28.08.2018 – 15.16 – Agenzia Giornalistica Italia (Agi) ha pubblicato ieri un’intervista all’ambasciatore cinese Li Ruiyu, dove discutendo di scali e accordi finanziari, viene menzionato il Porto di Trieste. L’ambasciatore, a questo proposito, si dichiara entusiasta di Trieste come scalo commerciale, definendolo con una “posizione decisamente favorevole“. La menzione è tanto più impressionante, quando si considera come non venga nominato nessun altro porto. L’intervista si colloca alcuni giorni prima del viaggio in Cina del ministro dell’Economia, Giovanni Tria (27 agosto-1 settembre). Nello stesso settore e con un occhio all’economia triestina, Francesco Russo è stato nominato una settimana fa ambasciatore dell’Istituto di Cultura Cinese per la Regione Friuli Venezia Giulia.
Il referente di spicco, in quest’ambito, è ovviamente il Presidente dell’Autorità Portuale Zeno D’Agostino, che l’ambasciatore osserva essere stato “due volte in Cina dallo scorso anno per incontrare i rappresentanti della China Communications Construction e di altre aziende cinesi, aprendo un confronto in merito alle infrastrutture portuali e alla cooperazione“.
Il Presidente, durante un servizio su Telequattro, ha confermato l’attenzione nei confronti di Trieste, ribadendo inoltre tanto il suo impegno verso la Repubblica Popolare Cinese, quanto lo stato già avanzato degli accordi commerciali. Se infatti l’ambasciatore ha espresso quest’interesse, è chiaro come sia già stata presa una decisione ai vertici, della quale il rappresentante cinese è solo un esecutore.
“La notizia va aggiornata un po’, perché di missioni ne ho fatte più di due nell’ultimo anno in Cina, ma comunque sì, ci sono relazioni di business e con operatori cinesi interessati al porto e chiaramente essendo un paese con un certo tipo di economia e di governo, è chiaro che queste cose arrivino a chi comanda. È chiaro pertanto che l’ambasciatore va praticamente a parlare di questioni che sono già avviate da un po’ di tempo.”
Ruiyu inoltre ha accennato nell’intervista a una serie di “piani di sviluppo per il porto che hanno ottenuto l’autorizzazione delle istituzioni italiane preposte, sia a livello nazionale che regionali, spianando la strada alle successive fasi di cooperazione”. In questo contesto, torna a giocare un ruolo fondamentale il Porto Franco: “Inoltre, l’Autorità Portuale di Trieste ha acquistato un’area di 300 mila metri quadrati per la realizzazione di una zona franca“.
Zeno D’Agostino è concorde nell’individuare nella zona franca la rivelazione più importante dell’intervista e la maggiore speranza di crescita per il porto: “Il fatto che il loro ragionamento sia basato sullo sviluppo del Porto Franco e sulla nuova zona acquistata e vengano citati i 300 mila metri quadri nell’area di Wartsila, questo è molto importante, perché fornisce un taglio qualitativo diverso rispetto a un’idea di sviluppo del Porto di Trieste e dimostra come la loro visione non è solo concentrata sulle attività tradizionali e terminalistiche, ma invece vede uno sviluppo potenziale e futuro all’interno del Porto Franco”.
Il legame con la Cina sembra pertanto confermare una visione lungimirante, di lungo periodo: un’osservazione di De Agostino coerente con quanto dichiara Ruiyu: “Un’iniziativa che può dare un importante supporto allo sviluppo sistematico del settore”.


