CULTURA Il professore Mauro Giacca racconta al SISSA alcuni metodi sperimentali per rallentare la vecchiaia, tra essi abitudini alimentari anti-aging e il classico bicchiere di vino rosso

7.2.2014 | 14.44 – “Quant’è bella giovinezza, che si fugge tuttavia! Chi vuol esser lieto sia, di doman non v’è certezza”, cantava il “Trionfo di Bacco e Arianna” di Lorenzo De Medici nel quindicesimo secolo. Ma nel ventunesimo la questione è: quant’è bella giovinezza che non fugge tuttavia alle nuove scoperte scientifiche sulla longevità.
Ricordate nella mitologia classica quante le storie che ci raccontano di dei immortali, di fonti magiche dalle quali, una volta immersi, se ne esce ringiovaniti e di elisir che permettono di vivere per l’eternità? Ecco, nella realtà siamo ancora tutti esseri umani soggetti a un orologio biologico, le cui lancette scandiscono i giorni della nostra vita, per fermarsi poi al momento della morte. La domanda è: perché? Perché non poter vivere quanto ci pare? Perché quelle lancette si fermano?
Questo il punto di partenza, i motivi del nostro invecchiamento e della morte, che ha mosso la conferenza tenutasi mercoledì 5 febbraio presso l’istituto SISSA, Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati, ricettacolo di scienza, ricerca e progresso. La prima di una serie dal titolo “Forever young, scoperte scientifiche e questioni etiche sull’eterna giovinezza”, condotta dal professore Mauro Giacca, biologo molecolare e direttore del Centro Internazionale di Ingegneria Genetica e Biotecnologie (ICGEB) di Trieste.
Quali sono, quindi, le cause per le quali arriva il momento dei reumatismi, dell’ artrite e delle rughe? Si è parlato di diversi motivi di natura genetica e biomolecolare che causano l’invecchiare dell’essere umano: tossine prodotte dal nostro corpo che danneggerebbero il DNA e cromosomi la lunghezza dei quali non permetterebbe la riproduzione cellulare, sono alcune delle tante questioni scientifiche alle quali si cerca ancora di dare una soluzione.
Il mito greco di Glauco ci racconta di un comune pescatore che, dopo aver ingerito un’erba miracolosa, diviene immortale e si trasforma in un dio marino. E potrebbe anche avere qualche attinenza con la realtà. Certo, magari quell’alga non esiste, ma la scienza ci dice che esiste un modo, attraverso l’alimentazione, di ottenere longevità e salute. Mauro Giacca racconta, a studenti e professori di provenienza internazionale, di esperimenti molto avanzati condotti su diverse specie animali. Questi ultimi, assumendo solamente il 70% del fabbisogno calorico giornaliero (cioè di quello che si dovrebbe mangiare), sono entrati in un particolare stato fisiologico che li ha resi resistenti a infezioni, tumori e malattie, allungando così la loro vita. Negli Stati Uniti è stata applicata anche su un gruppo di esseri umani, ma solo il 10% di questi ha resistito alla severa dieta. Fra i supplementi alimentari contenuti in essa c’è in particolar modo il resveratrolo, un potente anti-aging che si trova comunemente nella buccia dell’acino d’uva rossa. Insomma, un buon bicchiere di vino rosso al giorno come valido antiossidante è consigliato, anche dalle più svariate diete. Esso attiva una proteina: la sirtuina, che spegne alcuni geni nocivi al nostro corpo.
In ultima battuta il professor Giacca, accennando all’utilizzo delle cellule staminali, si dice fiducioso alle possibilità intrinseche nella rigenerazione degli organi e nella prevenzione del tasso di invecchiamento, tranne che per il cervello, nonostante le incalcolabili innovazioni scientifiche e biomolecolari in atto. Il tasso di persone affette da malattie neurodegenerative, come l’Alzheimer, si sta alzando sempre di più nel panorama mondiale e ciò è davvero preoccupante vista la mancanza di cure. “Provate a immaginare, continua Giacca, una società futura nella quale le persone godono di ottima salute fisica, grazie agli sviluppi biologici, ma con gravi mancanze a livello mnemonico e neurologico, in assenza di soluzioni per il cervello”.
La domanda con cui la conferenza si è conclusa è questa: siamo sicuri di volerlo fare? Il rischio che ci è stato presentato è molto grave e senza grandi aspettative. Forse è questo il nostro tallone di Achille: il voler produrre e sviluppare, senza però pensare alle conseguenze che potrebbero aspettarci. Quando la nereide Teti immerse il figlio mortale nel fiume Stige, al fine di donargli l’immortalità, non calcolò che anche il tallone sarebbe dovuto essere immerso, per rendere Achille eterno. Così stiamo facendo noi. Ci preoccupiamo di trovare un modo per trasformarci in creature longeve ma, probabilmente, scarse a livello mentale.
L’eterna giovinezza non sta di certo in questo, nel vivere a lungo e male. Anche se la pelle invecchia e le ossa si indeboliscono, è possibile conservare dentro di se’ una luminosa giovinezza, che accompagna l’uomo nelle azioni e nelle riflessioni. Perciò non disperiamo. Anche se non siamo dei immortali o ninfe eternamente bellissime, tutti possiamo sentirci “giovani dentro”, anche per sempre.
Francesca Chiades
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