27.01.2019 – 07.30 – L’Anno Giudiziario inizia con un severo avvertimento di Dario Grohmann, procuratore presso la Corte d’Appello di Trieste. Durante l’inaugurazione, avvenuta ieri nel capoluogo, Grohmann ha spiegato che “i tentativi di infiltrazioni criminali di stampo associativo mafioso si sono fatti più audaci e numerosi”. Paradossalmente la “sostanziale ripresa economica” del Friuli Venezia Giulia, così come il suo “forte rilancio turistico” si sono rivelati “ghiotte occasioni per il riciclaggio dei notevoli proventi delle attività illecite”.
L’infiltrazione mafiosa si è rivelato tanto più grande, quanto più ingente era l’affare, specie nel caso “di grandi opere infrastrutturali e portuali“. Nel caso del porto, va rilevato un “tentativo di infiltrazioni mafiose nelle attività portuali triestine”.
Secondo il procuratore “Alcuni di questi tentativi sono stati portati a compimento, dimostrando la concreta volontà della criminalità organizzata di radicarsi sul territorio”.
Il presidente della Corte d’Appello di Trieste, Oliviero Drigani, ha ribadito tuttavia che “Lo stato di salute della giustizia nel nostro distretto è buono. Per questo devo ringraziare i miei colleghi, il personale, gli avvocati per la lealtà del loro comportamento”.
In futuro, ha sottolineato Drigani “ci saranno degli scogli da affrontare. Molti fascicoli di appello, infatti, “sono rimasti fermi nei tribunali più grossi della regione, in particolare quelli di Udine e Trieste, perché non c’era personale che potesse gestire la fase del post dibattimento“.
“Abbiamo ritardi di due o tre anni, il che significherà che il prossimo anno e anche quello successivo avremo il rischio di maggiori prescrizioni. Un dato delicato di cui dobbiamo tenere conto”.
Accanto dunque a un pericolo criminale, si affianca una minaccia forse più banale, ma non meno dannosa, ovvero il lavoro arretrato: a partire dal 2020, considerando i fascicoli accumulati, si rischiano considerevoli ritardi.


