Vajont, ad Azzano Decimo un parco intitolato alle vittime della tragedia accaduta 50 anni fa

CRONACA Posta anche una targa commemorativa in un’area verde. I sindaci: «Ricordiamo affinché non accada mai più»

20.12.2013  | 18.30 – Sabato 14 nel Comune di Azzano Decimo in provincia di Pordenone si è tenuta l’intitolazione di un parco pubblico in ricordo di tutte le vittime che persero la vita la notte del 9 ottobre 1963 nella tragedia del Vajont. Presenti all’evento molte autorità dei comuni coinvolti, tra le quali i sindaci Marco Putto di Azzano Decimo, Luciano Pezzin di Erto e Casso, e il vicesindaco di Vajont Felice Manarin. All’evento, oltre ai cittadini interessati, hanno partecipato anche due classi delle scuole medie, e una proveniente dalla scuola elementare.

Durante la cerimonia molti sono stati gli interventi, rivolti in particolare alle giovani generazioni; «la natura – ha detto Putto – è, innanzitutto, un bene che va certamente utilizzato, ma non sfruttato, va conosciuto ma non sfidato. Al di sopra di ogni cosa, la vita umana è il bene più prezioso che abbiamo e non può essere in nessun modo subordinato ad altro tipo di esigenza o progettualità».

Il primo cittadino di Erto e Casso, invece, ha incitato i ragazzi ad approfondire la conoscenza dei fatti, in particolare servendosi dei ricordi di tutte le persone che quella tragica notte l’hanno vissuta veramente: «Se non si approfitta ancora delle testimonianze di quelli della mia generazione avremo a disposizione solo una memoria raccontata, che non è più reale, perché ognuno la riferisce come e se gli fa piacere. Solo chi ha vissuto sulla propria pelle il Vajont ha una memoria visiva e storica, che ci può insegnare qualcosa e ci può aiutare ad essere più civili».

L’amministrazione comunale ha voluto simboleggiare l’intitolazione del parco in via dei Gelsi posizionando una targa commemorativa all’interno dell’area verde (nella foto in basso). Gli studenti delle scuole hanno concluso la cerimonia leggendo delle riflessioni realizzate in classe con i propri insegnanti. Successivamente i partecipanti si sono recati presso la casa dello studente dove è stata realizzata una mostra di disegni realizzata dagli alunni dell’istituto comprensivo esposti assieme alle foto della Protezione civile.

Questa iniziativa è solo una delle tante che in questi ultimi mesi sono state organizzate in territorio friulano dedicate alla tragedia del Vajont, avvenuta esattamente cinquant’anni fa. Sempre sabato 14, infatti, anche il Comune di San Vito di Cadore in provincia di Belluno ha aderito allo stesso progetto intitolando a chi perì la notte del 9 novembre del 1963 un parco adiacente al Municipio. Nelle settimane precedenti, durante il terzo appuntamento con la sinfonica al teatro “Verdi” di Trieste venerdì 22 novembre con replica sabato 23, era stato il compositore pordenonese Cristian Carrara a voler raccontare in un brano di circa 15 minuti l’esperienza di quel disastro che, anche se non in modo diretto, lo segnò profondamente, tanto da ispirargli la composizione dell’opera “Ondanomala”.

Nonostante sia passato ben mezzo secolo da quella tragica notte, quando persero la vita ben 1.917 persone, il ricordo, soprattutto di chi era presente, è tuttora vivo. Anche se le ferite fisiche si sono rimarginate, rimangono aperte quelle dell’anima, quelle di chi ha visto in un attimo venir spazzata via dall’acqua la propria comunità, la propria famiglia, la propria vita. La tragedia del Vajont, perché è di tragedia che si parla, dimostra come la natura possa essere un’arma a doppio taglio per l’uomo, di come possa essere allo stesso tempo nostra alleata ma anche nostra nemica, se non sfruttata e utilizzata in modo adeguato. Ciò che ha insegnato (ma non ancora del tutto) questa vicenda è che non bisogna sfidare quello che ci è stato donato, spingendosi al limite, perché proprio quello che credevamo fosse dalla nostra parte, ci si può rivoltare contro in un attimo. La speranza di tutte le persone che ancora oggi grazie alle loro memorie rivivono il Vajont è che il loro ricordo rimanga vivo anche tra le nuove generazioni affinché tali tragedie non si verifichino più.

Mauro Corona ricorda il Vajont con il suo nuovo romanzo sulla natura e l’uomo. Il nuovo libro dello scrittore friulano, “La voce degli uomini freddi”, in libreria dal 3 dicembre, è un romanzo che racconta la storia di un popolo che vive in un paese di montagna, costantemente ricoperto dalla neve e che, ogni giorno, lotta per la sopravvivenza nel rispetto e nell’amore nei confronti del proprio territorio. La vita idilliaca degli “uomini freddi”, però, verrà sconvolta dal gesto egoista di uno di loro, il quale deciderà di sfruttare e modificare le regole della natura per i propri scopi personali, portando l’intera regione ad una vera e propria sciagura.

Il racconto, attraverso una storia romanzata, narra indirettamente la vicenda del Vajont, che non deve essere dimenticata a distanza di cinquant’anni. L’autore focalizza l’attenzione sul rapporto uomo – natura, su come gli essere umani siano inclini allo scarso rispetto per le risorse naturali utili e all’eccessivo sfruttamento del territorio in cui vivono, causando molte volte la loro stessa rovina. Una fiaba contemporanea che affronta un tema drammatico e fortemente attuale in chiave poetica.

Roberta Cattaruzza

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