L’ortopedia pediatrica e la medicina dello sport: incontro con il dott. Fulvio Di Cosmo

08.10.2018 – 16.05 – Il dottor Fulvio Di Cosmo, esperto in ortopedia e traumatologia, ha svolto numerose mansioni in Croce Rossa, è stato consigliere regionale della Società Italiana di medicina di emergenza urgenza ed è stato insignito della Medaglia d’argento al merito della CRI per l’attività svolta in Iraq. È uno dei punti di riferimento più importanti a Pordenone, Trieste e Conegliano, nell’ambito dell’ortopedia e traumatologia, e svolge ora la sua attività in tre studi professionali: uno a Trieste in via Fabio Severo 122 – 0405700322, uno a Conegliano Veneto in via San Giuseppe 38/H – 0438415631, e uno a Pordenone in via Ferriera 22/D – 0434554130. Lo incontriamo a Trieste. 

Dottor Di Cosmo, si tratta di tre studi medici, in tre città della regione, con identica attività? Il lavoro fatto nei tre studi è analogo ma non esattamente uguale. A Trieste e Conegliano all’attività di certificazione per attività sportiva agonistica e non agonistica si affianca un’attività di ortopedia rivolta sia all’adulto che, e soprattutto, al bambino. Nella sede di Pordenone al momento non abbiamo la certificazione per attività sportiva agonistica, per motivi legati alla struttura locale. Lo studio a Trieste è divenuto completamente operativo a fine agosto.

Che cosa significa ortopedia pediatrica nella pratica medica di ogni giorno?

Ortopedia pediatrica vuol dire diagnosi e terapia non chirurgica per quello che riguarda le deformità, i paramorfismi e la salute dell’apparato locomotore del bambino. Sono attività molto importanti per lo sviluppo e la crescita e trovano un naturale congiungimento con l’avvio allo sport, che può diventare parte importante nella vita del bambino prima ancora che nell’adulto. E lo sport rappresenta un’importante fonte di prevenzione.

Fare sport fa bene?

Fare sport fa bene se l’attività sportiva viene fatta bene. È importante che lo sport sia praticato con criteri opportuni, senza esagerare, senza travalicare quelle che sono le risorse del proprio organismo. Una cosa è lo sport per il quindicenne, un’altra è lo sport, pur sempre benefico, per una persona di sessanta o settant’anni. E, perché no, anche ottant’anni.

È possibile fare sport anche a ottant’anni?

E perché no. Un’attività fisica controllata può essere di grosso vantaggio per la salute, anche in età avanzata.

Che cosa si può ottenere, presso gli studi, da un punto di vista di certificazione?

Ad esempio l’idoneità agonistica o non agonistica. La certificazione per il volo da diporto sportivo, a Trieste e Conegliano. La certificazione di routine per attività agonistica, con elettrocardiogramma anche sotto sforzo, spirometria ed esame delle urine viene rilasciata, su appuntamento, in giornata, a meno di necessità di approfondimenti medici. Il sub agonista, sempre ad esempio, ha bisogno di altre visite specialistiche che non sono immediatamente disponibili; un altro tipo di necessità non di routine può essere quella degli sport motoristici, o quella di un pilota, o il pugilato che ha necessità di valutazioni neurologiche. Come esame specialistico per il bambino, invece, l’ecografia delle anche a Pordenone e Conegliano, o una valutazione globale dell’apparato locomotore.

Ci sono, sul mercato, molti preparatori e trainer che offrono al pubblico il loro servizio. Sono proposte valide?

È vero, ce ne sono molti. Fra questi trainer, come accade un po’ in tutti i settori, ci sono oggi professionisti molto seri e altri che s’improvvisano. È molto importante andare a valutare con attenzione la formazione di chi si propone come allenatore o trainer: accanto ai  professionisti c’è anche chi si è inventato, sull’onda del momento, una professione che sembra facile per gli appassionati dello sport ma che in realtà richiede molti anni di preparazione e di studio, facile non è, e ha implicazioni sulla salute molto importanti.

Come si può fare per scegliere nel modo migliore?

Come per tutte le cose. Quando vado a comprare un’automobile, controllo che sia stata costruita con i materiali giusti e certificati, che le prestazioni siano quelle che vanno bene a me, che le persone che ruotano attorno all’assistenza siano preparate ed affidabili; la stessa cosa va fatta quando ci si rivolge a un professionista che ci propone una preparazione fisica, non necessariamente agonistica. È meglio verificare dove si è formato, che studi ha fatto, quali referenze possono essere date da lui e dalla struttura nella quale opera. In poche parole: verificare che garanzie mi dà, senza fermarsi alla prima impressione o al sentito dire.

Che cosa significa seguire la preparazione di una persona che vuole dedicarsi allo sport?

Dipende dalle richieste e dalle esigenze. Se la richiesta ha natura amatoriale, per un miglioramento della propria salute quindi, si possono dare consigli alimentari e sull’esecuzione di determinati esercizi; si può anche agire sull’aspetto motivazionale. Nell’agonismo ci sono tecniche di motivazione e anche di superamento delle difficoltà che possono portare a sensibili vantaggi nella resa dell’atleta.

Da quanti anni svolge la sua professione?

Ho iniziato il mio percorso nel 1982, lavorando soprattutto nel pubblico, per trent’anni presso il Burlo Garofolo di Trieste e poi per altri dieci a Pordenone, sempre in ortopedia. Durante questi anni sono stato consulente presso il dipartimento di medicina regionale per lo sport, sviluppando anche attività collaterali, come ad esempio l’agopuntura antalgica, che possono essere di ausilio in un progetto globale orientato alla salute motoria.

Come mai la medicina nella sua vita, e come mai Trieste?

Io sono triestino. A quattordici anni ho deciso che avrei fatto il medico. Credo sia stato questo. Una grande passione.

Le donne e lo sport? Possono praticarlo nello stesso modo, allo stesso livello?

Se guardiamo agli aspetti fondamentali non c’è disparità fra un uomo sportivo e una donna sportiva: le motivazioni sono molto forti in entrambi, e se differenze ci sono, esse sono legate alla fisiologia. Per quel che posso dire, nella mia esperienza, vedo che spesso lo sport per una donna è impegno, mentre per un uomo è svago, e questo ha influenza su quella che è poi la resa finale. La fisiologia necessariamente diversa porta poi la donna ad avere una struttura più esile, ma non è sempre vero, e l’uomo a essere più forte, ma neanche questo non è sempre vero. Ma non ho mai notato grandi differenze.

Che sport consiglierebbe a una bambina o a un bambino?

Per i bambini in età prescolare non consiglierei uno sport specifico, ma le attività preatletiche che possono essere proprie di quell’età, come l’allenamento all’abilità nel muoversi e lo sviluppo dell’agilità. Mirare troppo presto a uno sport specifico rischia di portare poi a un rifiuto, da parte del bambino, di quello stesso sport, che può far perdere un potenziale atleta. Più avanti nell’età, verso i dieci anni e l’adolescenza, al di là del dibattito su sport simmetrici e asimmetrici, o scoliosi e schiena – o sui miti, come quello del nuoto che fa bene a tutto e a tutti, e non è vero, pur essendo il nuoto un’ottima attività – credo che lo sport ideale sia quello che diverte di più. Ogni sport fatto bene fa bene, e viceversa se fatto male fa male. Lo sport va indicato al singolo soggetto in base alle sue caratteristiche e, tanto, in base alle sue preferenze.

Uno sport visto non solo come fonte di guadagno, quindi.

Quanti bambini vediamo vestiti da giocatori di pallone? Fra tutti loro, ne arriverà uno, forse, e forse no. Però se abbiamo forzato quel bambino a giocare a pallone, gli abbiamo rubato qualcosa. Lo sport, come prima cosa, dev’essere una passione: deve farti sentire bene.

 

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