10.11.2017 | 17.15 – Ogni anno il Festival del Cinema Latino Americano dedica una retrospettiva a un regista latinoamericano che, con la sua opera, abbia contribuito a una visione critica sul suo paese o su contesti più ampi. Nel 2017 sarà dedicata a Ignacio Agüero.
Agüero è un noto documentarista che ha raccontato la storia contemporanea del Cile, con tutte le sue terribili contraddizioni. Ma Agüero è noto a livello internazionale anche per essere stato tra gli ideatori di una delle azioni di comunicazione più innovative e rivoluzionarie degli anni Ottanta. Nel 1988 in Cile, dopo 15 anni di dittatura militare, fu indetto un plebiscito che doveva confermare o meno la presidenza del generale Pinochet. Quei 15 anni, seguiti al golpe militare in cui fu ucciso il presidente Salvator Allende, capo del governo di Unidad Popular (alleanza progressita composta da marxisti, laici e cristiani), furono terribili per il paese. Milioni di cileni subirono, come è noto, persecuzioni ed esilio forzato. Nel 1988 la campagna elettorale a favore del NO divenne uno dei primi esempi di comunicazione partecipativa, costruita con il linguaggio orizzontale della condivisione. Nel buio di un regime che toglieva la libertà di oppressione, quel NO, espressione negativa di per sé, fu ribaltato in un desiderio di futuro e in un inno alla vita.
Il claim della campagna, anche musicale, girava intorno alla frase “La alegría ya viene”. Ora è il momento dell’allegria. La comunicazione dimenticò il linguaggio strettamente politico, militante, che aveva caratterizzato un’epoca, anche molto ideologica. Un linguaggio spesso senza emozioni e sensazioni. Scelse di parlare, invece, la lingua popolare, esprimendo il desiderio di una vita migliore, nel proprio quotidiano. Nei video per il NO non si mostrarono e non si fece allusione alle miserie e alle atrocità del regime, ma si aprì una finestra sul futuro possibile. L’arcobaleno campeggiava e schiacciava il grigio della burocrazia militare. Tutto fu fatto senza colpo ferire e solo con la potenza dell’immagine. Nonostante il grandissimo dispiego di forze e mezzi della campagna governativa per il SI, il NO riuscì a vincere il plebiscito. E fu l’inizio del passaggio alla democrazia in Cile.
Si trattò di uno dei primi casi in cui la comunicazione libera e gioiosa contribuì alla definizione della realtà. Agüero è considerato uno dei maestri dell’impianto comunicativo basato sul binomio parola – immagine. Il giorno dopo la sconfitta di Pinochet al plebiscito il titolo ironico e significativo di un quotidiano fu: “Ha corso da solo ed è arrivato secondo”. Il Festival vuole promuovere la conoscenza delle opere di questo speciale artista, proponendo la proiezione di una decina tra i suoi più noti documentari dedicati al Cile.
Tra gli eventi speciali dell’edizione 2017 del Festival del Cinema Latino Americano c’è anche un documentario (il primo di una serie di tre) dedicato al grande scrittore Roberto Bolaño, realizzato dal regista cileno Ricardo House. Bolaño è una delle figure più irregolari della letteratura latinoamericana, riconosciuto come grandissimo della scrittura contemporanea. Rifiutò sempre di sottostare a qualsiasi etichettatura. La sua stessa biografia è una plurima costruzione identitaria. Nasce in Cile dove vive in varie regioni, per poi spostarsi in Messico. Là fonda nel 1974 una corrente letteraria avanguardistica che si collega apertamente all’infrarealismo avviato in Europa da Roberto Matta Echaurren, intellettuale cileno (padre di Sebastián Matta e nonno di Pablo Echaurren).
Lo scopo era creare una letteratura che scardinasse la cultura ufficiale e i suoi paladini. Bolaño si trasferì a Barcellona nel 1977, adattandosi a fare i mestieri più disparati come il custode di un campeggio o il vendemmiatore, pur di potersi dedicare alla scrittura, così fino alla prematura morte avvenuta a 50 anni, nel 2003. In Spagna fu pubblicato dalla prestigiosa casa editrice Anagrama. Il Festival vuole rendere un omaggio a questa straordinaria figura, intellettuale atipico, grande scrittore, nato e vissuto al di fuori di ogni mainstream.


