18.12.2018 – 16.13 – L’ombra dei Casalesi si allunga sul nordest. Le operazioni di questa mattina sono culminate in sette ordinanze di custodia cautelare su disposizione della Procura distrettuale Antimafia del capoluogo giuliano, eseguite dalla Sezione Operativa della DIA di Trieste. Gli arresti hanno interessato un gruppo di soggetti, alcuni già in carcere a Napoli, altri gravitanti attorno alla criminalità organizzata nel Veneto e a Trieste, accusati di estorsione aggravata dal metodo e finalità mafiose. Quello maturato oggi è il frutto dell’operazione “Piano B”, avviata per contrastare le infiltrazioni camorristiche nella truffaldina attività di trading del portogruarese Fabio Gaiatto, arrestato a settembre dalla Procura di Pordenone.
Tutto è partito dalla Venice Forex Investment Group, la piattaforma di trading di Gaiatto che prometteva, in cambio di onerosi investimenti, interessi mensili del 10%, convincendo in questo modo più di tremila risparmiatori a fidarsi di lui. La proposta del portogruarese ha attirato l’interesse anche della Camorra, che gli ha affidato 10 milioni di euro nel tentativo, forse, di riciclare denaro. L’intento segreto di Gaiatto era però un altro: utilizzare i proventi degli ignari investitori per restituire altri prestiti, ottenuti in Croazia e Romania, e acquistare immobili intestandoli alle sue società in Croazia. Tale sistema, noto come “metodo Ponzi” (dal nome dell’italiano che, pur non avendolo inventato, lo applicò per la prima volta con grandissimo successo negli Stati Uniti del 1920, coinvolgendo quarantamila persone) ha originato una spirale che è durata finché il peso dei prestiti stessi non è diventato insostenibile. Il “metodo Ponzi” è tornato alla ribalta nel 2008 con il caso di Bernard Madoff, ideatore di una truffa fra i 50 e i 65 miliardi di dollari: Madoff, successivamente, si è dichiarato colpevole di tutti i capi d’accusa.
Quando sono partite le prime denunce, le autorità croate hanno infatti sequestrato i conti correnti delle società di Gaiatto nei Balcani, rendendo impossibile la restituzione delle somme investite; rischiando di non rivedere i “suoi” 10 milioni, il clan camorrista è arrivato in Veneto per garantire al trader protezione dalle reazioni dei creditori truffati e insieme a lui praticare estorsioni. Raggiunti infatti a Pola alcuni degli imprenditori italiani che avevano sporto denuncia, li costringevano, attraverso minacce personali, a ritirare le accuse e rinunciare ai crediti nei confronti di Gaiatto. Non solo: condotte davanti a notai in Italia, le vittime erano forzate dai malavitosi a vendere alle società di Gaiatto beni mobili e immobili (tra cui sette macchine di grossa cilindrata) e a fargli pervenire bonifici per 80.000 euro.
“In tanti anni mai erano capitati sette arresti tutti con l’aggravante mafiosa. È il segno, oltre che della penetrazione, anche dell’insediamento nel nostro territorio della criminalità organizzata” dice il Procuratore della Repubblica Carlo Mastelloni, che auspica in futuro “un aumento del personale delle sezioni di DIA e Ros per poter tener testa all’attività criminale nel territorio.”. Le ricostruzioni fatte dalla DIA di Trieste hanno portato all’arresto di Francesco Iozzino, Valter Borriello, Luciano Cardone e Domenico Esposito; erano invece già in carcere al momento dell’ordinanza Fabio Gaiatto, Gennaro Celentano e Mario Curtiello. Ulteriori indagini per far luce sulle identità di altri collaboratori, sia dentro sia fuori dai confini nazionali, sono tuttora in corso.


