17.12.2018 – 17.00 – Per poter lavorare in Canada occorre richiedere L’IEC (International Experience Canada) un permesso che dà la possibilità di lavorare in questo Stato se si ha un’età compresa tra i 18 e i 35 anni. Una volta che la domanda viene effettuata e ritenuta idonea, entra in un calderone virtuale, dal quale un sistema computerizzato pesca a sorte. La stagione di “pesca” va da novembre-dicembre fino ad ottobre dell’anno successivo e siccome ci sono vari pool di estrazione, prima ci si candida, più possibilità si ha di essere “pescati”.
Così hanno fatto Gianna e Nina, che da ottobre sono in Canada, così ha deciso di fare Gaia che ora è in attesa di essere “pescata”.
Cosa spinge una persona ad una scelta così radicale? Qual è la motivazione che porta una persona a cambiare paese, stile di vita, lingua e cultura?
Gaia a Trieste ha una vita stabile e sicura ma in lei il germe dell’irrequietezza è sempre stato ben presente. Chi la conosce non può che apprezzare il suo dinamismo, la voglia di compiere nuove esperienze e tra queste c’è appunto il Canada.
Le abbiamo chiesto il perché della scelta di questo paese e che cosa si aspetta da questa avventura.
G: Ho scelto il Canada innanzitutto per il discorso del limite di età relativo alla richiesta del Working Visa. L’Australia e gli altri paesi hanno il limite a 31 anni e io sarei già off limits avendone 34. Ma non è solo una questione d’età. C’è sicuramente anche la componente della cultura. Quest’estate ho visitato l’Ontario e il Quebec e ho incontrato gente molto accogliente, disposta a parlare con me, curiosa di conoscere la mia storia. La fobia dello straniero, del diverso, così comune da noi, lì non si respira affatto. Poi c’è tutto il discorso sulla natura onnipresente anche nelle grandi città. A Vancouver, Toronto, Montreal, Ottawa si possono assaporare i piaceri che offrono le grandi città e nel contempo restare immersi nel verde.

Parto senza grosse aspettative. La vita mi ha spesso delusa. Le persone nelle quali riponevo grandi speranze non sempre si sono rivelate all’altezza. Non ho sempre avuto la possibilità di vivere la vita come avrei voluto, per mille motivi. Tutto questo non mi ha piegato, non ha permesso al mio spirito libero di volare. Non sono sicura di nulla ma la precarietà in cui sto vivendo mi dà forza. La peggiore delle ipotesi potrebbe essere che non venga scelta ma anche che, una volta entrata in Canada, non abbia la possibilità di restarci in modo definitivo e debba ritornare. Ma anche in questo caso sono certa che una simile esperienza mi avrà arricchita e mi avrà reso viva. Comunque vada sarà un successo. Questa è una certezza”.
Non possiamo che augurare a Gaia di trovare la sua strada. Non solo a lei, ma anche a tutti quei giovani che ancora non sono in grado di vedere con lucidità il loro futuro.


