CINEMA Attesa per la proiezione di sette pellicole nipponiche. “Kaze Tachinu” di Miyazaki l’unico film in concorso per il Leone d’Oro

25.8.2013 | 18.24 – Spazio al Giappone in occasione della 70° Mostra del Cinema di Venezia (28 agosto – 7 settembre) che quest’anno propone ben sette pellicole nipponiche, di cui una in concorso per il Leone d’Oro.
C’è grande attesa fra gli appassionati per il nuovo lavoro del pluripremiato maestro del cinema d’animazione Hayao Miyazaki, “Kaze Tachinu” (The Wind Rises), unico film giapponese in concorso, una sorta di biografia sull’ingegnere che progettò i caccia utilizzati dai kamikaze durante la seconda guerra mondiale.
Il film ha già registrato record d’incassi in Giappone mentre a Venezia arriva circondato dalle polemiche, soprattutto per voce della Corea del Sud, nonostante il regista abbia spiegato più volte che si tratta di un’opera “di assoluta finzione”, che raccontando la storia dell’ingegnere Jiro Horikoshi e dello scrittore Tatsuo Hori, racconta la gioventù giapponese degli anni ’30.
Rimane l’incognita sulla presenza del cineasta al Lido, presenza data per certa fino a qualche settimana fa e smentita invece da recenti “voci di corridoio”. I biglietti per la prima di “Kaze Tachinu” sono andati a ruba, moltissimi i fan triestini che raggiungeranno il Lido per l’atteso film, ma anche nella speranza di vedere da vicino il maestro dell’animazione giapponese.
Altro atteso lavoro animato giapponese fuori concorso “Space Captain Harlock” (nella foto) 3d per la regia di Aramaki Shinji, adattamento della serie tv arrivata anche in Italia, ambientata nel 2977. Il film è dello studio Toei, da cui sono usciti i cartoni animati più celebri che hanno segnato l’infanzia nell’Italia dei primi anni Ottanta (Mazinga, Candy Candy, Sailor Moon, Jeeg Robot, per citarne alcuni). Entrambi i film saranno distribuiti in Italia dalla Lucky Red e usciranno nelle sale cinematografiche a gennaio 2014.
Si passa quindi alla sezione Orizzonti con Sono Sion, che a Venezia presenta “Jigoku De Naze Warui” (Why don’t you play in hell) con Jun Kunimura, Shinichi Tsutsumi e Hiroki Hasegawa. Film d’azione sullo sfondo della yakuza. Nel 2002 Sion Sono si fece conoscere al di fuori del Giappone con il controverso film “Suicide club”, che racconta di una serie di suicidi di gruppo aventi per vittime giovani ragazzi e ragazze. Prima parte di una trilogia, il film vinse il premio della giuria al Fant-Asia Film Festival e generò un manga composto da un volume unico, intitolato “Jisatsu Circle”, e un romanzo scritto dallo stesso Sono, intitolato “Suicide Circle: the complete edition”.
Fuori concorso, del giapponese di origine coreana Lee Sang-il, “Yurusarezaru Mono” (Unforgiven), un remake del celebre western di Clint Eastwood (1992) dall’omonimo titolo. La storia si svolge ad Hokkaido intorno alla fine dell’ Ottocento, all’inizio del periodo Meiji che seguì la caduta dello shogunato Edo. Con Ken Watanabe, Koichi Sato e Akira Emoto.
Spazio infine alla sezione Venezia Classici, che ai grandi maestri giapponesi dedica ben tre appuntamenti restaurati. Si comincia con Noboru Nakamura. Considerato il maestro di Oshima, di Nakamura verrà proiettato “Yoru no henrin”, 1964, con Miyuki Kuwano, Mikijiro Hira e Keisuke Sonoi. Film scandalo su prostituzione e morte degli anni d’oro del cinema giapponese ribelle degli anni Sessanta che abbandona il realismo tradizionale per concentrarsi sulla decadenza sociale.
A seguire “Merry Christmas Mr. Lawrence” (1983), più noto con il titolo “Furyo”, celebre pellicola di Nagisa Oshima con David Bowie, un giovanissimo Takeshi Kitano e Ryuichi Sakamoto, autore anche dell’indimenticabile colonna sonora. La selezione nipponica si conclude con un classico assoluto di colui che è considerato il padre del neorealismo giapponese: di Yasujiro Ozu verrà proiettato in versione restaurata “Higanbana” (Fiori d’Equinozio), 1958, uno dei capolavori del grande maestro. I conflitti familiari fra padri e figli quale tema ricorrente in un Giappone in evoluzione, raccontati da Ozu con l’unicità poetica che lo contraddistingue.
Dalla nostra corrispondente Alessandra Ressa


