18.06.2018 – 08.12. Hackathon per tutti gli studenti, o, qui da noi: HackTS, è il nome della competizione all’ultimo click di mouse e di dita sulla tastiera e sul Touch Screen che sabato 23 e domenica 24 giugno presso Eestec LC Trieste in collaborazione con Amped Software – Forensic Video Analysis, OptionFactory e Spin Internetworking coinvolgerà, presso il Contamination Lab dell’Università degli Studi di Trieste meglio conosciuto, ancora, come ex Ospedale Militare, in via Fabio Severo 40, i ragazzi e le ragazze triestine e non appassionati o innamorate dell’informatica e della programmazione.
HackTS è una competizione informatica a squadre, della durata di 24 ore, pensata per i ragazzi che studiano all’Università, completamente gratuita ed aperta a tutti gli studenti di ingegneria, informatica, fisica, matematica e statistica degli atenei di Trieste, Udine, Venezia, Padova e Trento.

HackTS ha naturalmente un animo umano ed è proprio due studenti dell’organizzazione che Trieste All News incontra: Eugenio Ceschia, studente di ingegneria informatica a metà del percorso ma nel pieno dell’entusiasmo, e Giulia Brusadin, studentessa di ingegneria elettronica, quasi alla fine degli studi ma altrettanto entusiasta e al lavoro su una tesi di laurea che parla di hardware e di come la tecnologia possa affiancarci nella vita di ogni giorno piuttosto che di pura programmazione.
Fra il come la parola ‘hack’ e il verbo ‘to hack’, e quindi la figura dell’Hacker, vengano intese in Italia, e il loro significato nella lingua inglese, e nella cultura anglosassone, c’è una profonda differenza. Se su siti, anche istituzionali, italiani si trova una generica definizione di ‘Hacker’ riferita al New Hacker´s Dictionary di Eric Steven Raymond – opera letteraria non recente, destinata a un pubblico generico e scritta da un informatico e blogger statunitense esponente della cultura dell’Internet degli anni Novanta – come: “qualcuno che ama esplorare le possibilità offerte da un sistema informativo e mettere alla prova le sue capacità, in contrapposizione con la maggior parte degli utenti che preferisce apprendere solo lo stretto indispensabile”, il “saper hackerare”, il “fare hacking” è in realtà in lingua inglese la capacità di una persona che ha una conoscenza informatica, di qualsiasi livello, di utilizzare detta conoscenza per risolvere un problema di qualsiasi tipo e di mettere a frutto in modo pratico il suo lavoro. Niente di più lontano, quindi, dall’oscura figura popolare del ragazzo col cappuccio in testa che lavora nella stanza buia di un sottoscala, spesso impegnato, mentre guarda il suo modem collegato a un cavo di rete che pende dall’attaccapanni, in imprese tanto affascinanti quanto illegali. “Hacking” non è quindi l’arte di violare la sicurezza di una banca, e non è neppure la passione per il restauro dei vecchi computer, ma qualcosa di molto più vicino alle attività proprie dell’ingegneria elettronica e informatica.
Eugenio, è vero che a Trieste non si studia più informatica?
In realtà in Ingegneria Informatica c’è una notevole ripresa. Gli studi di informatica non sono facili, però negli ultimi anni l’Università ha dato molto impulso e visibilità a nuove iniziative e naturalmente ESOF 2020, che vede
Trieste come Capitale Europea della Scienza, sarà un grandissimo volano.
Siete tutti Hacker, e un po’ o tanto Nerd magari?
No. Si. [sorridiamo assieme]. La figura del Nerd è sdoganata, ormai; è quasi di moda. I Nerd veri e cinematografici sono rimasti in pochi. “Hacking” non vuol dire “Hacker” visto come figura tradizionale dei film, e la nostra quindi non è una gara a chi è più bravo a introdursi in un sistema informatico. È qualcosa di diverso e più ampio: “hack” in lingua inglese vuol dire smanettare, fare qualcosa con il computer, e l’Hacker di Hackaton 2018 è un ragazzo che pensa, crea, costruisce programmando qualcosa.
L’associazione è europea e l’iniziativa si svolge in più paesi, in una cinquantina di sedi distribuite in tutta Europa; l’idea è nata in Olanda. A Trieste, lo staff che organizza la competizione è di una decina di persone. HackTS, quindi.
Giulia, come possiamo descrivere l’iniziativa?
Hackaton indica una competizione di programmazione che si svolge in una finestra di tempo che va dalle 24 e le 48 ore. I vincoli posti durante la competizione possono riguardare il linguaggio di programmazione, l’argomento della competizione stessa, gli obiettivi intesi come software che si vuole realizzare. Le condizioni di partecipazione ad HackTS, soprattutto per quanto riguarda le tecniche che i partecipanti potranno utilizzare, hanno un notevole grado di libertà: la competizione triestina è pensata anche per persone che hanno sì un po’ d’esperienza nell’ambito dell’informatica, ma non a livello professionale, e l’organizzazione ha scelto di orientarsi verso un tema ma di non porre vincoli sul linguaggio di programmazione da utilizzare in modo che anche i principianti possano avvicinarvisi, in particolare gli studenti del corso di laurea triennale. La competizione è a squadre che possono avere da due a quattro partecipanti. anche se non siete parte di un team preformato potrete partecipare lo stesso! Potrete unirvi ad un gruppo o formarne uno il giorno stesso dell’evento.
Eugenio, come si svolge la competizione?
L’organizzazione di HackTS dà come vincoli il tema, il tempo e il luogo. L’organizzazione, grazie al supporto dell’Università degli Studi di Trieste e degli sponsor privati, mette anche a disposizione l’infrastruttura, il luogo fisico, e la rete con l’accesso ad Internet; il partecipante utilizza invece il proprio computer, sul quale ha già il proprio ambiente di programmazione, e le cose che pensa di poter utilizzare. La scelta del metodo e del linguaggio è libera, ciò che conta è l’obiettivo finale.
Che cosa vuol dire fare una competizione di programmazione? Quali sono i criteri che poi vengono utilizzati nella valutazione?
L’evento ha un’impostazione formativa-didattica e quindi la commissione di valutazione è composta da insegnanti dell’Università di Trieste, programmatori loro stessi, che supporteranno nella valutazione del software realizzato dai partecipanti. Saranno quindi valutati il metodo utilizzato nello sviluppo del codice ma non il linguaggio appunto, la pulizia del codice stesso, l’approccio strutturato, l’utilizzo di tecniche più avanzate rispetto ad altre, l’originalità. E l’idea stessa, naturalmente.
Il tema di questa edizione di HackTS? Quanti partecipanti vi aspettate?
Sarà una sorpresa, ma sarà coinvolgente e riguarderà Trieste e vivere la città in un modo… proiettato al futuro. Ma i partecipanti potranno cercare, attraverso il loro software, di… mettere su uno schermo, il modo in cui pensano si possa vivere la città in modo più intelligente. Il software che sarà sviluppato resterà poi di proprietà dell’ideatore. La sala può ospitare una trentina di postazioni di lavoro e puntiamo a riempirla tutta.
Parliamo un poco di voi. Quali sono i vostri obiettivi? Che cosa vorresti fare dopo la laurea, Eugenio?
Mi affascina molto il concetto di Smart City. Mi piace molto anche la programmazione applicata alla realizzazione di giochi.
E tu, Giulia?
Vorrei lavorare in un’azienda, intraprendere una carriera di Project Manager, lavorando a esempio nella ricerca e sviluppo. Più che il lavoro su argomenti specifici mi piace la visione d’insieme, mi attrae l’idea di poter essere coinvolta anche nella parte di organizzazione del lavoro e nella gestione delle risorse umane ed economiche.
Fra gli sponsor privati avete anche Spin Internetworking, una delle aziende di consulenza e tecnologia più importanti del Friuli Venezia Giulia. Come sono state le scorse edizioni, Giulia?
Sono andate bene. Nel corso di quest’anno abbiamo organizzato numerose conferenze e abbiamo avuto un buon riscontro e un buon flusso di persone interessate a tenersi in contatto con noi e a partecipare alle iniziative. E questo anche nel caso di argomenti molto specifici, come lo sviluppo Web, la realtà virtuale o l’approccio alla strumentazione di tipo biomedico. Certamente stiamo puntando molto sul crescere come associazione. Ci siamo rivolti anche a sponsor privati per creare un punto di contatto con l’esterno e crescere al di fuori di un ambito puramente universitario. Come tramite fra lo studio e il mondo del lavoro. L’università si occupa già di questo e molto bene, però pensiamo che un’associazione di studenti possa portare in più una voce diretta, dal ‘basso’, meno accademica. Noi siamo studenti, e viviamo queste esperienze in prima persona.
E dopo HackTS che cosa farete?
L’associazione lavora molto sulle Soft Skills e quest’estate abbiamo in programma un evento che consisterà in una settimana di lavoro sulle dinamiche di gruppo, sulla comunicazione, sulla raccolta e interpretazione del feedback. Gli eventi sono aperti anche a partecipanti che provengono da altre sedi dell’associazione; come abbiamo detto si tratta di iniziative che coinvolgono tutta Europa intesa in senso geografico, non solo Unione Europea quindi.
Che cosa vi piace di più dell’informatica? Eugenio?
Lo sviluppo, e ora la programmazione più complessa. All’inizio mi sono dedicato al Web e alla parte grafica. Mi piacciono molto le applicazioni in ambito IOT – Internet Of Things.
E l’elettronica, Giulia?
L’elettronica mi piace perché è molto creativa: con l’elettronica si può fare tutto. Credo che l’IOT, l’Internet Delle Cose, sia forse il punto d’unione fra la programmazione e la fisicità quotidiana, e quindi fra l’informatica e l’elettronica. Nella società di oggi, non credo i due elementi possano più esistere in maniera scollegata.
Cibo e bevande inclusi per tutti i partecipanti, e buon HackTS!
Roberto Srelz
[per informazioni: http://ts.eestec.it/hackts/ e iscrizione attraverso Google Forms: https://goo.gl/forms/X16dBAsznCmmsefB3]


