Occupano l’aula Baciocchi dell’Università di Trieste. Gli studenti si ribellano

20.03.2024 – 12:31 – Secondo quanto riportato da Il Piccolo, ieri sera, gli studenti dell’Università di Trieste hanno deciso di occupare l’Aula Baciocchi in seguito al divieto di utilizzarla per un incontro con un’attivista americana sul boicottaggio a Israele. Dopo una notte di permanenza nell’aula, questa mattina, alle 8:30, hanno ottenuto l’approvazione del rettore per un incontro pubblico previsto per le 12:30. Tuttavia, secondo quanto dichiarato dagli studenti, precedentemente l’aula era stata concessa e successivamente negata con la motivazione che l’incontro “non era coerente con l’articolo 1 del Regolamento per la gestione degli spazi.” Gli studenti hanno comunque tenuto la conferenza con l’attivista Stephanie Westbrook, alla quale ha preso parte anche la cittadinanza, oltre agli studenti. Nel post presente nel profilo Instagram di @linktrieste, il Coordinamento universitario di Trieste: “Come assemblea per la Palestina di Trieste non ci facciamo intimidire dall’ennesima censura: se l’università ci nega gli spazi di discussione, noi ce li prendiamo! Rispondiamo alla chiamata di mobilitazione dei @giovanipalestinesi.it per la “israeli genocide week” e occupiamo l’università perché vogliamo rimettere in discussione le fabbriche della cultura che forniscono alla guerra la giustificazione ideologica e gli strumenti scientifici. Occupiamo per inceppare la macchina bellica.”

“Lo facciamo seguendo l’esempio degli studenti di Bari, individuando in Leonardo SpA (e nelle sue fondazioni) l’elemento esplicito di complicità delle nostre università con l’industria bellica: i nostri atenei sono complici di chi prova ad egemonizzare il nostro sapere, partecipando nel pratico al meccanismo che produce, invia, finanzia gli armamenti per seminare morte nel mondo, per i bombardamenti e per il genocidio in Palestina. Blocchiamo il Paese, perché non possiamo permettere che l’ondata repressiva ci intimidisca. Non possiamo cedere ai ricatti, alla prepotenza. Interrompiamo le lezioni, diamo fastidio e ce ne assumiamo tutta la responsabilità, perché deve essere chiaro a tuttə lə giovani che questo stato di cose non sarà privo di conseguenze, che prima o poi la guerra ritornerà nei confini della cosiddetta “civiltà”, che si ritiene pacificata e che continua a vivere nell’indifferenza della sua sicurezza, costruita sulle guerre in Palestina e in Ucraina e sulle varie imprese coloniali in giro per il mondo.”

“Il sapere è fatto per prendere posizione e noi la nostra l’abbiamo presa, come studentə e giovani con un futuro sempre più precario, concretizzato dalla minaccia della guerra sulle nostre vite.”

[c.v.]

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