Sentinelle in piazza Ponterosso, una bagarre annunciata

22.11.14 | 20.00 – Quando la piazza agogna lo scontro capita che più i temi siano importanti, più li si affronti con leggerezza; più essi richiedono confronto, dialogo e scambio di opinioni, più il barricarsi dietro silenzi tombali e slogan assordanti sembra l’unica opzione.

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E’ accaduto puntualmente anche questo pomeriggio, all’appuntamento delle Sentinelle in Piedi, il gruppo in difesa della famiglia che, cita il loro manifesto, “veglia per la libertà d’espressione e per la tutela della famiglia naturale fondata sull’unione tra uomo e donna” e che si definisce “apolitico e aconfessionale“, pur difendendo temi e valori che di “aconfessionale” hanno ben poco; alle 17 un nutrito gruppo di persone ha popolato la piazza, ordinatamente distribuito in file; nelle mani un libro da leggere in silenzio, ai piedi un lume.

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L’intervento dei gruppi LGBT e di attivisti per i “pari diritti” è iniziato simultaneamente; dapprima, come un predatore che osservi e misuri la preda, in un’esplorazione silenziosa delle composte schiere delle Sentinelle, crescendo pian piano in un’escalation di provocazioni e legittima manifestazione del dissenso. Anche questa volta sono intervenute le forze dell’ordine che si sono interposte tra le due fazioni.

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L’appuntamento, dopo gli avvenimenti di ottobre in piazza Unità (stesso esito, qualche identificazione e un po’ di bagarre), ha attirato un buon numero di giornalisti e curiosi, segno chiaro di come l’evento si stia trasformando in un’occasione azzeccatissima per creare polveroni, nonché in un’occasione sprecata per creare un confronto: “non c’è nulla da vedere”, recita nei film il poliziotto alla folla incuriosita; ugualmente in questi pubblici affronti tra l’una e l’altra parte non sembra esservi nessun margine di miglioramento, personale o civico che sia, mentre la potenza del dibattito (pensiamo ai temi: adozioni, matrimoni e unioni civili etc) si riduce da un lato a un silenzio gravoso senza concessioni, mentre dall’altro lato scade di qualità in una serie di slogan e gesti provocatori.

Peccato, perché i generali di questi due impossibili eserciti hanno dimostrato (lo dimostrano spesso a telecamere spente) una sensibilità invidiabile e una cultura capace di imbastire – impeccabile – il tavolo del dialogo.

Fulvio E. Bullo

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