Antonio Parisi: non abbiate paura di ciò che non conoscete

Questa settimana siamo andati a fare una vivace e impegnata chiacchierata con Antonio Parisi, attivista LGBT e fondatore di Jotassassina, un evento a tema ormai molto conosciuto in regione e nella nostra città.

Antonio, raccontaci che cos’è Jotassassina.

Inizialmente Jotassassina è nata come gruppo di artisti che promuovevano la cultura LGBT attraverso degli eventi organizzati in alcuni locali della zona. Negli anni poi la struttura è rimasta la stessa ma l’impegno generale si è gradualmente rivolto ai diritti civili della comunità LGBT, anche attraverso manifestazioni, sit-in, promozione di serate di beneficienza e supporto diretto ai genitori di ragazze e ragazzi omossessuali che hanno iniziato a rivolgersi a noi.

Come è nata?  

È nata da un’idea che mi frullava nella testa da diversi anni: prima di venire a Trieste, più di 25 anni fa vivevo a Roma, dove avevo dato una mano nell’allestimento di una serata che si chiamava Muccassassina, organizzata dal Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, tuttora esistente. Quando sono poi venuto a vivere a Trieste, insieme a un gruppo di amici ho voluto organizzare una serata che avesse lo stesso stampo e le stesse finalità, seppur adattata alla realtà locale. Avevamo in mente dei punti focali: l’evento non avrebbe dovuto essere in alcun modo ghettizzante e il valore di fondo avrebbe dovuto essere l’inclusione.

Quali sono state le prime reazioni della comunità giuliana?  

Inizialmente non è stato per niente facile, la prima risposta è stata la diffidenza su tutti i fronti, proprio perché questi argomenti erano oscuri alla gran parte delle persone: la performance del trasformismo per esempio, quella che oggi viene chiamata la Drag Queen, a Trieste non era assolutamente conosciuta e non veniva nemmeno inquadrata come lavoro. Ho iniziato così a rendermi conto che le persone e le istituzioni reagiscono con sospetto alle mie proposte in parte perché hanno paura di ciò che non conoscono, che poi è quello che continua a succedere oggi in tutto il mondo davanti alle ‘diversità’. Questo peraltro mi ha dato un’ulteriore spinta ad andare avanti! A un certo punto del mio percorso poi, ho avuto la fortuna di conoscere un imprenditore triestino,

Anthony Parisi

Paolo Rizzi del gruppo Etnoblog, che dal nostro primo incontro ha capito esattamente che cosa avrei voluto fare (o non fare!). Ed è così che è iniziata una collaborazione durata quasi una decina d’anni! Da quel momento, attraverso la promozione delle serate, hanno iniziato nel tempo ad unirsi tanti gruppi e associazioni triestine, aderendo al nostro progetto. Una grande soddisfazione l’abbiamo avuta quando i giornalisti hanno iniziato a parlare di noi non più solo nelle pagine dello spettacolo, ma anche in quelle della cultura e della politica.

Quali sono stati i più grandi ostacoli che hai incontrato in questi anni?

Premesso che per me ogni asperità che ho incontrato come attivista è stata uno stimolo a continuare ad andare avanti, una delle più grandi difficoltà è stata quella di riuscire a conquistare la fiducia della comunità LGBT: è stata spesso giustamente diffidente, temendo la strumentalizzazione. Quando sono riuscito a farmi intendere, perché i miei propositi erano collettivi e non di visibilità personale, finalmente è iniziata una costruttiva collaborazione fatta anche di interessanti dialoghi e scambi di punti di vista.

Dentro il mondo della politica e delle amministrazioni comunali, c’è qualcuno che vi ha maggiormente appoggiato e supportato?  

Allora guarda, l’associazione ha una struttura assolutamente inclusiva al cento per cento, nel senso che abbracciamo cause come le battaglie per il movimento M to F/ F to M (delle persone transgender), quelle per l’ottenimento delle adozioni per coppie omosessuali o ancora le lotte per la gestazione per altri, per fare degli esempi. Questi sono temi assolutamente spinosi in Italia e per questo non c’è stata un’amministrazione che abbia abbracciato in toto le nostre finalità, visto anche che non siamo abituati a scendere a compromessi riguardo ai nostri valori e ai nostri obiettivi. Posso però testimoniare che avendo talvolta collaborato con alcune amministrazioni, l’adesione a un tema o a un altro è stata del tutto trasversale per quanto riguarda gli orientamenti politici: sia a destra che a sinistra abbiamo trovato gli stessi pregiudizi e le stesse aperture, paradossalmente.

Per la seconda parte dell’intervista vi aspettiamo la prossima settimana!

Ultime notizie

Dello stesso autore