Val Rosandra, il ponte diventa stavolta quello sul fiume dei Guai (climatici)

03.02.2019 – 14.40 – Questa volta è stato il ponticello sul torrente Rosandra a cedere sotto la spinta dell’acqua; scricchiolante e pericolante già da ieri, stando a quanto avevano riportato i passanti, la struttura non ha resistito alla spinta dell’acqua che a causa dell’abbondante aumento delle precipitazioni – soprattutto in volume per unità di tempo, e quindi di quantità oraria – ha gonfiato il torrente oltre misura.

È un altro – se ce ne fosse ancora bisogno – segnale che ci ricorda, con questo episodio molto vicino a noi e non distante dagli sconvolgimenti in Friuli, come la pioggia improvvisa e abbondantissima negli ultimi vent’anni sia diventata un fenomeno via via più comune. Non è un trend che – posto che i governi concordino sulle misure per il clima e che la de-carbonizzazione si avvi davvero – si fermerà subito: gli studiosi hanno previsto che il numero di questi episodi continui ad aumentare mano a mano che aumenta la temperatura del pianeta, ed ha una spiegazione semplice: l’aria calda può contenere più vapore, e per ogni grado di riscaldamento la quantità del vapore cresce del 7 per cento. Un’atmosfera con più vapore può produrre sfoghi più violenti e abbondanti, ed è esattamente quello che si verifica. La crescita degli episodi di precipitazioni improvvise non sempre significa un aumento del numero totale di precipitazioni nell’anno, anzi: in molti modelli di simulazione, si vede come siano le precipitazioni di natura media, e quindi il volume totale d’acqua, a scendere, causando siccità, mentre aumentano gli episodi improvvisi e violenti.

Con una parola finale sul rischio: negli ambienti vicini a quelli urbani il pericolo più grande è rappresentato dai possibili allagamenti. L’asfalto e il cemento, la mancanza di canalizzazioni o il fatto che le stesse siano otturate, costringono l’acqua a cercarsi una via con una forza via via sempre più grande, fino a diventare inarrestabile. Il cambio nel clima, quindi, costringe l’uomo anche a ripianificare i sistemi idrici artificiali, e a tenerli sotto controllo con un’attenzione necessariamente senza precedenti. Anche a Trieste e nella Val Rosandra.

[foto di Roberto Furlan]

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