Antonio Parisi: la diversità va valorizzata

Andiamo avanti con la seconda parte della chiacchierata con Antonio Parisi ( qui la prima parte).

Chi è Antonio Parisi, qual è il suo background e perché ha deciso di impegnare la sua esistenza a combattere il pregiudizio?

È la prima volta che mi si fa una domanda del genere (ride e ci pensa su, n.d.r.)! Antonio Parisi non è una sola persona, ma l’insieme di più: c’è l’Antonio bambino e figlio, c’è l’Anthony di Jotassassina e poi c’è Parisi, quello che esce di solito sui giornali. Tutte queste persone che mi porto dentro sono però unite da una sola peculiarità: la voglia di alzare la qualità della vita delle persone LGBT e di non accettare assolutamente alcun tipo di umiliazione. Antonio è nato gemello (di Marzio, n.d.r.), è cresciuto in parte in provincia (Pescara, anni ‘90) e ha visto cosa voleva dire essere bullizzato e discriminato per il suo essere diverso. Questa è la forza di Antonio Parisi: il motore del suo lavoro è l’aver mai dimenticato tutto questo.

Antonio, chi sono le persone che partecipano alle tue serate e che cosa si fa?  

La partecipazione è ormai del tutto eterogenea, non è più come all’inizio quando chi veniva lo faceva senza dirlo troppo in giro: oggi abbiamo giovani che hanno appena compiuto 18 anni e signore e signori di una certa età, persone gay, lesbiche, bisessuali, transessuali ed eterosessuali. Si arriva con la voglia di passare una serata diversa e con il desiderio di sentirsi tutti liberi di essere ciò che si è, dimenticando e mettendo per qualche ora da parte i propri problemi. Nel mio mestiere ci sono tanti ragazzi giovani che iniziano, ma pochi hanno una visione a 360 gradi nell’organizzare eventi di questo tipo: nel tempo, con l’esperienza ho imparato che il successo di una serata sta nell’organizzare una festa come se lo si stesse facendo a casa propria, avendo cioè lo stesso desiderio di sentirsi a casa e di far sentire a casa anche gli ospiti. Sono soddisfatto quando vedo che le persone se ne vanno sorridendo! Quando succede, so che ho raggiunto il mio obiettivo al cento per cento. Ogni serata di solito ha un ospite che fa la sua performance e successivamente concludiamo la notte ballando sulle note di qualche bravo dj.

Cosa mi dici delle tue battaglie come attivista? 

A un certo punto, dopo anni di Jotassassina, mi sono reso conto che non mi bastava più creare questo mondo perfetto che durasse soltanto una sera; ho quindi deciso voler ‘uscir fuori’ e fare qualcosa di più concreto che contribuisse ad alzare la qualità della vita delle persone. Ho incontrato tanta gente che ha combattuto insieme a me, genitori di omosessuali per esempio (l’associazione Agedo) e persone transgender che non hanno esitato a metterci la faccia, cosa fondamentale in questo genere di attivismo. Non è stato facile ma ci sono state tante soddisfazioni, come quando l’anno scorso ho avuto il grandissimo onore di essere stato scelto per presentare il Friuli Venezia Giulia Pride!

Senti Antonio, ti abbiamo visto appoggiare tante altre cause e non solo quelle riguardanti il mondo LGBT… 

Anthony

Sì, infatti io a un certo punto ho iniziato ad abbracciare diverse cause, anche quelle che non mi toccavano personalmente: sarebbe stupido infatti, iniziare ad andare in piazza solo e unicamente quando l’argomento ti riguarda direttamente. Sono stato alle manifestazioni di Non Una Di Meno, per esempio, o a quelle che promuovevano la libera scelta a proposito dell’interruzione volontaria di gravidanza, quelle per la fecondazione eterologa, quelle contro il razzismo e molte altre in cui a venir difesi erano fondamentalmente i diritti civili delle minoranze. A questo punto ci tengo a dire quanto io debba alle donne: le prime donne, dopo mia madre, ad aver spezzato la catena del bullismo in cui ero incappato a scuola, sono state le mie compagne del liceo; c’è stato un periodo in cui non potevo letteralmente uscire dalla classe perché venivo preso in giro e a un certo punto le mie amiche hanno detto basta. Mi hanno fatto da scudo, è stato bellissimo, emozionante… e non lo dimentico mai quando sono al fianco di una donna. La solidarietà femminile esiste e, come dice la Abramovic, siamo davvero tutti sulla stessa barca… e non parlavo dell’inquinamento del mare o del cinquantenario della Barcolana (ride, n.d.r.).

Spiegati meglio! 

Intendo dire: che cosa accomuna, per esempio, un giovane ragazzo gay ad una donna? Credo moltissime cose, entrambi sanno cosa vuol dire andare da soli per strada di notte, andare in giro subendo degli apprezzamenti non richiesti, degli insulti o con la paura di venir in qualche modo aggrediti. Sullo stesso piano credo appunto che siamo in un certo senso tutti sulla stessa barca, e non solamente ragazzi gay e donne, ma tutti gli esseri umani in generale, accomunati da tante debolezze e paradossalmente da tante diversità. Ecco perché credo che la diversità debba venir valorizzata ed esaltata e non venir nascosta come un tabù: la diversità ci accomuna tutti e non è un contrario della normalità. Un mondo di persone che sono tutte diverse le une dalle altre… è un mondo più ricco!

Vuoi aggiungere qualcosa? 

Questa città mi ha sempre affascinato per essere un via vai di persone e culture diverse, un luogo particolare e difficilmente classificabile. Vorrei dire che, visto che l’accoglienza e la convivenza pacifica tra diverse culture è davvero nel dna storico di Trieste, ho molta fiducia nei triestini per quanto riguarda tutto ciò di cui abbiamo parlato!