1.08.2018-9.42- La possibilità di eliminare alcune malattie, che si presentano nell’età adulta, direttamente nell’utero materno: è questo lo studio che verrà avviato con la partecipazione dell’Ospedale infantile Burlo Garofolo di Trieste. Un importante studio internazionale che ha come oggetto la variabilità del battito cardiaco fetale indicato come marcatore di stress.

Secondo questa ricerca, le esperienze indirette che il feto vive nel grembo materno, possono portare a delle conseguenze importanti nella vita post-natale. Se durante la gestazione la futura mamma è esposta a situazioni di stress come ansia, depressione, timori o insicurezze, il feto potrebbe risentirne. Non solo, lo stress indiretto potrebbe essere l’elemento scatenante di ripercussioni sul sistema nervoso autonomo del bambino, causa di disturbi nell’età adulta.

Lo studio sul battito cardiaco, mediante il monitoraggio di un biomarcatore, potrebbe  fornire indicazioni precoci sullo sviluppo neurologico del feto. Con una tecnica non invasiva chiamata PRSA (Phase Rectified Signal Averaging) si analizzerà la variabilità del ritmo cardiaco fetale e la capacità o meno del cuore, di accelerare e decelerare come dovrebbe. Uno studio internazionale che coinvolgerà diversi Istituti tra cui l’IRCSS Burlo Garofolo di Trieste e le Università di Washington, San Diego, Buenos Aires, l’Università Bar-Ilan in Israele e l’Università di Lethbridge.

Come spiega la dottoressa Tamara Stampalija, responsabile della struttura di medicina fetale e diagnostica prenatale del Burlo Garofolo, monitorando i feti durante la gestazione si è potuto intuire la correlazione che esiste tra la ridotta crescita fetale e la corrispettiva ridotta capacità del cuore di accelerare e decelerare a dovere, rispetto ai feti con crescita normale. Si è inoltre scoperto che esiste una ulteriore correlazione tra l’alterata attivazione del sistema nervoso autonomo e il diabete in gravidanza.

Attraverso lo studio del ritmo cardiaco fetale si potranno così ottenere preziose informazioni predittive sullo sviluppo del sistema nervoso autonomo del nascituro. Il monitoraggio ante-partum presenta molti vantaggi: non è invasivo, si può eseguire ambulatorialmente, è computerizzato e affidabile, e la sua importanza non si esaurisce con la nascita.

Lo stress materno in epoca prenatale si associa alla possibilità di nascita prematura e ad un peso minore del neonato, a disturbi del sonno, disturbi di attenzione e iperattività. Il protrarsi di queste problematiche nel bambino, possono portare a depressione e predisposizione a disturbi psicotici in età adulta. Inoltre, una gestazione di questo tipo può portare allo sviluppo di particolari alterazioni genetiche chiamate epigenetiche: modifiche ereditabili, che non alterano la sequenza del DNA bensì l’espressione dei geni, e che possono predisporre una persona a malattie. Aggiunge la dottoressa Stampalija: “Le modifiche epigenetiche diventano evidenti con la crescita e stanno alla base della cosiddetta teoria dell’origine fetale delle patologie dell’adulto. Oggi sappiamo che tali modifiche si possono addirittura trasmettere tra generazioni successive: diversi studi hanno dimostrato come lo stress vissuto dalle vittime dell’Olocausto abbia determinato (nei genitori) alterazioni epigenetiche che poi sono comparse anche nei figli”. Altre modifiche epigenetiche stress-correlate riguardano piccole molecole chiamate micro RNA (miRNA), che regolano il modo in cui i geni sono espressi influenzando, per esempio, la proliferazione cellulare e il metabolismo dei lipidi.

Tra i partner dello studio, il Burlo Garofolo di Trieste sarà quello che selezionerà  i gruppi di gestanti a basso e alto rischio di stress, per seguire lo sviluppo dei feti durante la gestazione – in particolare nel terzo trimestre di gravidanza – e poi nei primi anni di vita. Il monitoraggio del ritmo cardiaco permetterà di identificare i segni precoci di stress prenatale e quindi di intervenire ancor prima della nascita.