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martedì, 6 Dicembre 2022

Teatro, lo spettacolo ispirato alla partigiana Ondina Peteani arriva fino in Colombia

TEATRO Dramma diretto e interpretato dall’attrice monfalconese Marta Cuscunà: «Ondina, un esempio di partecipazione attiva»

12.9.2012 | 21.40 –  Arriva fino in Colombia, paese martoriato da una guerra fratricida, il grande amore per la libertà che ha animato la prima staffetta partigiana d’Italia, la triestina Ondina Peteani.

E lo fa attraverso lo spettacolo teatrale vincitore nel 2009 del Premio Scenario, “È bello vivere liberi!”, ideato, diretto e interpretato dall’attrice monfalconese Marta Cuscunà. E non è un caso che la Cuscunà abbia scelto, per rappresentare il proprio dramma, il palcoscenico del Festival Internacional de Teatro en la Gran Carpa de la Paz, che si terrà dal 15 al 23 settembre a Barrancabermeja, città simbolo di una Colombia tormentata da una pluridecennale guerra civile.

 

“È bello vivere liberi!”, spettacolo felicemente atipico e fatto di una comunicazione efficace e popolare, esprime infatti quel desiderio di libertà che ha caratterizzato la lotta partigiana contro il fascismo durante la Seconda guerra mondiale. Ondina Peteani, figura-simbolo della Resistenza in Italia, non poteva che essere fonte d’ispirazione per questo dramma teatrale che è stato tratto dalla biografia della nota staffetta partigiana, “Ondina Peteani – La lotta partigiana, la deportazione ad Auschwitz, l’impegno sociale: una vita per la libertà” (Edizioni IRSML FVG 2007), scritta dalla storica Anna Di Giannantonio a quattro mani mani con il figlio di Ondina, Gianni Peteani.

È stato, per l’attrice monfalconese, un lavoro di accurata ricerca delle tracce della partigiana attraverso le fonti storiche, la memoria del territorio e le parole di chi l’ha conosciuta. Così si viene a scoprire che Ondina, a soli 17 anni, accesa da un irrefrenabile bisogno di libertà, partecipa alla lotta antifascista nella Venezia Giulia, dove la Resistenza inizia prima che nel resto d’Italia grazie alla collaborazione con i gruppi partigiani sloveni nati già nel 1941 per opporsi all’occupazione fascista dei territori Jugoslavi. A 18 anni, Ondina diventa staffetta partigiana ma a soli 19 anni vede stravolta la propria vicenda, quando cioè nel 1943 subisce l’incubo della deportazione nazista. Tuttavia è proprio in questo drammatico momento che Ondina ritrova l’unica risposta possibile: “Resistenza! Perché è bello vivere liberi!”.

“È bello vivere liberi” – afferma la regista – è l’ultima frase che Ondina Peteani ha scritto a poche settimane dalla morte, quando, in ospedale, il medico le chiese di scrivere, a occhi chiusi, la prima frase che le fosse venuta in mente. Ondina, allora, ha scritto quello che sentiva profondamente: amore per la libertà.

Lo spettacolo, dove i protagonisti sono la stessa Cuscunà, cinque burattini e un pupazzo, si ispira alla prima parte della vita di Ondina fino alla liberazione dai campi di concentramento e mette in luce alcune particolari tematiche: il contributo fondamentale apportato dalla Resistenza femminile all’emancipazione della donna; i sogni di libertà, gli ideali di pace e fratellanza dei giovani che aderirono al Movimento di Liberazione; l’incubo della deportazione nazista e la sopravvivenza nei lager.

«Vorrei – afferma la Cuscunà – che questo progetto raccontasse la Resistenza in un modo non retorico né nozionistico: trasmettendo l’entusiasmo, la voglia di vivere liberi, la gioia di lottare per difendere la democrazia e la libertà che animarono i partigiani».

E continua: «Vorrei raccontare tutto questo attraverso linguaggi differenti: le testimonianze (per ricreare l’atmosfera e lo spirito di quegli anni attraverso le parole di chi li visse in prima persona); il monologo civile (per creare un filo conduttore tra le vicende e un punto di vista contemporaneo); i burattini (per ritrovare la forma del teatro popolare che gli stessi partigiani utilizzavano nei bozzetti drammatici che scrivevano e interpretavano per festeggiare le vittorie); il teatro di figura con pupazzi (per raccontare in modo evocativo l’orrore dei lager)».

Ed ancora: «La biografia di Ondina, scritta dalla storica Anna Di Giannantonio, mi ha letteralmente entusiasmata, scossa, “accesa”». In Ondina la regista isontina ha trovato una ragazza che, nonostante la sua giovane età, si è dimostrata cosciente e determinata ad agire per cambiare il proprio Paese, con un’intuizione fondamentale: la Donna è una risorsa irrinunciabile per la Pace e la Giustizia. La regista sottolinea poi come la Peteani sia «un esempio di partecipazione attiva, di come ogni singolo individuo può diventare indispensabile per la vita di un intero popolo».

“È bello vivere liberi” restituisce il sapore di una resistenza vissuta al di fuori di ogni celebrazione o irrigidimento retorico. Resistenza personale, segnata dai tempi impetuosi di una giovinezza che è sfida, scelta e messa in gioco personale. Resistenza politica, dove la protagonista, Ondina, incontra la storia e la sua violenza. Resistenza poetica, all’orrore che avanza e annulla. Resistenza adolescente, che incontra il sangue, lo subisce, lo piange, ma continua ad affermare la necessità della felicità e dell’allegria anche nelle situazioni più estreme che Ondina vive.

Alexandra Del Bianco

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