Interviste ai migranti, il “caso” si sgonfia. L’istituto spiega: “Iniziativa didattica facoltativa, da svolgere in un contesto protetto e accolta da pochi studenti”

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26.10.2017 | 18.59 – Una iniziativa didattica facoltativa accolta liberamente solo da alcuni – pochi – ragazzi. Un compito “non obbligatorio, da svolgere solo se gli studenti si fossero sentiti in un contesto protetto, in totale serenità”. Si sta sgonfiando come una bolla di sapone l’ennesima “notizia non notizia” che parte da Facebook, non viene verificata da nessuno e diventa virale grazie ad alcuni politici e ad alcuni giornali on-line – entrambi – interessati soprattutto ad alimentare la paura del diverso, dell’altro. Tanto da arrivare ieri sera persino in Consiglio comunale.

A mettere la parola fine al presunto caso dei ragazzini costretti da una professoressa ad andare a caccia di richiedenti asilo, a rischio della propria incolumità fisica, è una nota dell’Istituto  comprensivo statale “Giancarlo Roli“, firmata dal dirigente  scolastico Mauro Dellore.  Si tratta infatti di un progetto didattico “finalizzato a portare gli studenti a riflettere sulla condizione dei migranti di ieri e di oggi e a sviluppare il loro senso critico nei confronti della realtà”. Migranti in senso lato, non richiedenti asilo o clandestini! Un’attività che rientra nelle proposte operative di un testo di italiano adottato già nel passato anno scolastico senza polemiche e contestazioni di sorta.

Un’iniziativa, inoltre, comunicata preventivamente alle famiglie e che ha trovato la contrarietà – guarda caso – di un solo genitore. “La figlia della signora che ha sollevato la questione – precisa il dirigente dell’Istituto – ha partecipato alle attività di lettura e commento dei testi proposti e alla produzione di elaborati scritti, mentre ha preferito non aderire al compito comportante l’intervista (ed era assolutamente legittimata a non farlo)”. Puf, la bolla (balla) mediatica non c’è più!

Roberto Toffolutti

Di seguito il testo integrale della missiva inviata dal dirigente Mauro Dellore ai media:

In merito alla notizia apparsa sul quotidiano on-line “Trieste prima” in data 25/10/2017, si ritiene opportuno portare all’attenzione alcune considerazioni da parte dell’Istituto:

1. Il compito in oggetto non era un’iniziativa estemporanea slegata da un contesto didattico, bensì un’attività – tra altre – da svolgere nell’ambito di un percorso che ha visto gli alunni impegnati nell’arco del primo mese di scuola, finalizzato a portare gli studenti a riflettere sulla condizione dei migranti di ieri e di oggi e a sviluppare il loro senso critico nei confronti della realtà. Per questa attività sono stati proposti testi tratti da antologie scolastiche e giornali diversificati sia per quanto riguarda il periodo storico affrontato (es. confronti sulla migrazione di ieri e di oggi) che per orientamento politico (es. articoli/ video trattanti la stessa notizia partendo da punti di vista diversi).

2. L’attività richiedente l’intervista a un migrante fa parte delle proposte operative (“Saper fare- Per un mondo migliore e interculturale”) del libro di testo di italiano Il quadrato magico di R. Zordan, adottato da questa scuola fino all’a.s. 2016-2017. Per lo svolgimento dell’attività il docente ha chiarito che si trattava di un compito facoltativo e non obbligatorio, da svolgere solo se gli studenti si fossero sentiti in un contesto protetto, in totale serenità.

3. La figlia della signora che ha sollevato la questione ha partecipato alle attività di lettura e commento dei testi proposti e alla produzione di elaborati scritti, mentre ha preferito non aderire al compito comportante l’intervista (ed era assolutamente legittimata a non farlo).

4. Alcuni studenti si sono offerti di realizzare l’intervista e hanno inserito nel diario la consegna; attraverso questo canale le famiglie sono state informate preventivamente delle caratteristiche del compito. Visto il clima di reciproca fiducia e collaborazione tra la scuola e le famiglie, precedentemente riscontrato sia in merito a questioni comportamentali che didattiche (prova ne sono gli enormi progressi manifestati dalla classe in termini di comportamento e – conseguentemente – di rendimento), il docente era certo che, qualora i genitori dei ragazzi coinvolti avessero preferito non autorizzare i figli a svolgere l’attività facoltativa, avrebbero potuto farlo, come del resto avrebbero potuto contattare direttamente il docente per chiarimenti, sempre all’interno di uno scambio improntato al dialogo.

Comunque, proprio per mantenere vivo questo spirito di attiva collaborazione e fiducia reciproca lo scrivente – in pieno accordo con il docente interessato e gli altri insegnanti della classe – ha convocato una riunione con i genitori nella quale si confida di arrivare a un soddisfacente chiarimento.

Il Dirigente scolastico reggente
Mauro Dellore

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