2.11.16 | 14.55 – A inaugurare il Trieste Science+Fiction si è tenuto, al Magazzino delle Idee, il primo incontro tra il pubblico, sia addetti stampa che semplici appassionati, e le star del Festival, Adam Nimoy e Terry Farrell. L’ormai anziano figlio dell’iconico Leonard Nimoy di Spock, e l’attrice di Jadzia Dax, personaggio caro al famdom per la prematura fine nella serie anni ’90 Deep Space Nine, hanno affrontato per un’ora il fuoco di fila delle domande del pubblico italiano.
Dopo le presentazion
i di rito delle traduttrici dello Star Trek Italian Club, Adam Nimoy ha esordito con qualche domanda scherzosa, cercando di rompere la timidezza del pubblico: chi siete (writers, hanno risposto i più), da dove venite (Trieste, Venezia, una voce da Firenze), quale piacere fosse incontrare il pubblico italiano. Nimoy ha poi ricordato d’aver studiato la storia rinascimentale proprio mentre era a Roma, nella giovinezza, sfruttando l’aggancio per parlare dei molteplici interessi del padre, uomo “rinascimentale” come la terra da lui in visita, le cui abilità hanno da sempre rappresentato una sfida e un ostacolo per il figlio.
“Leonard Nimoy – ha scherzato – non aveva una formazione accademica ma era un appassionato delle arti, un uomo curioso che non disdegnava tuttavia semplici attività pratiche come aggiustare i mobili”. L’attività di Adam da bambino, ovvero cercare tracce del padre come attore sui giornali e sulla televisione, è ora diventata superflua: non c’è singolo paese – ha raccontato stupito – che non conosca Spock. Dal lontano agosto del ’66 quando la serie tv venne per la prima volta trasmessa, Leonard Nimoy è ora divenuto un fenomeno mondiale. La presentazione del documentario For the Love of Spock, ha soggiunto, è un modo per chiudere il cerchio: dopo aver tentato, come avvocato, di fare quanto Leonard non sapeva fare, ha infine riscoperto la propria vocazione alle arti, riavvicinandosi così a Spock e alla sua eredità culturale.
La prima metà della conferenza, monopolizzata da Adam Nimoy, ha infine ceduto il passo alle prime domande a Terry Farrell: ci si è dapprima interrogati sul suo ruolo nella serie, come attrice e come personaggio, nei panni matriarcali di un essere saggio e millenario quale Jadzia Dax. L’attrice, tra una battuta e una risata, ha raccontato come quel genere di calma interiore che esibiva nella serie fosse l’esatto contrario di quanto dimostrasse nella vita reale al tempo, piena com’era d’energia e voglia di fare. Jadzia Dax doveva essere, nelle sue intenzioni, la proiezione di un sé più anziano, di come avrebbe voluto immaginarsi nella vecchiaia. Terry Farrell si è perciò ispirata al buddismo, all’induismo e non trovando in queste discipline la calma necessaria, si è infine data al kickboxing, soggiungendo, a mo’ di frecciatina, di essere ancora ben lontana dall’anzianità del suo personaggio.
Dietro esortazione di Nimoy, Terry Farrell ha ricordato i ritmi assai duri imposti dalla serie tv: sveglia alle quattro, ore e ore di make up, serate perse a imparare i (pseudo)dialoghi scientifici dell’ufficiale della stazione Deep Space Nine. Un impegno che ricorda con affetto come il miglior tempo della sua vita, ma che, per l’appunto, la privava di una vita normale, fosse anche un rapporto sociale al di fuori del cast, o un attimo di riposo. Era infatti il desiderio di una vita normale il motivo che ha determinato l’eliminazione del personaggio dalla serie, dopo un disguido col produttore, assolutamente contrario a concedere più tempo e spazio agli attori della fiction.
Verso la fine, Adam Nimoy ha voluto ricordare la causa ambientalista del padre, annunciando con orgoglio le conquiste ecologiche attuate nella sua città natale, Los Angeles; nell’occasione ha ringraziato il produttore, David Zappone, con cui girerà presto un nuovo documentario sulla serie Deep Space Nine, con la compartecipazione di Terry Farrell.
Zeno Saracino


