Immigrazione e rischio sanitario. Il SAP: ” vorremmo controlli sanitari seri”

( Nella foto un gruppo di migranti arrivati in Sicilia)
( Nella foto un gruppo di migranti arrivati in Sicilia)p

 

1.10.14 | 10.30-   Il SAP ( sindacato autonomo di Polizia) ha commentato con una nota del segretario provinciale Lorenzo Tamaro, alcune dichiarazioni dell’Assessore alle politiche sociali del Comune di Trieste, Famulari, in merito alla presunta assenza di rischio di natura sanitaria tra i migranti che entrano nel territorio nazionale.

Ecco il testo: «Leggiamo con stupore una nota da parte dell’Assessore alle politiche sociali del Comune di Trieste,  che asserisce che non vi sia alcun rischio che qualcuno possa arrivare con una patologia in corso  e che tutti coloro che sbarcano sulle nostre coste sono sottoposti ad accertamenti sanitari dalla competente autorità sanitaria locale che rilascia anche una certificazione medica.

Da tempo il SAP in ambito nazionale, proprio su questo argomento denuncia la sommarietà e l’insufficienza del controllo sanitario, che espone a rischi molto elevati gli operatori di Polizia. E’ cosa ormai assodata che su  circa 1000 persone che arrivano sulle nostre coste, ci siano solamente tre medici preposti al controllo, che è ovvio, non possono fare altro che una verifica sommaria “a vista”, sicuramente senza alcun esame strumentale.

Proprio per tale mancanza, da tempo il SAP chiede un più serio e efficace controllo, ritenendo le assicurazioni sia verbali che scritte da parte dei Dirigenti di Polizia e dei Questori d’Italia insufficienti.

Perfino nelle “ordinanze di servizio” spesso viene indicata l’avvenuta “visita medica” ma del certificato nemmeno l’ombra e le modalità in cui sono state effettuate non è dato a sapere.

Non si tratta di allarmismo, perché sappiamo bene che fa parte della nostra professione poter correre anche questo tipo di rischio, si tratta però di poter operare avendo preso tutte le possibili precauzioni del caso per poi non costituire a propria volta un pericolo alla comunità.

E’ successo perfino che a causa dell’emergenza dovuta dal numero degli “arrivati” non si sia nemmeno effettuato quel controllo sommario e si sia proceduto al trasferimento nella notte dei clandestini senza scorta e senza alcun tipo di controllo né sanitario né dell’identità, se non all’arrivo a Trieste, solo nella mattinata, da parte di personale medico della Polizia di Stato.

Succede pure che nei rintracci effettuati sul nostro territorio, sull’altipiano Carsico di persone provenienti da aree geografiche definite a rischio sotto il profilo sanitario, gli stessi vengano accompagnati, senza alun controllo sanitario, presso gli Uffici di Polizia in luoghi non idonei, perché gli stessi utilizzati quotidianamente dal personale e spesso aperti al pubblico.

Quel che è peggio si concede l’utilizzo degli stessi servizi igienici del personale. Di una successiva igienizzazione degli ambienti e degli automezzi utilizzati per il trasporto nemmeno l’ombra, del resto non ci sono nemmeno più i soldi per le pulizie ordinarie, per il sapone e la carta igienica.

Forse sarebbe il caso che il controllo venisse effettuato in maniera più seria e veramente al momento dell’arrivo, e non molte ore dopo, con un coinvolgimento maggiore delle Aziende Sanitarie locali, perché è ovvio che anche questa a incombenza non può ricadere sulla Polizia di Stato.

Oggi non c’è più bisogno di proclami e rassicurazioni, quando nella realtà queste non possono essere garantite».

Questo quanto riportato nella nota, mentre è di poche ore fa la notizia che, negli Stati Uniti,  è stato diagnosticato il primo caso di Ebola.

L’uomo, avrebbe contratto il virus dopo un viaggio in Africa, attualmente è tenuto sotto stretto isolamento in una struttura ospedaliera di Dallas (Texas).

 

 

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