Hedda Gabler, la complessità di una donna alla ricerca di se stessa

SPETTACOLI Ieri sera al Politeama Rossetti debutto nazionale del nuovo spettacolo firmato da Antonio Calenda

8.3.2012 | 13.38 – Proprio la sera prima dell’8 marzo ha fatto il suo debutto nazionale al Politeama Rossetti uno delle opere più importanti di Ibsen, “Hedda Gabler”, dramma che mette in scena tutta la complessità femminile e l’inquietudine che una donna prova nel cercare un ruolo all’interno della società che vado oltre a quello di madre e di moglie.

Il nuovo spettacolo di produzione firmato Antonio Calenda per il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e la Compagnia Enfi Teatro porta sul palcoscenico di Trieste Manuela Mandracchia (nella foto), una delle protagoniste del teatro nazionale, che si cimenta in un ruolo tormentato e problematico per dare vita a un personaggio monumentale nella sua complessità. “Hedda Gabler” è una creazione di Henrik Ibsen che va oltre il modello di donna borghese ottocentesca ed esplora l’interiorità femminile, universo che prima che lo scrittore norvegese lo affrontasse era sconosciuto e indifferente al grande pubblico.

Una donna confinata nella sua casa sontuosa, affiancata da un marito mediocre, – interpretato da Jacopo Venturiero – il quale, immerso nei suoi studi umanistici ignora completamente i desideri e le preoccupazioni della moglie, questa la trama di fondo su cui si snoda tutta la vicenda. Un dramma costruito sulle sofferenze taciute, sull’insoddisfazione repressa, su un’aspirazione di vita mondana che serve soltanto a nascondere la noia con la quale la protagonista si ritrova a convivere quotidianamente nella sua villa borghese.

Ed è proprio da questa noia, sconosciuta e incompresa dagli altri personaggi che circondano Hedda, che nasce la tragedia e affiorano gli interrogativi che porteranno la protagonista a gesti di estrema crudeltà, il tutto per un po’ di potere, o forse più semplicemente per non sentirsi in balia del destino, della società e del genere maschile.

Sulla scena compaiono anche altri personaggi, con i quali Hedda Gabler si confronta, ma con nessuno riesce a esprimere completamente la sua angoscia e il suo desiderio di libertà. Il marito tenta di soddisfarla contraendo debiti pur di offrirle quella vita agiata alla quale lei superficialmente ambisce, il giudice Brack, interpretato da Luciano Roman, è invece interessato solo alla sua bellezza e desidera possederla, senza spingersi al di là dell’attrazione fisica.

La bella e ingenua signora Elvsted, Federica Rossellini, è ancora immersa in quelli che sono i canoni della società ottocentesca e non concepisce la sua vita senza un uomo al suo fianco. Anche per la zia Berte, Laura Piazza, l’immagine della donna ideale è quello della moglie accondiscendente e della madre protettiva, senza dubitare che al di là di questi ruoli una giovane donna possa avere altre aspirazioni e possa essere mossa da pulsioni, desideri e ambizioni.

Infine compare Eijlert Lovborg, interpretato da Massimo Nicolini, il quale forse si avvicina più di tutti all’animo di Hedda e rappresenta quell’amore giovanile che le ha fatto palpitare il cuore, ma che ora risveglia in lei rancori e paure. La fragilità nascosta a tutti, il desiderio di libertà e autonomia, la paura di rimanere imprigionata per tutta la vita in un matrimonio privo di amore spingono la giovane moglie a sostituirsi al destino per dimostrare, innanzitutto a se stessa, di avere il controllo su ciò che la circonda. Ma questo spingersi oltre i limiti la porterà soltanto a perdere ulteriormente la sua libertà e a diventare ricattabile dal viscido giudice Brack. E allora compirà il gesto più estremo, ma l’unico che possa anche dimostrare che è lei a decidere della sua vita. Soltanto con la morte Hedda Gabler può affermare la sua insoddisfazione e la sua necessità di essere donna e di decidere autonomamente della propria vita.

La grandezza di Ibsen non diminuisce neanche a più di un secolo dalla sua morte e se nel 1890 con questo capolavoro aveva lasciato il pubblico indignato per la vis provocatoria che metteva in scena, oggi, invece il pubblico che lascia il Rossetti è pensieroso e non indifferente alla grande complessità femminile messa in scena.

Nicole Mišon

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