Nuova “Via della Seta”, Bini: Opportunità chiave per il Porto di Trieste e l’entroterra

10.11.2018 – 12.41 – La NuovaVia della Seta” era protagonista ieri di un convegno a Udine, “La Cina è vicina” promosso dall’Associazione Friuli Europa, al quale è intervenuto l’assessore regionale alle Attività produttive, Sergio Emidio Bini. Nell’occasione si è ribadito quanto già confermato dal capo dell’Authority Portuale, Zeno D’Agostino, ovvero il ruolo chiave di Trieste nella Belt and Road Initiative. La Via della Seta “marittima” procederebbe dall’Asia meridionale, attraverserebbe come nell’Ottocento ai tempi dell’Impero britannico il Canale di Suez e proprio in Italia, a Trieste, incontrerebbe il suo ultimo porto “mediterraneo” prima di risalire verso il Nord Europa. È chiaro come Trieste sia il porto più naturale per questo genere di percorso, esattamente come lo era un tempo sotto l’Austria-Ungheria nel commercio con l’India coloniale inglese. Tuttavia, dovesse Trieste cincischiare o rifiutare, il percorso potrebbe essere spostato a Venezia o a Genova.

Durante un’intervista dell’Agi all’ambasciatore Li Ruiyu, dove si discuteva di scali e accordi finanziari, il rappresentante cinese ha nominato esplicitamente Trieste, senza menzionare nessun altro porto o città italiana. L’ambasciatore ha ricordato come la città giuliana abbia una “posizione decisamente favorevole“.

Bini ha ricordato ieri come “la Regione sia stata recentemente impegnata in una missione in Cina che ha aperto forti partnership commerciali e relazioni istituzionali solide per cogliere tutte le opportunità che potranno derivare da questo grande piano strategico mondiale”.

“Sicuramente – ha proseguito Bini – vista la posizione geografica strategica del Friuli Venezia Giulia, questo piano vedrà protagonista il Porto di Trieste ma anche tutto l’entroterra friulano e giuliano“.

Proprio per le sue dimensioni economiche (si stimano investimenti del governo cinese tra 4000 e 8000 miliardi di dollari nella “Belt and Road Infrastructure“), Bini ha evidenziato come “la nuova via della Seta sia un’opportunità da maneggiare con cautela, per la velocità con cui si muove questa potenza mondiale nel realizzare il proprio progetto”.

Come è emerso infatti nel corso dei vari interventi ed in particolare nella relazione introduttiva del ricercatore del University College di Londra, Marco Dean, la realizzazione di sei corridoi terrestri e di un corridoio marittimo, previsti dalla strategia di sviluppo cinese per collegare il Paese con l’occidente, comporta rischi politici, ambientali, sociali e commerciali. L’espansione della Cina, pur presentata dal governo cinese come un’occasione di sviluppo occupazionale e di riequilibrio economico interno, ha un impatto diplomatico complesso sulla geo-politica internazionale. Ne è testimonianza la volontà di controllo dei porti sul Corno d’Africa e in Asia.

L’impatto con la nostra economia e la gestione di una strategia complessiva nazionale in grado di far cogliere al Friuli Venezia Giulia le opportunità migliori sono state al centro della tavola rotonda conclusiva che ha visto la partecipazione di Renzo Marinig, presidente del Consorzio di sviluppo economico del Friuli, di Michelangelo Agrusti, presidente di Unindustria Pordenone e di Rodolfo Flebus, responsabile trasporti e logistica della Camera di commercio di Pordenone-Udine.