18.09.2018 – 10.15 – Ricorre questo mese l’ottantesimo anniversario della promulgazione, il 5 settembre 1938, delle leggi razziali firmate dal re d’Italia Vittorio Emanuele III. A Trieste, nella piazza dell’Unità, una targa posta nel 2013 dall’allora sindaco Roberto Cosolini ricorda il 18 settembre come l’anniversario della visita di Benito Mussolini e dell’annuncio alla cittadinanza delle leggi stesse e dell’inizio di uno spietato antisemitismo.
La storia di Trieste, tra Ottocento e Novecento, ci parla di una città che non è affatto antisemita; il flusso di appartenenti alla religione ebraica accolti a Trieste in quegli anni fu cospicuo. Gli ebrei scappavano dal centroeuropa e in particolare dalla Russia, dalle persecuzioni, dalle sollevazioni dei popoli dei paesi slavi contro di loro. Trieste era il porto principale d’imbarco verso destinazioni sicure: la comunità ebraica diede alla città il nome di “Porta di Sion”, e sul colle di Servola viene realizzata una struttura, oggi adibita a scuola, che permetteva agli emigranti in attesa di partire di trovare un alloggio temporaneo.
La presenza di ebrei a Trieste da metà Ottocento fino agli anni Trenta è quindi ricorrente, costante; la sensibilità da ambo i lati – quello della comunità ebraica nei confronti dell’antisemitismo, e quello della cittadinanza nei confronti della convivenza – è molto alta rispetto ad altre città: all’inizio del Novecento, la comunità ebraica è integrata nel tessuto sociale, economico e culturale di Trieste. C’è un clima di rispetto e tolleranza molto diverso rispetto al resto dell’impero Austro-Ungarico.
Trieste non è, però, e non può essere, testimone trasparente fuori dalla storia. Gli anni difficili successivi alla Prima Guerra Mondiale portano una situazione politica, economica, sociale, intellettuale completamente stravolta. Mutata in modo tale da essere difficile, per noi, da comprendere: la Prima Guerra Mondiale si porta via la Belle Epoque, cancella l’era degli Imperi Coloniali e delle dinastie, e uccide una generazione intera di giovani. Nel 1919 Benito Mussolini, in precedenza dirigente del Partito Socialista Italiano, fonda un nuovo movimento politico: il Fascismo.
Il veleno del razzismo, in quegli anni Trenta, permea tutta Europa, da ovest a est: nella Germania di Hitler ha trovato il suo catalizzatore; in Mussolini, un portavoce. L’Italia Fascista di Benito Mussolini resiste alle leggi razziali emanate nel 1933 dalla Germania, ma non per molto. Le leggi razziali italiane del 1938 seguono il “Manifesto della Razza” pubblicato nel luglio dello stesso anno dagli ideologi del partito: Trieste è una delle comunità ebraiche italiane più importanti ed è proprio a essa, che ha importanti relazioni con altri paesi e che è integrata nel tessuto sociale della città e nella vita di ogni giorno, che il regime lancia un segnale.
Benito Mussolini è a Trieste, assieme ad altri gerarchi, per iniziare un percorso di visite per la celebrazione dell’importante ventennale della vittoria nella Prima Guerra Mondiale. La prima su questo percorso è la città che dell’impero Austro-Ungarico era stata uno dei simboli e che ora è tornata italiana: Trieste è quindi completamente vestita a festa, è un teatro nel quale si riversa la folla, organizzata dall’efficace sistema di propaganda del Partito Fascista, per la celebrazione di una vittoria della quale, oggettivamente, il Fascismo si è impadronito – e che è essa stessa sì vittoria, ma pagata a carissimo prezzo e dovuta molto più ad altri fattori che all’impegno e al sacrifico dei soldati sul fronte.
La Trieste in festa per la vittoria sugli Imperi Centrali è in quel momento poco attenta al significato delle parole di Mussolini, come altrettanto poco consapevoli saranno altre piazze in tutta Italia; piazze più attente ai benefici immediati che alle conseguenze dell’antisemitismo, in quel 1938 che sarà segnato anche dalla conferenza che si terrà pochi giorni dopo a Monaco e della quale Mussolini vuole essere, di fronte ai tedeschi e a tutto il mondo, l’assoluto protagonista. Le potenze europee, nel settembre del 1938, sono – a causa della crisi cecoslovacca – già sull’orlo della guerra che verrà evitata solo per un soffio per scoppiare poi un anno dopo. “Trieste è con te”, titolano i giornali; essendo la stampa dell’epoca controllata dal Fascismo, difficilmente avrebbe potuto dire altro.
Trieste è quindi la prima città a dare un’incosciente autorevolezza a quel Regio Decreto del 5 settembre 1938 che adegua di fatto la legislazione italiana a quella antisemita della Germania nazista e che segnerà le più buie e indimenticabili pagine della storia. Altre città seguiranno subito dopo.


