CRONACA La regione non è più un’isola felice: a rischio soprattutto le ditte della cantieristica navale

6.2.2013 | 11.19 – Il Friuli Venezia Giulia, ritenuta da sempre un’isola felice, non esiste più. È questa la conclusione a cui si è giunti, durante il primo convegno regionale su “Le mafie in Friuli Venezia Giulia: dal passaggio a Nord Est verso l’insediamento”, organizzato a Udine dalla Fondazione Libera Informazione, assieme a Libera Fvg, al sindacato Siulp Fvg e al Comune di Udine. Il Nord Est è a tutti gli effetti la nuova frontiera della criminalità organizzata, la quale agisce sul territorio attraverso l’istituzione di reti occulte e appendici locali.
«Con 80 beni mafiosi confiscati negli ultimi quattro anni – ha spiegato Felice Romano, segretario nazionale Siulp – il Friuli Venezia Giulia è diventata terra di insediamento delle organizzazioni criminali; la mafia si è trasformata in una holding con un giro d’affari, in Italia, di circa 150 miliardi di euro l’anno».
Oggi più che mai, infatti, la mafia muove risorse e capitali, mediante un’attività invasiva che sfrutta soprattutto la crisi economica – e la conseguente difficoltà di accesso al credito – per infiltrarsi e radicarsi sul territorio. Pietro Montrone (nella foto), della Direzione distrettuale antimafia della Procura di Trieste, fornisce una fotografia molto precisa, circa la presenza criminale in regione: «In circa 20 anni dall’istituzione della Dda, sono stati scritti una sessantina di fascicoli, inerenti l’art. 416 bis in senso stretto: associazione di tipo mafioso, tra noti ed ignoti».
La maggior parte di questi procedimenti ha condotto a stralci di fascicoli presso altre procure, dove le indagini erano già state avviate sul territorio; queste investigazioni hanno dimostrato come le organizzazioni criminali non adottino più i canali tradizionali, ma facciano fronte alle difficoltà economiche-finanziarie delle singole imprese, attraverso l’esborso di liquidità di dubbia provenienza o con “l’acquisto” di attività produttive sul territorio. Segnali di presenze fisiche in odore di mafia – che richiedono quindi approfondimenti e monitoraggi costanti – sono riscontrati, in regione, anche in ambito cantieristico – soprattutto di tipo navale – a causa della presenza di numerose imprese di mediazione nel servizio di mano d’opera.
«Inoltre – continua il sostituto procuratore – il Friuli Venezia Giulia, trattandosi di territorio di transito, rappresenta la porta principale di ingresso anche dell’emigrazione clandestina e della droga; in particolare mi riferisco all’eroina che proviene dal Medio Oriente, ma pure ad altri tipi di sostanze stupefacenti provenienti dalla vicina Slovenia. Ovviamente parte della droga ha come destinazione la Campania e quindi in questo contesto, sono state evidenziate situazioni di soggetti interessati ad una presenza stanziale sul territorio, magari non continuativa, ma utile ad assicurare il buon esito delle operazioni”.
Altro aspetto importante emerso dalle indagini è anche la presenza sul territorio regionale di ditte e pubblici esercizi riconducibili a soggetti interessati, in quanto parenti o comunque “amici” di individui già condannati in passato per episodi mafiosi. Ciò dimostra, come spesso e volentieri, la presenza di questo flusso di persone e di denaro, venga poi reinvestito in attività apparentemente del tutto regolari. «Proprio l’udinese – ricorda Montrone – è stato interessato, alla fine del 2010, da un sequestro preventivo molto rilevante».
Stefania Maurigh


