17.12.2018 – 16.30 – Massimiliano, all’inizio di quest’anno hai esordito con la pubblicazione del tuo primo libro, “L’invitato”, edito da “Infinito Edizioni”. A quasi un anno dalla sua pubblicazione come sta andando il tuo romanzo?
“Il libro sta andando molto bene. Nonostante non vi sia ancora il resoconto delle copie vendute, che arriverà a fine anno, posso comunque ritenermi soddisfatto in quanto l’opera è stata letta in misura notevole e ne sono state fatte diverse recensioni. Questo risultato è stato da un certo punto di vista inaspettato, in quanto si tratta comunque di un libro che manifesta al suo interno delle diversità rispetto a quelli che sono i canoni letterari odierni: nella mia opera è presente uno stile classico che si inserisce all’interno di un contesto contemporaneo.”
In quanto scrittore emergente quali sono secondo te le difficoltà che deve affrontare chi si affaccia per la prima volta al mondo letterario odierno?
“La cosa fondamentale di quando si scrive è innanzitutto “avere qualcosa da dire”: devono esserci dei contenuti e questi contenuti devono essere validi. In secondo luogo, di questi tempi la possibilità di essere pubblicati da una casa editrice si basa purtroppo sempre più spesso su una questione di conoscenze o di fortuna. Se si è scrittori emergenti è fondamentale scrivere un’opera che non sia solamente “buona” ma “eccellente”, in quanto la concorrenza è alta e le opere che vengono prese in considerazione e raggiungono la pubblicazione sono poche. Questo tuttavia non è un problema solo a livello nazionale ma anche a livello internazionale, in quanto solitamente le grandi case editrici favoriscono scrittori già affermati, giornalisti o anche attori, che rappresentano per loro una sicurezza.
Non basta quindi essere scrittori e scrivere un buon testo, bisogna cercare di promuoverlo nel miglior modo possibile. Se non si è già ben inseriti all’interno del mondo dell’editoria bisogna lavorare molto di più per farsi conoscere.
Il mio consiglio inoltre, laddove ve ne sia la possibilità, è comunque quello di affidarsi ad un agente letterario che tendenzialmente rappresenta un’opportunità in più per quanto riguarda la possibilità di pubblicazione.”
Abbiamo detto quindi che oggi è molto difficile emergere nel mondo letterario, soprattutto per un fattore legato all’editoria. Ma quali sono invece gli aspetti positivi che permettono il funzionamento di questa realtà?
“L’editoria funziona perché opera come una sorta di filtro: si tratta comunque di un sistema all’interno del quale vi sono persone esperte e formate, con una grande conoscenza della scena letteraria, che sono quindi in grado di individuare del potenziale dove effettivamente c’è. Io credo personalmente che se un autore è realmente valido, allora è anche in grado di trovare una casa editrice disposta a pubblicarlo.
Inoltre, e questo vale soprattutto per le grandi case editrici, vi è da parte loro un grande lavoro di marketing, quindi se si ha la fortuna di essere pubblicati da una di queste grandi realtà, la propria opera avrà quasi sicuramente successo.
Il lavoro dell’editoria è quindi fondamentale, io personalmente mi ritengo contrario ad esempio all’autopubblicazione: le case editrici esistono appositamente anche per operare una scrematura sulle migliaia di opere esistenti al mondo. Inoltre se la prima impressione è quella conta, autopubblicarsi mettendo in circolazione un’opera che non è stata precedentemente revisionata da un esperto, risulta controproducente per l’autore stesso.”
Secondo te quali sono le principali differenze tra la scena letteraria italiana e quella estera?
“Non saprei dire se la colpa vada attribuita a noi stessi, intesi come scrittori e lettori, che risultiamo essere sempre un pò scettici nei confronti degli autori italiani contemporanei, ma di fatto ciò che arriva dalla letteratura contemporanea inglese, americana e spesso anche francese, risulta quasi sempre di gran lunga migliore.
Purtroppo in Italia c’è questa tendenza a voler “rischiare poco”, si cerca costantemente di fare scritture “asciutte”, che tuttavia non sempre possono risultare piacevoli. Si dovrebbe invece puntare alla ricerca del buon linguaggio e tenere a mente che un’opera non deve essere per forza rivolta a tutti e che quindi non è sempre necessario renderla “semplice”, con l’unico scopo di raggiungere il maggior numero di lettori.”
Qual è stato il tuo percorso e come è avvenuto il processo di pubblicazione di “L’invitato”?
“Il mio percorso è durato in totale sei anni a cui vanno ad aggiungersene altri due per l’elaborazione dell’idea. Il mio intento era sin dall’inizio quello di scrivere un libro, tuttavia mi mancavano di fatto le basi, cosa che mi ha convinto ad iscrivermi ad un corso di scrittura creativa. Qui ho imparato tutta una serie di tecniche e di esercizi che vanno fatti innanzitutto su se stessi, in quanto scrivere significa in un certo senso mettersi a nudo.
Successivamente ho scritto molti racconti brevi come forma di esercizio; non nego le difficoltà di quel periodo: vedevo persone andare avanti mentre a me sembrava di rimanere indietro. Tuttavia con pazienza, impegno e perseveranza ho portato a termine il mio libro e ho ottenuto la pubblicazione grazie alla “Infinito Edizioni” con la quale ho iniziato questo percorso.”
Quali sono infine i testi che consideri fondamentali nella tua formazione come scrittore e quali sono i tuoi progetti per il futuro?
“Per quanto riguarda la formazione dal punto di vista “strutturale”, il testo che più mi ha formato è sicuramente “Barney’s Version” di Mordecai Richler, una storia che allo stesso tempo racchiude dentro di sé ironia e sensibilità, rendendola per me quasi un testo scolastico di formazione.
Dal punto di vista invece della “bellezza” della scrittura, fondamentali sono stati Francis Scott Fitzgerald e Oscar wilde, due autori inarrivabili.
Per quanto concerne i miei progetti futuri, al momento sono in contatto con alcune case editrici estere per la traduzione del mio romanzo e nel frattempo sto scrivendo il mio secondo libro.”
[Massimiliano Alberti: nato a Trieste nel 1979, professionista nel settore del caffè, da sempre appassionato di narrativa, all’inizio del 2018 pubblica il suo primo romanzo “L’invitato”; una storia con i colori della Pop Art che racconta di amicizie iniziate, proseguite e a volte finite, che si sposta da Trieste, la città natale dell’autore, ai salotti di Vienna.]









