SCIENZA Stefano Canali della Sissa svela le caratteristiche del progetto “Sport, Emozioni e Cervello”

29.1.2014 | 23.40 – La Sissa, Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati, ha dato avvio al progetto “Sport, Emozioni e Cervello”, iniziativa che, con la collaborazione della Provincia di Trieste, intende mostrare come il cervello reagisce durante l’esercizio fisico, migliorandone la performance e i risultati. Come spiega il professor Stefano Canali, a nome anche dei suoi collaboratori della Sissa, questa iniziativa è stata avviata quando «ci è venuto in mente, visto anche le ricerche in neuroscienza che sostengono l’importanza del movimento e dello sport per una corretta maturazione del cervello, di fare qualcosa che unisse le neuroscienze al movimento».
«Abbiamo quindi pensato a un progetto in cui l’insegnamento avvenisse su questi temi, su come funziona il cervello, le emozioni, come imparare a gestirle e così via e in cui la spiegazione di tali argomenti avvenisse facendo sport, quindi con degli esercizi ognuno dei quali semplifica un certo meccanismo o un certo processo particolare all’interno del cervello o del rapporto tra cervello e corpo. Abbiamo visto che in una prima sperimentazione breve funzionava benissimo, per cui l’abbiamo articolato ed esteso».
«Il progetto si articola in tre fasi. Per quanto riguarda la prima fase, cioè i seminari di aggiornamento per gli insegnanti, il professo Canali spiega che questi «consistono nel ribadire l’importanza dello sport e nel far vedere come il movimento e l’esercizio fisico hanno un’incidenza sulla capacità di attenzione dei ragazzi, sulla concentrazione, sulle capacità di apprendimento e di memorizzazione».

«Attraverso questi tipi di conoscenze, supportate da evidenze scientifiche che noi andiamo a spiegare, cerchiamo di rivalutare il ruolo dello sport anche all’interno della scuola, che purtroppo è assai trascurato; infatti quando c’è qualcosa, da finire un programma, da fare un’interrogazione, la prima cosa che si sacrifica è l’ora di educazione fisica. Molti studi fatti per molti anni in giro per il mondo dimostrano che se si fa fare sport tutti i giorni ai ragazzi all’interno della scuola, soprattutto all’inizio delle lezioni, le loro capacità di apprendimento migliorano; se facciamo fare meno sport queste peggiorano».
Questi seminari vengono svolti col supporto di diversi materiali quali «computer, pezzi di filmato, animazioni, reperti di indagini di neuro immagine per mostrare come il cervello cambia dopo l’attività sportiva e in che modo le capacità di imparare e di costruire reti neurali nuove, che sono le basi degli apprendimenti, vengono favorite dall’esercizio fisico. Tutto questo anche attraverso dei referti reperiti nella letteratura scientifica».
Nella seconda fase si ha invece la formazione dei tutor, che avviene in modo simile, con la differenza però che, oltre all’utilizzo di strumenti multimediali, «la preparazione avviene facendo fare ai ragazzi, per ogni modulo, un progetto, uno specifico tipo di esercizio che va a sollecitare proprio quei processi e quei meccanismi che spieghiamo nella parte discorsiva. Uniamo quindi lo sport alla spiegazione. La lezione viene fatta correndo, saltando, girando intorno a dei birilli, facendo degli esercizi di destrezza, giocando a palla, facendo dei giochi di squadra.
La novità della metodologia didattica è proprio questa, è la lezione in moto. Partendo dal principio che il moto fa bene per l’apprendimento, facciamo fare movimento mentre spieghiamo. I riscontri sono eccellenti e l’apprezzamento della metodologia didattica è veramente fuori da ogni previsione, anche in termini di apprendimento dei contenuti. Sono eventi memorabili per gli studenti le lezioni fatte in questo modo».
«I gruppi che formiano sono spesso gruppi interclasse di ragazzi volontari, i quali vengono formati come tutor per l’educazione tra pari. Questi devono poi preparare delle lezioni che esporranno al loro gruppo classe, riportandone i contenuti. I ragazzi così formati diventano magari docenti all’interno di un contesto didattico come quello che noi abbiamo creato durante la formazione, facendo una lezione in moto davanti ai ragazzi. Tutti i tutor li stiamo sollecitando a formarsi per diventare docenti in modo da spiegare i contenuti che loro hanno appreso ai loro compagni, proponendo insieme ai docenti di educazione fisica una o due ore di lezione in cui i contenuti vengono insegnati facendo sport».
Nella terza fase i ragazzi devono creare dei prodotti per la trasmissione dei contenuti imparati al resto dei compagni di scuola. Come chiarisce il professor Canali, si parte dal presupposto che «un progetto come questo, come tutti i progetti che coinvolgono i ragazzi, devono avere un obiettivo. La finalizzazione li invoglia e li motiva. Ogni gruppo scolastico di tutor che formiamo decide cosa fare. Noi proponiamo varie tipologie di lavoro, ma poi ogni gruppo classe ne sceglie una: si può fare un video, dei fotoromanzi, dei fotoracconti dell’esperienza, oppure dei poster per mostre o pillole di programmi radiofonici».
Entrando nella specifico dei contenuti del laboratorio, gli ambiti trattati sono stati principalmente tre: l’influenza che l’attività fisica ha sull’apprendimento e sulla memoria, sulle funzioni emotive e sull’umore e infine sull’ansia, lo stress e la depressione.
L’esercizio fisico interviene infatti nella costruzione delle basi neuronali dell’apprendimento e della memoria «in molti modi diversi; nella sostanza tutti questi modi aumentano quello che è il meccanismo base della capacità del cervello di apprendere e di ricordare che è la plasticità nervosa, cioè la capacità dei neuroni di costruire dei collegamenti con altri neuroni. Apprendimento e memoria sono rappresentati nel cervello da un insieme di svariate migliaia di neuroni che si uniscono al fine di codificare quel tipo di ricordo o di apprendimento.
Durante l’esercizio fisico aumenta la plasticità nervosa, la quale fa aumentare una serie di prodotti che il cervello elabora, che sono i fattori di crescita, i quali stimolano appunto la crescita dei neuroni e favoriscono quindi la costruzione di nuovi circuiti neurali. Lo sport aumenta la plasticità del cervello, lo mantiene giovane, lo mantiene più vitale. Poi aumenta l’ossigenazione di tale organo, il quale funziona attraverso il consumo di ossigeno e di glucosio. Durante l’attività sportiva, aumenta la circolazione e l’irrorazione sanguigna del cervello favorendone le prestazioni. Il cervello assorbe tantissima energia e tanto più sangue arriva tanto più funziona in modo spedito. Il concetto fondamentale è quindi che lo sport, aumentando l’irrorazione e stimolando i fattori di crescita all’interno del cervello, stimola anche la capacità del cervello di produrre nuovi contatti tra neuroni, contatti che sono alla base delle idee e dei comportamenti degli apprendimenti».

Praticare sport equilibra anche le funzioni emotive e migliora lo stato dell’umore, attraverso una modifica della funzione del sistema dei neurotrasmettitori, le sostanza che all’interno del cervello permettono la conduzione o il blocco dei segnali nervosi e modulano i livelli di attività dei neuroni, ma anche tramite l’attivazione del sistema della monoamine, tra cui dopamina e serotina, che sembra regolare il tono dell’umore e che è al centro della neurobiologia dei processi emotivi. La corsa, ad esempio, porta ad un incremento della concentrazione degli oppioidi endogeni, sostanze prodotte dal cervello stesso con potente effetto antidolorifico ed euforizzante.
«Il moto – spiega Canali – ha un effetto molto importante nella maturazione dei centri nervosi che presiedono le emozioni, le quali sono processi di tipo affettivo, costrutti psicofisici integrati in cui una motivazione biologica o un’esperienza psichica tendono a trasformarsi in un’azione finalizzata o ad acquisire un piacere o a evitare un dolore. Lo sport, e il moto in generale, servono a far sviluppare questi circuiti integrati fra dimensione psichica e affettiva e dimensione motoria. Nella modernità questo è molto importante perché, a differenza del passato, quando alle emozioni seguivano delle reazioni e il moto era una parte centrale della vita degli individui, con una conseguente migliore maturazione di questi meccanismi, oggi c’è scarso moto. La civiltà e l’educazione hanno trasformato la modalità di espressione delle emozioni, con la tendenza a reprimerle. Lo sport è un elemento riequilibratore in questi processi, anche per una serie di elementi di natura neurochimica. Quando si fa sport si rilasciano infatti le endorfine e la dopamina, le quali attenuano la percezione dello stress e i livelli di stress nel sistema nervoso e nella mente di un individuo. Lo sport è un vettore di emotività positiva».
L’ultimo ambito consiste nelle spiegazione del modo in cui l’attività fisica riduce e mantiene a freno l’ansia, e del perché e del come fa da difesa contro stress e depressione. Nel disturbo dell’ansia, i circuiti cerebrali sembrano coinvolgere una struttura profonda del cervello che si chiama amigdala, principale stazione di elaborazione degli stimoli associati alla paura. Inoltre, sembrano essere interessati anche l’ippocampo e la corteccia prefrontale, proprio come accade per la depressione. L’aspetto fondamentale è che l’effetto dello sport può essere paragonato a quello prodotto dai farmaci, dal momento che riduce i livelli del cortisolo, l’ormone dello stress, innalza il livello di endorfine ed encefaline e regola tutti i neurotrasmettitori bersaglio degli antidepressivi, oltre ad elevare i livelli di noradrenalina e a potenziare la dopamina, migliorando la situazione di benessere.
Il professor Canali precisa che «in corso di depressione sembra che la dopamina cali e l’attività fisica tende ad aumentarne i livelli. Il moto in generale aumenta i livelli di dopamina. Essa è il mediatore dei centri che presiedono al coordinamento motorio, chiamati cambi della base, e che contrasta quegli squilibri che generalmente sembrano associati alla depressione. È un fatto noto a tutti che muovendosi l’umore viene elevato in modo quasi immediato. È difficile mettersi in moto, però quando ci si mette in moto e si finisce la sessione di sport, generalmente il livello dell’umore è migliorato. Infatti in diversi centri lo sport sta diventando anche un farmaco, uno strumento terapeutico e di riabilitazione per tutti i tossicodipendenti o per gli anziani con depressione, in modo da unire i benefici effetti sul corpo a quelli che poi hanno sulla mente».
Fare sport mentre viene fatta lezione, al contrario di quanto sembra e si creda, non porta a un calo dell’attenzione, anzi la aumenta, anche perché c’è uno stimolo che porta ad entrare in una condizione di ascolto dovuta al fatto che la proposta che viene fatta è una proposta fortemente innovativa e la novità stimola la curiosità e suscita l’attenzione.
I partecipanti al progetto sono rimasti infatti molto soddisfatti del progetto, gli indici di gradimento sono stati assai elevati, probabilmente per il fatto che era la prima volta nella loro vita che questi studenti hanno avuto una lezione in cui hanno ballato, hanno corso, hanno giocato a calcio, a pallavolo e si sono finalmente liberati della sedia e del banco.
Per leggere l’articolo di presentazione del progetto clicca qui.
Per leggere l’intervista al vicepresidente della Provincia di Trieste Igor Dolenc clicca qui.
Per leggere i pareri dei professori delle scuole che hanno aderito al progetto clicca qui.
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Sara Trink
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