25.03.2019 – 16.04 – Gli “occhi” e le “orecchie” della difesa italiana: il Reggimento “Piemonte Cavalleria” ha celebrato, il 21 marzo scorso, nel comprensorio della caserma “Brunner” di Opicina sul Carso triestino, il 170mo anniversario della battaglia che vide protagonisti, il 21 marzo 1849, a Sforzesca – villaggio in prossimità del fiume Ticino – i cavalieri della “Piemonte Reale”. In quella battaglia della Prima Guerra d’Indipendenza i soldati italiani del reggimento nel quale il “Piemonte Cavalleria” affonda le radici della sua storia fronteggiarono e contrastarono le truppe austriache, ricevendo la medaglia d’argento al valore militare. La cavalleria italiana raggiungerà poi un massimo di 30 reggimenti prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, per ritrovarsi appiedata durante il conflitto e fino al 1917, anno in cui proteggerà, di nuovo montata, i reparti italiani in ritirata: nella battaglia del Tagliamento perderà metà dei suoi uomini. Con la riscossa e il contrattacco, nel 1918 entrerà a Portogruaro, Cervignano e Aquileia arrivando, il 18 novembre, a Fiume.
Unità fra le più prestigiose e storiche dell’esercito potendo far risalire le sue origini al 1692, “Piemonte Cavalleria” è legata a Trieste da lunga tradizione, anche a seguito della sua appartenenza, fra il 1975 e il 1991, alla Brigata “Vittorio Veneto” al fianco, fra le altre unità, delle ‘cravatte rosse’ del Battaglione Fanteria “San Giusto” di Via Rossetti, sciolto definitivamente nel 2008.
Sviluppatasi in forma organizzata negli eserciti di tutta Europa più che in altri continenti, da sempre l’arma di Cavalleria ha avuto caratteristiche multiruolo con compiti di ricognizione, copertura, dissuasione, contrattacco, riserva e inseguimento; la cavalleria degli eserciti europei ha mantenuto nei secoli un alto grado di specializzazione, via via raggiunto da quella degli Stati Uniti che ha conservato un tratto di distinzione, quello di ‘smontare e combattere’ come un’unità di fanteria tradizionale quando la situazione lo richiede. La Prima e la Seconda Guerra Mondiale, con la mitragliatrice, l’addestramento del soldato, le armi individuali sempre più temibili, l’organizzazione dei reparti e l’aeroplano, hanno mutato, naturalmente, anche la cavalleria. L’ultima carica della storia moderna si verificò il 17 ottobre 1942 a Poloj, a 200 chilometri da Trieste, protagonista un’unità dell’esercito italiano, il 14mo “Cavalleggeri Alessandria”, contrapposta ai partigiani di Tito: l’ultimo attacco con le sciabole in pugno contro le armi automatiche e le bombe a mano dell’esercito di liberazione Jugoslavo si risolse in un successo importante ed ebbe una condotta esemplare, pagata però con molte vite umane. I tempi erano definitivamente cambiati: la sciabola poteva mantenere, oramai, solo un valore di simbolo.
Il carro armato e in particolare i veicoli blindati veloci e gli elicotteri da combattimento ravvicinato hanno restituito alla cavalleria i suoi compiti di un tempo. Il suo ruolo, fondamentale nel modello di difesa odierno, torna a essere quello di assicurare la capacità di ricognizione e la sicurezza nelle operazioni di combattimento ravvicinato, e in questo si sono specializzati le donne e gli uomini che compongono i corpi. La cavalleria agevola il lavoro del comandante di divisione aumentando le sue capacità di comprensione del contesto, manovra rapida, conservazione delle potenzialità offensive delle altre forze, cercando di evitare ogni possibile situazione di incertezza. È una cavalleria, quella di oggi, con potenza e capacità di combattimento tali da permettere di prendere l’iniziativa per un impiego anche offensivo quando necessario. La manovra rapida sul campo, la capacità di reazione immediata e l’ottimizzazione sinergica di tutte le capacità belliche sono l’essenza stessa dell’esercito del 2020: per poter riuscire in questo compito, il comandante deve sapere più cose possibili, e, una volta ancora, la cavalleria dev’essere “occhi e orecchie” sul territorio.
“Piemonte Cavalleria” è arrivato a Trieste da Firenze nel 1956, stabilendosi inizialmente nella caserma di via Rossetti e trasferendosi successivamente a Villa Opicina. Con il suo personale, completamente costituito da volontari in servizio permanente dal 2007, è composto da un comando di reggimento, uno squadrone logistico e un gruppo di squadroni blindati dotati dei mezzi “Centauro” e “Puma”; è chiamato a contribuire sia alla difesa nazionale che alle missioni di sicurezza e supporto umanitario alle quali l’Italia partecipa. Alla presenza del Gonfalone di Trieste, dalla quale nel 2004 ha ricevuto cittadinanza onoraria, delle autorità civili e militari e del Generale Alberto Vezzoli – comandante della Brigata Alpina “Julia”, di cui fa, dal 2014, parte – il Colonnello Giuseppe Russo ha ricordato i fatti storici e accolto i reparti. Sono stati consegnati, nel corso della cerimonia, attestati ai militari che si sono distinti nelle attività operative e nell’impegno sportivo, e riconoscimenti alle associazioni d’arma e sottufficiali per la loro vicinanza, supporto e valorizzazione, anche attraverso la partecipazione agli eventi pubblici, del Reggimento.
Dal 2008 “Piemonte Cavalleria” è impegnato in “Strade Sicure”, l’operazione che l’Esercito Italiano conduce ininterrottamente già dall’agosto 2008 per esigenze di prevenzione della criminalità e mantenimento della sicurezza. Il personale del “Piemonte”, qualificato come agente di Pubblica Sicurezza e appositamente addestrato, lavora quindi a fianco delle Forze dell’Ordine e a disposizione del Prefetto di Trieste per servizi di vigilanza agli obiettivi sensibili come siti istituzionali e diplomatici o luoghi di culto e artistici, e all’immigrazione, nonché per perlustrazione e pattugliamento del territorio.




















