07.10.14 | 16.30 – Una lunga e impegnativa operazione trans frontaliera condotta dalla Polizia di Stato di Trieste e dalla Polizia criminale di Capodistria, ha condotto all’arresto di 9 persone, ha portato al sequestro di 1 chilo e mezzo di cocaina e 750 grammi di hascisc oltre alla somma di 27 mila euro in contanti.
Nel corso della conferenza stampa ( foto) tenutasi nella Questura di Trieste sono stati resi noti i particolari dell’operazione, condotta – come detto dal procuratore capo Mastelloni – “utilizzando metodi di indagine classici, forse considerati desueti, ma molto efficaci, quali pedinamenti ed appostamenti con l’utilizzo di telecamere”.
Come illustrato dal vice questore aggiunto dottor Soldatich, le indagini hanno preso il via con l’arresto, nel mese di maggio, di un triestino incensurato, trovato in possesso di 200 grammi di cocaina.
L’attività di monitoraggio del fenomeno, che in un primo momento si pensava essere riconducibile al micro spaccio, ha permesso l’individuazione dei canali di approvvigionamento dello stupefacente, che avveniva ad opera di un gruppo di soggetti di etnia albanese, regolarmente residenti in città, pur avendo ( come si è scoperto in seguito) quasi tutti dei precedenti penali, proprio per spaccio.
Le indagini condotta in questa prima fase dagli uomini della Mobile – utilizzando come detto pedinamenti e appostamenti – hanno portato alla scoperta del deposito della “merce” che in una prima fase era custodita all’interno di una Vespa ( risultata rubata) parcheggiata nei pressi dell’ospedale Maggiore.
L’attività di sorveglianza ha permesso di documentare l’attività di spaccio, con l’acquisizione di numerosi elementi di prova, oltre all’identificazione di alcuni clienti, che dopo essersi riforniti di ingenti quantità di cocaina, la rivendevano a loro volta.
Gli spacciatori, avevano successivamente cambiato deposito, utilizzando un’autovettura ( fornita da un complice) che dopo diversi spostamenti era stata parcheggiata in via Buonarroti, all’interno della quale sono stati trovati 110 grammi di cocaina.
I costanti pedinamenti hanno condotto gli investigatori all’individuazione del domicilio dei trafficanti situato in un appartamento di via Vignola 4.
Si è via via delineata la struttura dell’organizzazione che vedeva a capo un italiano, Francesco Scovino, 28 anni, nato in Puglia ma residente a Trieste, coadiuvato da un cittadino albanese, Ibrahim Rezi, 26 anni, che si occupava anche delle consegne.
Sentendo la “pressione” sulle loro attività, il gruppo, italo- albanese, si era spostato in un appartamento di Ancarano in Slovenia, affittato da una cittadina Ucraina.
Lo spostamento della “base logistica”sul territorio sloveno, nella quale la droga, introdotta dall’Italia, veniva confezionata per poi essere smerciata, ha portato al coinvolgimento della Procura circondariale e della Polizia Criminale di Capodistria.
La Polizia Slovena ,coordinata dal procuratore Jana Hvala, ha sequestrato 700 gr di cocaina che erano nascosti in un bosco, oltre a trarre in arresto il Rezi, trovato in possesso di 27 mila euro e un cittadino sloveno – un tassista – che svolgeva il ruolo di autista, trasportando i corrieri dall’Italia alla Slovenia e viceversa.
Per cercare di mascherare i loro traffici trans frontalieri, i trafficanti utilizzavano borse della spesa, fingendo di essersi recati in Slovenia per fare acquisti e per il trasporto della droga utilizzavano particolari lattine, munite di doppio fondo (foto).
A Trieste, osservando le mosse di un altro cittadino albanese di 28 anni, è stato scoperto un ulteriore deposito nella zona boschiva del Ferdinandeo.
La cocaina era conservata in 3 vasetti di vetro che contenevano 160, 82 e 68 grammi, occultati sotto terra.
L’intera operazione, denominata “Bubi” ( dal soprannome di uno degli spacciatori) si è conclusa nella giornata di ieri, ma come hanno detto gli inquirenti, le indagini proseguono per eradicare eventuali sacche ancora presenti sul territorio.
Sia da parte Italiana che da parte Slovena è stata sottolineata la stretta collaborazione tra le Polizie e l’autorità giudiziaria dei due paesi, che come detto, ha portato all’arresto di 9 persone, 7 in Italia e 2 in Slovenia.
Non volendo fornire particolari dettagli in merito ai canali di provenienza del traffico, che sembrerebbe aver origine in Albania, il dottor Soldatich ha però aggiunto che la qualità dello stupefacente stava migliorando, tanto che dagli 70/80 euro al grammo, il prezzo di era passato ai 110/120 euro al grammo.
La droga era destinata per la maggior parte alla piazza triestina.
Tutti gli arrestati risultavano nullafacenti, ma mantenevano un elevato tenore di vita, tanto che tutti i loro spostamenti avvenivano in taxi e anche questo particolare ha incuriosito gli investigatori.
Suscita più di qualche perplessità il fatto che dei 9 arrestati, solo 1, tratto in arresto dalla Polizia Slovena, risulta essere attualmente detenuto.
Marco Bonini
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