che al tempo rappresentava per me una novità, proponendo loro piatti che avevo intenzione di inserire nel menù, perfezionandomi di volta in volta e diventando via via sempre più brava.
La Tavernetta Bonavia è diventata quindi con gli anni un luogo nel quale gli stessi clienti dicevano di sentirsi come a casa, definendolo un posto ‘dell’anima’. L’atmosfera che andò a crearsi nel tempo era speciale; i clienti più affezionati che frequentavano il locale iniziarono a conoscersi, nacquero amicizie, c’erano serate in cui questo posto si trasformava in un luogo di festa, dove le persone stavano bene, chiacchieravano da un tavolo all’altro e si divertivano.
Se ci ripenso, uno dei punti di forza è stato forse proprio il mio essere autodidatta, che unito alle conoscenze di mio marito, formatosi alla scuola alberghiera, assieme alla mia cucina, un po’ di fantasia e molta voglia di lavorare, ci ha permesso di gestire tutto da soli. Ritengo poi l’onestà, una caratteristica fondamentale in questo ambiente lavorativo: non si può far passare un pesce dall’allevamento per un pesce pescato e bisogna dare da mangiare, non fingere di farlo, servendo magari porzioni ridotte. Solo così si ottengono risultati e si riesce a soddisfare i propri clienti.
Questo luogo è andato poi anche a delinearsi ‘fisicamente’ con il tempo; buona parte degli oggetti che si trovavano qui dentro erano stati regalati dai clienti stessi. Una clientela variegata, composta da avvocati, medici, scrittori, pittori, artisti e molto altro; che contribuivano a creare un’atmosfera ed un clima speciali.
A me piace la gente, mi affeziono alle persone e voglio loro bene, e questo loro lo sentono. È stato forse anche questo il motivo del successo della Tavernetta.”

Quali sono secondo lei i lati positivi dell’aprire un’attività come la vostra e quali sono invece i punti che ritiene essere più critici?

“Per quanto riguarda i lati positivi, c’è sicuramente molta soddisfazione che deriva dall’aprire e gestire un’attività di questo tipo. Questo compiacimento è dovuto soprattutto all’affetto che gli stessi clienti, nel corso degli anni, hanno saputo dimostrare nei nostri confronti e questo è un aspetto fondamentale: in questo ambiente la fiducia è essenziale; si instaura con il cliente un rapporto di stima e di simpatia reciproca.
Per quanto riguarda invece i punti più critici, penso siano quelli riscontrati dalla maggior parte dei ristoratori e cioè che in questo ambiente è molto difficile affiancarsi di un aiuto; nel nostro caso, abbiamo comunque deciso di fare tutto da soli e fortunatamente con buoni risultati.

Come mai avete deciso di sospendere l’attività? 

“Quando presi assieme a mio marito la Tavernetta, io avevo 56 anni e quello nella ristorazione è comunque un lavoro molto faticoso e logorante. Con il tempo, per questioni di salute, abbiamo iniziato a ridurre i giorni e gli orari di apertura, finché  ci siamo resi conto che non era più possibile continuare fisicamente a lavorare; abbiamo quindi deciso di ritirarci e di goderci la famiglia.
Certamente mi dispiace chiudere, tuttavia penso che chi deciderà di acquistare la Tavernetta non avrà difficoltà: è un luogo già avviato che funziona molto bene, ha già una sua clientela ed è conosciuto e rinomato per la sua cucina. Qui vicino inoltre, hanno appena ristrutturato l’ex Ospedale Militare, creando alloggi per gli studenti universitari e questo comporta un grande flusso di persone, nonché di potenziali clienti.”

Lungo le pareti vedo appese moltissime foto, quadri e quadretti con dediche e firme, segno che la Tavernetta Bonavia ha un vissuto ricco di storie e di persone. Vorrebbe raccontarmi qualche aneddoto?

“Nella Tavernetta Bonavia, soprattutto grazie al passa parola dei nostri clienti, che ritengo sia sempre la pubblicità più efficace, abbiamo avuto ospiti di tutti i tipi: imprenditori, personaggi politici, medici, avvocati, attori, scrittori, giornalisti e non solo. Abbiamo avuto l’onore di ospitare Franco di Mare, Claudia Cardinale, le sorelle Marinetti e ancora Marco Columbro, Katia Ricciarelli, Daniela Mazzucato. Sono passati per la Tavernetta anche noti sportivi, come Gregor Fučka, allenatore di pallacanestro ed ex cestista, e ancora tantissimi volti noti come Marta Marzotto, Anna Finocchiaro, Malika Ayane, Ariella Reggio, Alan Friedman e molti altri. Tutto questo è stato reso possibile soprattutto grazie ai miei clienti più affezionati, che hanno continuato a farmi pubblicità e ad indirizzare qui le persone.
Appesi sulle pareti del locale ci sono poi anche alcuni disegni di Livio Rosignano, artista di grande calibro, divenuto nostro cliente affezionatissimo. Tra i suoi regali c’è anche un mio ritratto; un giorno venne qui a cena, si sedette al tavolo e mi chiese se avessi una matita ed un foglio, mi disse di guardare sopra la sua spalla e in dieci minuti mi fece il ritratto, che in seguito mi regalò.
Un altro ricordo molto bello è stato quando, in quest’ultimo anno, un signore, dopo aver ordinato da mangiare mi chiese se poteva avere un foglio; glielo diedi, ma una volta servitogli la cena, notai con preoccupazione che non stava mangiando, scriveva e basta. Ad un certo punto si alzò e mi chiese se poteva leggere ciò che aveva scritto: era una poesia che mi aveva dedicato e che tutt’ora conservo.”

Che consigli darebbe ai giovani che desiderano aprire un’attività come la vostra?

“Essere determinati e non stancarsi subito; perseverare e tenere duro, senza farsi mai affliggere dalle difficoltà. Bisogna insistere e non scoraggiarsi, perché nella vita niente è facile e non bisogna spaventarsi se magari in un primo momento non si hanno subito i risultati sperati, si deve invece continuare a perseverare con tenacia. Altro elemento importante poi, nell’ambiente della ristorazione, è l’obbligo di lasciare i propri problemi fuori dalla porta: quando si va a lavoro bisogna essere sorridenti e disponibili, pensare di voler rendere felice chi viene nel locale. Ogni cliente è un tesoro, qualcosa di prezioso da tenere.”