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domenica, 7 Agosto 2022

Legionella, un pericolo che può essere mortale: nuovi ricoveri in Brianza, l’attenzione resta alta anche in Friuli Venezia Giulia

15.09.2018 – 15.22 – Sono arrivati al pronto soccorso con gravi difficoltà respiratorie due anziani pensionati, rispettivamente di 78 e 89 anni, residenti in Brianza, vittime di contagio da Legionella, ora entrambi in condizioni stabili. Contagi da legionellosi si sono verificati questa estate anche nella nostra regione, provocando l’innalzamento del livello d’attenzione sanitaria in particolare nelle zone di San Vito al Tagliamento e Casarsa. In Friuli Venezia Giulia, rispetto all’area della Brianza oggetto dei casi più recenti, non c’è un pericolo concreto di infezione più diffusa, ma gli interventi di verifica degli impianti a rischio hanno ricevuto maggiore priorità e sono in corso.

Il batterio della Legionella, di cui sono note cinquanta specie diverse, è poco conosciuto ma molto pericoloso. Si sviluppa e prospera fra i circa 25 e 50 gradi centigradi in ambienti caldi e umidi, come lo è stata l’estate che ora volge al termine, e ama molto i climatizzatori e i condizionatori d’aria, che, se privi di adeguata manutenzione, diventano quindi aree di coltura di questo microrganismo. Il nome del batterio deriva proprio da quello che a metà degli anni Settanta fu battezzato “morbo dei legionari” dopo che un’epidemia improvvisamente diffusasi fra i partecipanti a un raduno della Legione Americana in un albergo di Filadelfia provocò 34 morti e oltre duecento ricoveri: la fonte di contagio fu identificata proprio nel sistema d’aria condizionata.
In Europa si segnalano ogni anno diverse migliaia di casi di contagio, la maggior parte dei quali in Francia, Italia, Spagna, Germania, Olanda e Regno Unito – paesi, quindi, a elevato grado di sviluppo, indicatore questo di come siano proprio gli impianti, quello di climatizzazione ma anche gli impianti idrici, incluse docce, piscine e le terme, nei quali la manutenzione è carente a essere i principali focolai di malattia. Il contagio avviene attraverso l’aspirazione di goccioline d’acqua nelle quali il batterio è presente, e i sintomi – cefalee, dolori muscolari, diarrea – compaiono dopo circa una settimana. La forma più grave sfocia in polmonite, che può essere fatale in soggetti già più deboli, come gli anziani o le persone che hanno già difficoltà respiratorie; la malattia non si trasmette da persona a persona.

Per prevenire le situazioni più a rischio è sufficiente far scorrere l’acqua ad alta temperatura nelle tubazioni o bollirla, e non far scadere gli intervalli di manutenzione degli impianti fissi come quello di climatizzazione. Niente paura, quindi – ma attenzione costante.

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Roberto Srelzhttps://trieste.news
Giornalista iscritto all'Ordine del Friuli Venezia Giulia

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