CRONACA – un progetto di @uxilia ONLUS aiuta i percorsi spesso interrotti di genitorialità grazie alle tecnologie moderne
24.10.14 | 12.00 – Si è tenuta giovedì 24 ottobre la conferenza stampa conclusiva del progetto “Parl@ con lei: nuove tecnologie per un carcere al femminile“, un’iniziativa unica a livello nazionale di sostegno alla genitorialità in carcere promosso da @uxilia ONLUS, che ne ha curato (assieme al personale della struttura carceraria) le fasi di realizzazione.
All’incontro sono intervenuti il direttore della struttura penitenziaria, Ottavio Casarano, il presidente di @uxilia ONLUS Massimiliano Fanni Canelles e l’aiuto regista dello studio Open Space, Alessandro Mendizza.
Per presentare “Parl@ con lei” tuttavia è indispensabile fare un salto indietro, ha commentato lo stesso Canelles con l’aiuto della responsabile Gabriella Russian, ai percorsi di @uxilia relativi al supporto della genitorialità in carcere; è infatti espressa nella stessa normativa la necessità di dare una continuità all’educazione di un figlio, pur con tutti i limiti della struttura penitenziaria.
Da questa riflessione è nata l’idea di un mezzo di comunicazione efficace e moderno (in questo caso Skype) per mettere in comunicazione le giovani detenute con i propri bambini; l’utilizzo di un surrogato “virtuale” ha così permesso di “creare un’azione diretta e mirata a sostegno della relazione genitore-figlio, incoraggiando la ripresa e/o il mantenimento del ruolo di mamma anche in situazioni di detenzione”.
Le tre giovani partecipanti al progetto di @uxilia rappresentano quindi una testa di ponte utilissima per le compagne che seguiranno nell’edizione 2015 (già approvata) e che riguarderà non soltanto il carcere di Trieste, ma anche le strutture di Pordenone, Udine e Gorizia.
«La legge in questo senso» ha concluso il direttore Casarano «lascia spazio a modifiche normative e non è escluso che si possa un giorno far diventare regolari anche questi interventi che qui a Trieste abbiamo sperimentato con successo».
Un vero e proprio spiraglio che @uxilia accoglie con gioia; sono infatti ancora troppe le strutture carenti nella comunicazione tra i genitori detenuti e i figli – una carenza che diventa divario se il nucleo familiare risiede, ad esempio, in paesi sottosviluppati, come evidenziato dalle recenti statistiche sulla popolazione carceraria.
Fulvio E. Bullo
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