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domenica, 7 Agosto 2022

Luca Emili: Insilicotrials, nasce la prima piattaforma mondiale di simulazione in Cloud per l’Healthcare

22.05.2018 – 09.00 – Insilicotrials è la prima piattaforma mondiale che consente alle aziende farmaceutiche e di dispositivi medici di accelerare attività di ricerca e sviluppo attraverso modelli e simulazioni eseguite in Cloud Computing. La società, che si è rivolta con successo a una campagna di Crowdfunding per l’espansione delle proprie attività raccogliendo in pochi giorni 130.000 Euro sui 150.000 posti come obiettivo, è nata dalla visione di Luca Emili, triestino, suo fondatore e CEO. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente per parlare della sua idea, della tecnologia, del futuro.

Luca Emili è partito da una laurea in economia nella città natale, Trieste, e dall’Information Technology, l’IT, come prima sfida, in quegli anni Novanta in cui Internet muoveva i primi passi al di fuori degli ambiti di ricerca e iniziava a raggiungere il grande pubblico. Cosa ricorda di più dell’ITe di quei primi anni di lavoro?

L’IT e più che l’IT, Internet, hanno rappresentato, in vent’anni, un contesto in cui le novità si sono susseguite a cadenza elevatissima. C’era qualcosa di nuovo quasi ogni settimana: era una grande, inesauribile avventura. Per una persona che, come me, era appassionata d’innovazione, è stato un settore che ha dato continuamente argomenti per immaginare nuove sfide ed entrare in contatto con nuove opportunità di confronto; lo è ancora oggi. Gli anni di Internet e ciò che è venuto dopo hanno rappresentato un momento in cui l’opportunità di vivere in prima persona la ‘disruption’, la spinta verso l’innovazione e la trasformazione che seguiva, e che toccava e tocca non solo la tecnologia ma tantissimi settori a essa collegati, era coinvolgente e straordinaria. Dopo l’Internetworking ho iniziato poi una bella esperienza con la Cyber Security, fino al 2010, e poi sono passato alla consulenza, rimanendo in realtà molto vicino all’IT. Nel 2012 vi sono rientrato iniziando l’esperienza nel settore clinico e dello sviluppo di nuovi farmaci.

L’innovazione quindi come fattore chiave nelle sue scelte?

Sempre, e principalmente. Ho sempre avuto curiosità e interesse per le cose che cambiano e per il cambiare le cose.

Come mai si è spostato dalla Cyber Security a un altro settore? Glielo chiedo perché, proprio di Cyber Security, in questi giorni si parla molto.

Sono stato amministratore delegato di Emaze, con partecipazione in azienda, in un periodo nel quale del concetto di Cyber Security si stavano gettando le basi. Dalle cinque persone iniziali Emaze aveva raggiunto i settanta addetti nell’arco di dieci anni, costruendo qualcosa che allora non esisteva: la Cyber Security, che allora si chiamava ancora IT Security o sicurezza informatica, era un argomento che il mondo aziendale non comprendeva, non nella sua interezza e importanza. Oggi mi sembra che i fatti parlino da soli e dimostrino come gli argomenti che noi proponevamo nei primi anni 2000 fossero già importanti. La visione era stata quella giusta; avuta, forse, troppo presto. Il valore delle esperienze fatte con Emaze è stato grandissimo e questa esperienza l’ho potuta importare e concretizzare in modo efficace in un’azienda innovativa che nasce anche da me, e che è quella attuale.

Luca Emili è un imprenditore triestino che non vive più a Trieste, però.

In realtà il ‘non più qui’ è un termine che non considero più attuale: oggi ho lavorato con professionisti che si trovano uno in Olanda, uno a Losanna, uno a Trieste, uno a Padova… lo spazio fisico, nel nostro lavoro, ormai non ha più rilevanza. Lavoriamo in Internet: ciascuno da dove può, da dove vuole. E in ogni caso, a Trieste sono molto spesso: per lavorare nella nostra sede di ricerca e sviluppo in via Flavia, dalla mia famiglia, da quella di mia moglie a Udine. Non ho un motivo particolare per lavorare a Trieste ma è per le ragioni dette prima: il mio lavoro, oggi, che sia fatto a Milano, a Trieste o a Londra, ha lo stesso valore, si svolge nello stesso modo. Insilicotrials non lavora in Italia, a Trieste, a Roma o negli Stati Uniti: lavoriamo nel mondo. Posso essere a Trieste mentre sto lavorando a New York. Credo che il futuro di Trieste, che è una città meravigliosa, dove la qualità della vita è altissima, possa essere anche questo, fatto di persone che vivono a Trieste, e lavorano, ogni giorno, in tutto il mondo.

Internet che sta diventando anche l’Internet delle Cose.

L’Internet del Tutto. Non solo delle Cose. Dal 1996, il primo anno in cui ho iniziato a interessarmi a esso, fino ad arrivare a oggi, Internet è diventato parte della quotidianità, è entrato in tutte le cose e ha rivoluzionato tutte le cose: anche l’Healthcare, il settore in cui nasce Insilicotrials. La cosa che mi entusiasma di più e che trovo più significativa è proprio poter portare questi anni di esperienza di Internet, e di conoscenza dei meccanismi e delle potenzialità, e dei rischi, nell’Healthcare, per portare innovazione anche in esso.

Cos’è Insilicotrials? Come si può descrivere e spiegare?

Insilicotrials è la declinazione in ambito Healthcare di quello che è avvenuto e sta avvenendo nel mondo aerospaziale e dell’automobile, o dell’Automotive più in generale: i nuovi prodotti si disegnano, si dimensionano e si provano attraverso la simulazione al computer e non più con test e modelli reali. Nel campo aerospaziale non mando più l’aereo nella galleria del vento, nel campo dell’automobile non faccio più il crash test facendo schiantare la vettura contro un muro, ma faccio test molto pesanti e molto accurati e significativi usando il calcolatore elettronico e le sue capacità di simulazione. Anche nell’Healthcare quindi abbiamo oggi ambienti di simulazione strutturali, o di comportamento dei materiali e dei fluidi, e per quanto riguarda la farmacologia utilizziamo sofisticati strumenti di elaborazione statistica per applicare a un paziente virtuale, che simuliamo al computer, logiche di sperimentazione e di verifica del comportamento proprio di farmaci e molecole che altrimenti andrebbero per forza di cose testati su animali o malati.

Ed è già possibile farlo?

Sicuramente non possiamo passare da subito completamente al virtuale, o utilizzare solo il calcolatore immediatamente: è necessario un percorso di apprendimento e di affiancamento. D’altra parte è importante considerare, però, che tutti i test fatti su pazienti reali o animali potrebbero già avere un passaggio fatto su paziente virtuale. Lo si fa nella progettazione dei grattacieli: la resistenza alla forza del vento a grande altezza viene simulata prima. L’affiancamento del paziente virtuale a quello reale porta il medico a lavorare in quella che è una Augmented Reality: una sperimentazione in realtà aumentata. Fino ad ora, l’approccio alla simulazione proposto da Insilicotrials è il primo a livello mondiale, siamo pionieri.

Il vostro paziente virtuale è quindi un software, un programma?

Più che un software è un insieme di dati. Il paziente virtuale è un elemento costituito da dati, immagini cliniche, analisi. A questo insieme è possibile applicare altre analisi, magari in reazione a una variazione di condizioni e di fattori, e così si riesce a capire quali sono le situazioni che possono verificarsi. Un esempio può essere il comportamento di una protesi legata ad altre strutture ossee, un altro il progresso di una malattia.

Come mai le strutture di Healthcare si rivolgono a voi anziché dotarsi di strumenti propri?

Quelli che usiamo sono modelli di simulazione estremamente complessi che richiedono grande capacità di calcolo, che normalmente il singolo utente o l’ospedale non hanno. La nostra strategia è stata quindi quella di utilizzare Azure Cloud di Microsoft per poter accedere a una infrastruttura che, a richiesta, può mettere a disposizione rapidamente tutta la potenza di calcolo e le risorse storage di cui si ha bisogno.
On demand, Anytime, Anywhere: su richiesta, in qualsiasi momento, in qualsiasi luogo del mondo.
Esattamente. Oggi stiamo lavorando per un’azienda statunitense; domani saremo impegnati assieme a un’azienda indiana, e poi lavoreremo con il Belgio. Il Cloud rende tutto questo possibile.

E la sicurezza dei dati del paziente? Lei è stato un esperto di Cyber Security, ed è quindi una domanda che non posso non farle: se il paziente virtuale sarà fianco a fianco a quello reale, lavorerete sui dati clinici anch’essi reali. Saranno al sicuro?

Naturalmente. La sicurezza e l’anonimità dei dati sono della massima importanza. Lavoriamo con ospedali e strutture universitarie, come le Università di Valencia e di San Francisco, o il Politecnico di Milano o ancora l’Ospedale San Raffaele, o il CRO di Aviano, che alimentano i nostri ambienti di simulazione con dati anonimi, storici e statistici, per la creazione dei pazienti virtuali a partire da una base dati reale già esistente. Non agiamo quindi con sonde e rilevazione diretta dei dati da pazienti reali che poi inseriamo in un paziente virtuale: è una differenza molto importante. Il nostro paziente virtuale, il malato che ‘vive’ nel nostro calcolatore, nasce da dati già raccolti prima che la malattia reale si manifesti su una persona esistente, e non il contrario. Non c’è quindi rischio per la sicurezza dei dati. Il nostro approccio metodologico, che è quello della validazione continua delle procedure interne di sicurezza e dei sistemi, e la tecnologia e l’architettura di Azure Cloud di Microsoft, poi, assicurano il resto. Nel campo della Cyber Security, l’unica cosa sicura è non fermarsi mai: la sicurezza totale non esiste, ed è necessario continuare a verificare le procedure, sempre e comunque, adeguandole al contesto che cambia. E anche questa è innovazione continua.

E la durata di queste simulazioni fatte sui calcolatori di grande potenza che utilizzate?

Hanno grande variabilità, dipende moltissimo dalla situazione che andiamo ad affrontare. In un programma che stiamo svolgendo per FDA – Food and Drug Administration – ciascuna simulazione sul paziente virtuale ha una durata di circa 1 ora, o poco più. Trascorso questo tempo il paziente virtuale presenta una condizione risultante che poi viene valutata.

Collaborate anche con l’Università di Trieste?

Si, abbiamo una collaborazione anche con l’Università di Trieste per le parti relative al Big Data e al Machine Learning, che speriamo di rafforzare e sviluppare.

Si è detto che il vostro paziente virtuale non raccoglie dati direttamente dal campo, quindi da situazioni reali; potrebbe farlo, però?

L’Internet delle Cose e i dispositivi indossabili, i Wearable, lo rendono certamente possibile in un futuro molto prossimo. Non penso però a un paziente virtuale ma più a un utilizzo delle simulazioni in ambito ospedaliero, in maniera tale da poter fornire ai medici uno strumento di supporto alla diagnosi e alla valutazione delle condizioni del paziente. Un’applicazione diversa di uno stesso concetto di partenza. Riuscire a integrare i dati a disposizione con uno strumento su cui si ha già un’esperienza significativa può aiutare il medico in molte situazioni, prevenendo errori o facilitando il confronto. Soprattutto quando i dati stessi e le variabili che si presentano sono molte.

Quindi strumenti potenzialmente anche predittivi, e in grado di aiutare il medico a prevedere il decorso di una malattia?

Assolutamente. Se pensiamo inoltre all’affiancamento della capacità di simulazione alla genomica, certamente sì.

Lei si è occupato anche di genomica. Qual è stata la sua esperienza in quel campo?

Si tratta di un settore estremamente complesso, nel quale in tanti improvvisano senza avere realmente sufficiente esperienza, e per il quale sono necessari investimenti molto significativi. Il livello di competizione è internazionale: un’azienda che voglia confrontarsi con le altre che operano nel settore della genomica deve poterlo fare con gli stessi strumenti, altrimenti scendere in campo diventa qualcosa che non ha senso. Anche l’esperienza fatta nel campo della genomica mi ha aiutato però, e Insilicotrials ha iniziato da subito collaborazioni con realtà come Microsoft, come Siemens, che danno la dimensione giusta all’azione che abbiamo intrapreso. Ci sono situazioni in cui giocare in maniera decisa può risultare importante. Non siamo partiti dicendo: “Facciamo un piccolo passo, un passo alla volta, e poi vediamo”. Dopo aver visto che c’era spazio, abbiamo puntato subito all’obiettivo. A volte non bisogna essere timidi.

Il vostro obiettivo?

Trasformare l’opportunità di essere stati i primi pionieri a livello mondiale a immaginare la simulazione nell’Healthcare in una certezza di poter essere i primi player a livello mondiale, sul mercato.

La ringrazio.

[Luca Emili, laureato in Economia, è nato a Trieste il 23 agosto 1970. Subito dopo la laurea ha iniziato il suo percorso nell’Information Technology al MIB School of Management, proseguendo poi nel 1996 con DAT, società fra le prime in Italia a sviluppare soluzioni di comunicazione basate sulle tecnologie di Internet. Si è poi occupato, come co-fondatore e CEO, di sicurezza informatica con Emaze Networks, per giungere al settore Healthcare nel 2009 con Promeditec, ora Insilicotrials]

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Roberto Srelzhttps://trieste.news
Giornalista iscritto all'Ordine del Friuli Venezia Giulia

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