La tecnologia, le nuove professioni e quelle che scompariranno: il 2025 sarà l’anno del cambiamento

21/06/2018 – 12:28 – In Italia e a Trieste, nei prossimi dieci anni, il settanta  per cento delle professioni evolverà in ambito tecnologico e digitale; per avere una prova immediata e tangibile di questa trasformazione inarrestabile e già in corso basta pensare alla possibilità di acquistare il biglietto dell’autobus direttamente sullo Smartphone, attraverso la App di Trieste Trasporti , o alle possibilità che l’autenticazione sul Sistema Pubblico Digitale attraverso il codice SPID ci apre nel rapporto con le Pubbliche Amministrazioni. Un mondo che cambia in fretta, e che, modificandosi, cambia anche la nostra vita di ogni giorno e le nostre abitudini.

Eppure, pur di fronte a questo cambiamento, solo il 24 per cento o poco più degli studenti e delle studentesse italiane si iscrive alle facoltà scientifiche, su un totale di laureati che nel nostro paese è di meno del venti per cento, 18 per cento per la precisione: si tratta di una delle percentuali più basse della zona OCSE, nella quale la media è di più del doppio della media italiana. Più della metà dei ragazzi, secondo le recenti statistiche, al termine dell’ultimo anno della scuola superiore non ha ancora deciso la facoltà, mentre per le ragazze va un po’ meglio, il 48 per cento, ma il numero non è comunque incoraggiante. E ancora: la società cambia inarrestabilmente verso un mondo fatto di tecnologia, ma le ragazze sono comunque sempre più interessate a facoltà umanistiche – oltre l’ottanta per cento dei frequentanti le facoltà di storia sono donne, mentre gli uomini rimangono gli ingegneri per eccellenza, con praticamente un cento per cento di ingegneri meccanici e areospaziali maschi. Nell’ambito dell’innovazione – di quell’Innovation che apre poi le porte a quell’Industria 4.0 che è una realtà, solo il quindici per cento è donna.

Secondo una recente ricerca di InTribe, una startup innovativa che si occupa di analisi quantitative e anticipazione dei trend,  e come Trieste All News potè discutere con l’Università degli Studi di Trieste e il Rettore Maurizio Fermeglia, entro il 2025 in Italia il 34 per cento dei posti di lavoro subirà una sostituzione a opera della trasformazione tecnologica ma senza contrazione nel numero, anzi con un’espansione della domanda vicina al 5 per cento. «Quello che dobbiamo capire», ha affermato Domenico Ioppolo, direttore operativo di Campus Editori, che insieme ai Giovani Imprenditori di Confindustria organizza da trent’anni il Salone dello Studente in tutta Italia, «è che da qui al 2025 le lauree STEM [Scienza, Tecnologia, Ingegneria, Matematica n.d.r.] saranno tra le più richieste nel mondo del lavoro, con una crescita nazionale del 17 per cento». Forza, ragazze, studiate STEM, quindi; senza rinunciare al piacere dell’estetica dell’arte, ma coniugandolo, forse, in Realtà Aumentata.

La crescita occupazionale nel campo della tecnologia avrà la conseguenza, ormai certa, di penalizzare alcune professioni a vantaggio di altre – scompariranno ad esempio le professioni di intermediazione, e il cambiamento nel mondo bancario e finanziario, ad esempio, è già da tempo sotto gli occhi di tutti. Saranno le persone con qualifiche tecniche di più alto livello- e, considerando il gap generazionale e il tempo necessario per colmarlo, non necessariamente i più giovani – a trovare più facilmente lavoro, innescando potenzialmente in questo modo anche una competizione generazionale mai presentatasi nel nostro paese e che vedrà il gran numero degli attualmente cinquantenni, formatisi in scuole industriali e reduci magari da un’esperienza d’azienda appena conclusasi, gareggiare con i propri figli o quasi nella ricerca del posto di lavoro: parliamo di circa 4,5 milioni di posti di lavoro nei prossimi anni considerando anche i lavoratori da sostituire a seguito del pensionamento, mentre solo 270 mila saranno i posti disponibili per chi ha livelli di qualifica medi o bassi, incluso un 25 per cento di possibilità di andare a ricoprire posizioni aperte per professioni che fino a pochissimi anni fa neppure esistevano, come a esempio gli addetti, a vari livelli, a quello che diventerà l’universo dell’Internet of Things – l’Internet delle Cose.

Nello studio di InTribe si legge: «se non colmiamo le lacune che riguardo le professioni ICT in 3 anni potremmo avere 3 milioni di posti di lavoro vacanti». Anche in contesti molto vicini a noi, o addirittura fuori dalla porta di casa nostra, in una Trieste che sta cambiando assieme al mondo.

Roberto Srelz