CRONACA Le indagini scattate da un banale controllo al confine italo-sloveno. Quattro persone in manette tra Milano, Brescia e Trieste

22.10.2013 | 16.32 – Dalle prime ore del mattino di oggi i Finanzieri del Comando provinciale di Trieste stanno dando esecuzione a 4 ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip del Tribunale giuliano Raffaele Morvay, nei confronti di un cittadino di nazionalità rumena e tre pakistani. I provvedimenti ricadono nell’ambito di una maxi operazione denominata “Karakorum”, in materia di contrasto all’immigrazione clandestina. Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Pietro Montrone, hanno portato alla luce le attività illecite svolte dagli indagati, che consentivano l’ingresso illegale in Italia di cittadini stranieri, provenienti prevalentemente dal Medio Oriente e dal Nord Africa. Le investigazioni delle Fiamme Gialle sono scaturite a seguito della verifica di un veicolo in entrata in Italia dalla Slovenia attraverso il confine terrestre.
Nel mezzo – guidato da un cittadino pakistano – risultavano essere presenti dei clandestini. L’autista veniva pertanto tratto in arresto per aver favorito l’ingresso illegale sul suolo italiano di clandestini al fine di trarne profitto. I militari hanno ben presto intuito che non si trattava di episodio sporadico; venivano così raccolti i primi elementi per iniziare delle indagini più approfondite.
Le ricerche condotte permettevano di scoprire numerosi passaggi illegali del confine e di ricostruire la fitta rete di contatti degli indagati che consentiva di organizzare, a cavallo tra vari paesi, l’illecito traffico. In particolare, veniva accertato che i clandestini – partiti dalla Grecia dopo aver attraversato i Balcani – erano condotti in Croazia o in Ungheria. Da qui venivano poi condotti dagli odierni arrestati – in gruppi di 7/15 persone – attraverso il confine italo-sloveno, con destinazione Milano o Brescia, città nelle quali avevano la propria base logistica gli indagati.
I clandestini arrivavano in Italia a piedi o utilizzando i fatiscenti mezzi messi a disposizione dagli indagati. In entrambi i casi, gravosissime erano le condizioni in cui si svolgevano i “viaggi della speranza”. I clandestini erano infatti costretti dai passeur ad attraversare nottetempo i boschi che delimitano il confine con la Slovenia, privi di qualsivoglia attrezzatura, senza viveri né abbigliamento adeguato per il bivacco montano.
I più sfortunati, troppo deboli o senza i soldi necessari per affrontare il viaggio, venivano abbandonati nei boschi in balia degli eventi. In alcuni casi, solo il tempestivo intervento dei militari ha scongiurato che gli eventi volgessero al peggio.
Nei passaggi avvenuti utilizzando mezzi di fortuna, la situazione non era certo migliore; nei veicoli, spesso vecchissimi e fatiscenti, venivano, infatti stipati più del doppio dei passeggeri previsti con grave pericolo per la vita dei clandestini e per la sicurezza stradale. Ogni transito fruttava agli arrestati circa duemila euro a persona. Per ogni passaggio del confine venivano quindi incassati da un minimo quattordicimila euro fino ad un massimo di trentamila.
I clandestini illecitamente introdotti in Italia e rintracciati dai militari della Guardia di Finanza nel periodo monitorato sono stati circa cento; di questi quasi una ventina hanno chiesto l’asilo politico. Oltre ai 4 indagati, nell’ambito dello stesso filone investigativo erano già stati tratti in arresto altri soggetti; si tratta dei passeur dell’organizzazione. Sono complessivamente 8 i provvedimenti restrittivi cui si è dato nell’ambito dell’operazione di servizio.
Decine di perquisizioni sono state effettuate dai Finanzieri di Trieste in Lombardia: l’attività ha consentito, tra l’altro, il sequestro di tre mezzi utilizzati per introdurre i clandestini nonché di copiosa documentazione comprovante il vasto traffico illecito. Dalla prima analisi è emerso che dopo l’introduzione in Italia, gli arrestati gestivano anche il trasferimento dei clandestini dalla Lombardia verso i Paesi del Nord Europa, preferendo principalmente la Germania.


