Resinovich, Visintin: «Rinvio a giudizio? Sono pronto, credo nel suicidio»

27 luglio 2026 – ore 10:00 – «Può anche darsi che verrò rinviato a giudizio, ma io e i miei avvocati siamo pronti. Non c’è nulla che ci dirà cosa è successo, anche se credo nel suicidio». Lo ha dichiarato Sebastiano Visintin, marito di Liliana Resinovich, intervistato da Telequattro. Visintin, indagato per omicidio volontario e occultamento di cadavere nell’ambito dell’inchiesta sulla morte della moglie, ha ribadito di essere pronto ad affrontare gli eventuali sviluppi giudiziari. «Avere un avviso di garanzia per omicidio e occultamento di cadavere è la cosa peggiore che ti possa capitare – ha affermato ai microfoni dell’emittente triestina –. Io, però, vado avanti». Il marito di Resinovich ha sempre sostenuto l’ipotesi del suicidio. Intanto proseguono gli accertamenti irripetibili sui reperti raccolti durante le indagini, tra cui il cordino rinvenuto intorno al collo della donna, alcuni coltelli sequestrati nell’abitazione di Visintin e diversi indumenti. Sono attesi anche gli esiti delle analisi dattiloscopiche sui sacchi neri nei quali era avvolto il corpo di Liliana, scomparsa da Trieste il 14 dicembre 2021 e trovata morta il 5 gennaio 2022 nel boschetto dell’ex Ospedale psichiatrico provinciale.

«Se hanno qualcosa da dire o da fare, lo facciano. Io sono a disposizione e non ho paura di niente», ha aggiunto Visintin a Telequattro. Riferendosi ad alcuni elementi della vicenda, il marito della donna ha concluso: «Questi sacchi neri, messi da altre persone… Non lo so. Poi ci sono i telefoni lasciati a casa e le modalità con cui è stata trovata».

Articolo di Francesco Viviani

Ultime notizie

Dello stesso autore