10.5.2017 | 9.11 – Umberto Orsini e Massimo Popolizio sono i grandi protagonisti (e il secondo anche regista) de “Il prezzo” di Arthur Miller, pièce praticamente inedita in Italia con cui si chiude il cartellone di Prosa del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. Un teatro d’interpretazione, applaudito e basato su prove ineccepibili: completano il prestigioso cast Alvia Reale ed Elia Schilton.
«Sei anni fa nella libreria del National Theatre di Londra, mi capitò tra le mani The Price di Arthur Miller e la memoria mi riportò ad uno spettacolo interpretato da Raf Vallone negli anni Sessanta. Cominciai la lettura e fui catturato dal dialogo e dall’attualità della vicenda. (…) Decisi che avrei portato in scena la commedia solo se avessi trovato tre bravissimi attori nei ruoli principali e in tal caso per me avrebbe avuto un senso interpretare Gregory Solomon un mediatore di mobili di novant’anni. I miei desideri si sono avverati: ho tre splendidi compagni e finalmente Il Prezzo gode di una traduzione italiana che viene a colmare una lacuna nell’opera omnia di Miller nel decennale della sua scomparsa». A scrivere queste righe è Umberto Orsini, fra i massimi attori della scena italiana, che – dopo il memorabile La resistibile ascesa di Arturo Ui del 2011 – sarà nuovamente ospite al Politeama Rossetti con uno spettacolo che si è attestato al top della passata stagione. E diverse sono le ragioni che assicurano tale eccellenza: a partire dal poker d’assi che ammireremo in scena.
Accanto a Orsini figurano Massimo Popolizio, Alvia Reale, Elia Schilton, tutti straordinari nelle loro originali e avvincenti prove d’attore. C’è poi – e non è affatto secondaria – la qualità della regia di Massimo Popolizio, che il pubblico conosce come interprete, ma che conquisterà anche per la direzione della pièce tesa, asciutta, sensibile, addirittura impeccabile a giudizio della critica. Il testo, del 1968, ci permette di tracciare, nel corso di questa stagione, una riflessione – attraverso la scrittura e lo sguardo di Arthur Miller – sulle crisi economiche, sociali e di modelli etici e sulle loro devastanti conseguenze. Temi che egli tratta in sapiente equilibrio fra spietata obiettività, ironia e compassione e che si ammantano di eloquenti echi rispetto al quadro odierno.
La famiglia al centro de Il prezzo, ricorda in qualche modo Morte di un commesso viaggiatore: anche qui le scelte di un padre – morto ormai da anni – condizionano la vita dei suoi due figli. I fratelli Walter e Victor non si frequentano più dalla morte del padre, un self made man travolto dalla crisi del 1929. Dalla sua caduta riesce a emanciparsi Walter, che si allontana da casa per completare gli studi in medicina e si afferma ed arricchisce. Victor invece è indotto dal genitore a rimanergli accanto, in una vita molto incolore: è sposato a una donna nervosa e scontenta, fa il poliziotto e non è affatto benestante.
I due si incontrano perché la casa dove il padre ha vissuto, riempiendola di mobili e oggetti, sarà demolita e va dunque svuotata: il vecchio trafficante ebreo – che Orsini ritrae in modo notevole – chiamato a fare la stima di quel mobilio, media con spirito e saggezza nella lotta familiare dei fratelli, fra i quali l’autore non indica il vincitore, lasciando alla platea la riflessione finale.


