
19.6.2015 | 18.39 – “Oggi accade a loro ma se un giorno capitasse ai nostri figli o nipoti mai vorrei trovassero dall’altra parte dell’Oceano i vari Maroni, Salvini e Zaia“. Evidenziando come la cultura dell’accoglienza in Italia sia comunque messa a dura prova “causa l’assenza di un aggiornamento normativo“, nel suo intervento al convegno sui diritti dei migranti organizzato dall’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (Unar) nel Palazzo della Regione di Trieste, la presidente del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani ha chiesto “uno sforzo comune per chiedere e creare nuove regole per la gestione quotidiana dell’immigrazione, utilizzando a questo scopo saggezza e buon senso”.
“Parlare di clandestini è una forzatura da campagna elettorale – ha aggiunto Serracchiani – ed è una sofferenza essere costretti a differenziare tra rifugiati e altre persone affamate e in difficoltà costrette ad abbandonare il proprio Paese. Definire questa un’emergenza – ha sottolineato la presidente – quando stiamo argomentando sullo 0,15 per cento della presenza straniera in Italia significa che qualche governatore di Regione non è in grado di governare. Noi – ha affermato – preferiamo parlare di immigrazione nel suo complesso e, non a caso, siamo stati i primi in Italia ad avviare un Protocollo di vigilanza per la salute con le Aziende per l’Assistenza Sanitaria del territorio. Così come – ha precisato Serracchiani – siamo stati i primi ad affrontare le vere emergenze con la Protezione civile e, soprattutto, a creare un’accoglienza diffusa nei vari comuni per evitare svilenti ammassamenti e favorire l’accesso a lavori di pubblica utilità da parte dei migranti”.
Serracchiani ha inoltre ricordato come la Regione sia riuscita a far capire al Governo la necessità di ridefinire, aggiornandole, le quote di richiedenti asilo inviati dal Sud tenendo conto dei continui ingressi via terra dall’area balcanica. Si era arrivati a una presenza reale di oltre tremila arrivati, ha spiegato la presidente, con un eccesso di alcune centinaia che sarà progressivamente smaltito utilizzando quegli hub di prossima attivazione, in accordo con Roma, da dove gli esuberi verranno indirizzati verso altre regioni.
Intanto oggi in piazza Unità Forza Nuova ha organizzato una manifestazione denominata “prima i profughi italiani” (nella foto). “Da anni suoniamo il campanello d’allarme e in questi giorni stiamo assistendo ai ripetuti segnali di un disastro sociale largamente annunciato: casi di scabbia e malaria nelle stazioni di Roma e Milano, le intemperanze impunite dei rom, i machete dei sudamericani e l’esodo senza fine delle centinaia di migliaia di disperati dall’Africa – spiega Roberto Fiore, segretario nazionale di Forza Nuova -. Servono misure eccezionali ed invece l’Europa se ne lava le mani: la Francia, paladina della fratellanza, chiude le frontiere, la Gran Bretagna contribuisce con la sua Marina a portare da noi altri clandestini, Matteo Renzi farfuglia di un piano B che anziché incuriosirci ci angoscia”.
“Di fronte a questa situazione gravissima – continua l’ex europarlamentare -, vogliamo lanciare un forte segnale: ci sono gli italiani in difficoltà da aiutare! Senza se e senza ma. Ai prefetti chiederemo che i 35 euro al giorno siano utilizzati anche per le nostre famiglie. Ci sentiamo obiettare – continua Fiore – che i soldi arrivano dal Fondo Europeo per i Rifugiati e che spettano “di diritto” ai profughi; ebbene il concetto non cambia: un buon padre di famiglia dovrebbe prima aiutare i suoi figli, pertanto chiediamo di aiutare prima i nostri cittadini, visto che sono anche cittadini europei. All’Europa abbiamo già ceduto la nostra sovranità monetaria e politica ed è l’Europa ad essere in debito, con i profughi che ha prodotto, prima di tutto, nei Paesi che ne fanno parte”.


