10.10.2016 | 23.38 – Dalle 18 di oggi centinaia di persone, in rispettoso silenzio, si sono radunate in piazza Unità davanti al Palazzo del Municipio. In concomitanza con la seduta del Consiglio comunale , chiamato ad esprimersi sulla mozione che chiede la rimozione dello striscione “Verità per Giulio Regeni“, tutti questi cittadini, su invito di Amnesty International, sono scesi in piazza per dimostrare che a Trieste non c’è alcuna “assuefazione visiva“.
«Vogliamo che lo striscione rimanga esposto – hanno spiegato gli organizzatori – in segno di vicinanza alla famiglia di Giulio e a testimonianza di come le nostre istituzioni non si devono arrendere nella ricerca della verità e non devono permettere che il silenzio cada su questa vicenda. Se non fosse chiaro, l’intento del riunirsi davanti al palazzo del Comune di Trieste non ha per noi un significato contro una specifica giunta, ma contro una specifica decisione: quella di rimuovere pretestuosamente un simbolo di impegno civile di cui le Istituzioni che ci rappresentano devono farsi portatrici».
All’interno del Municipio, intanto si sta tenendo una seduta piuttosto tesa. Quando il capogruppo di Forza Italia Piero Camber ha parlato del caso di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, i due marò italiani accusati in India di aver ucciso due pescatori durante un’azione antipirateria al largo della costa del Kerala, il pubblico in sala ha cominciato ad urlare “vergogna!”. La Polizia comunale ha faticato non poco per placare gli animi che in Aula si sono inevitabilmente scaldati. I facinorosi sono stati espulsi. Sono volati calci e pugni. Si registrano contusi sia fra i manifestanti che fra gli agenti della Polizia locale.
La foto gallery è di Sergio Paoletti.










