Venezia, colpiscono al cuore gli anni Settanta di “Apres Mai” di Olivier Assayas

CINEMA Applausi e forti emozioni per “Disconnect” di Henry-Alex Rubin, dramma sulle conseguenze della comunicazione virtuale. La mafia giapponese di Kitano non lascia il segno

3.9.2012 | 23.59 – Regolamenti di conti fra famiglie della mala giapponese nel nuovo film di Takeshi Kitano in concorso a Venezia. “Outrage Beyond” è il sequel della saga iniziata con “Outrage” (presentato a Cannes nel 2010) in cui spietati clan della temibile yakuza tramano per il controllo delle metropoli in un Giappone dove il controllo da parte della giustizia sembra inesistente e dove perfino la polizia corrotta è in combutta con i malavitosi. Antieroe della saga è Otomo, ex boss appena uscito di galera in missione per eliminare i traditori, interpretato dallo stesso Kitano, che nel film, come in molti i suoi lavori, è regista, attore, sceneggiatore e montatore. Nessun colpo di scena per la nuova pellicola dell’artista giapponese per la sua ottava volta in concorso.

Sorprendente inveceApres Mai” del regista francese Olivier Assayas, un’eccezionale quadro dei movimenti studenteschi dei primi anni Settanta in cui un gruppo di adolescenti anarchici cerca di cambiare il mondo attraverso unarivoluzione”. Applauditissimo, il film, anch’esso in concorso, trae spunto da alcune vicende personali del regista. «È un ritratto della gioventù alla scoperta del mondo – ha spiegato Olivier Assayas – i personaggi più che fare lotta armata, la utilizzano come strumento veicolare di crescita. Sono adolescenti impegnati politicamente e preoccupati per il futuro. Ho voluto far riflettere sulla personalità dei giovani, ed in particolare di questi giovani rivoluzionari. Le loro voci oggi si sono perse a causa della cultura di massa, il film in qualche modo vuole valorizzare le voci minoritarie».

Non solo politica ma anche le mille sfaccettature dell’amore in questa pellicola che presenta un quadro accurato di quegli anni sotto ogni aspetto, compreso quello musicale. Riuscito anche il cast, quasi tutto di attori non professionisti che hanno saputo contribuire all’aspetto realistico della storia. Forte emerge anche l’arte quale potente strumento di resurrezione della cultura, ed il cinema in particolare, sia come strumento di lotta che di rinascita. Finora il miglior film in concorso

La difficile sopravvivenza in un mondo virtuale fatto di chat e social forum dove gli esseri umani perdono la capacità di comunicare se non attraverso lo schermo è il tema del film fuori concorso “Disconnect” dell’esordiente documentarista americano Henry-Alex Rubin. Utilizzando uno schema ad intreccio, in cui distinte vicende trovano punti di convergenza (una scelta stilistica di montaggio già vista con Inarritu, Altman e Tarantino ma non per questo meno originale), il regista, in questo suo primo lavoro di fiction, ha scelto tematiche difficili e le ha gestite magnificamente trasmettendo attraverso le vicende narrate emozioni forti. Internet che divide, che inganna, che uccide, mentre il muro tra genitori e figli adolescenti diviene sempre più alto.

«Ho cercato di realizzare il film in modo realistico – ha spiegato il giovane regista – ho sempre trovato interessante il modo di comunicare delle persone e volevo far riflettere su ciò che accade. Dalla pellicola ho voluto che emergessero emozioni reali». E sono proprio le forti emozioni a caratterizzare “Disconnect”, in una sequenza di avvenimenti imprevedibili che non danno tregua fino alla fine, quando i personaggi, adolescenti e adulti, ricominciano a comunicare fra loro guardandosi negli occhi. Magnifico il cast, fatto di volti sconosciuti o intravisti, straordinari nell’interpretazione.

«Ho voluto scegliere attori meno noti – ha spiegato Rubin – che fossero onesti, istintivi, credibili. È una cosa che negli Stati Uniti non fa nessuno, perché un volto famoso garantisce l’audience, io ho puntato invece sull’onestà degli interpreti, tanto che a volte avevo l’impressione che nemmeno stessero recitando». Tra gli interpreti anche il carismatico Frank Grillo (nella foto di Massimo Tommasini), nei panni di un investigatore informatico e padre single di un adolescente difficile. Un film che fa riflettere, specialmente per chi è genitore, sui pericoli e le conseguenze della comunicazione virtuale. Un film che emoziona e che lascia il segno. Assolutamente da non perdere, uscirà in Italia nel 2013

Dalla nostra inviata Alessandra Ressa

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