18.03.2019 | 12.30 – “Paese che vai, usanze che trovi”, anche se qui è il caso di dire “altro paese, altre leggi”; motivo per cui un cittadino dello Zimbabwe, accusato di truffa nel proprio paese di origine, rischia una pena maggiore dell’ “ergastolo”, previsto in Italia, per reati ben più gravi.
L’uomo, fermato venerdì 15 marzo, dalla Polizia di Frontiera di Tarvisio, mentre si accingeva a lasciare il nostro paese a bordo di un treno diretto in Austria, è stato condotto negli Uffici di Polizia per gli accertamenti di rito. A carico del 36enne, durante i controlli, è emerso un mandato di cattura internazionale emesso dall’Autorità Giudiziaria dello Zimbabwe.
Il cittadino straniero, è accusato di truffa nei confronti della Società per la quale lavorava, nel ruolo di responsabile delle risorse umane; denunciato dalla stessa, per aver richiesto un rimborso maggiorato per l’acquisto di un Toyota Coaster, a nome della Compagnia. Per il veicolo, costato circa 9mila dollari, l’uomo ne aveva dichiarato un valore di 30mila, a cui aveva aggiunto le tasse di importazione, per un totale di 53mila dollari. Con la richiesta di rimborso così “gonfiata”, aveva messo in atto una truffa del valore di 42mila dollari ai danni del proprio datore di lavoro.
Fuggito dal proprio paese per sottrarsi alla giustizia, è stato ora arrestato e portato nel carcere di Udine, in attesa della procedura di estradizione. Nel frattempo la Corte d’Appello di Trieste, sta valutando e prendendo in esame la pratica, per mettere l’uomo a disposizione dell’Autorità Giudiziaria dello Stato straniero.
Il 36enne ora rischia una condanna che può arrivare fino ad un massimo di 35 anni di prigione, è questa infatti la pena massima che il codice penale dello Stato dello Zimbabwe prevede per il reato di truffa, ben più pesante di quanto previsto dal Codice Penale italiano.