23 luglio 2026 – ore 14:30 – Come vi avevamo annunciato, a Manila, nelle Filippine, si è svolto l’auspicato incontro tra i vertici della diplomazia russa e statunitense. Cercheremo di comprenderne gli esiti, anche se i comunicati, al momento, sono decisamente scarni. Nelle Filippine si sta giocando una partita a scacchi particolarmente delicata, con possibili futuri risvolti strategici globali. Stati Uniti, Russia, Cina e India stanno sviluppando, a margine del vertice ASEAN, incontri bilaterali con i rappresentanti diplomatici dei Paesi del Sud-est asiatico. Si cercano intese, si tracciano progetti di cooperazione, si limano le divergenze, si evitano chiusure e si valorizzano i settori nei quali è possibile collaborare. L’Europa, amaramente, osserva e rincorre gli eventi. Forse sta iniziando a percepire di essere pericolosamente destinata a recitare un ruolo marginale, sia sotto il profilo strettamente geografico sia, soprattutto, sotto quello strategico ed economico, rimanendo compressa tra gli imperi e apparendo sostanzialmente incapace di agire autonomamente.
Europa, fai qualcosa: agisci, assumi l’iniziativa, parla con una voce unica!
Mentre noi europei dovremmo compiere uno sforzo autonomo per giungere a una pace possibile in Ucraina, continuiamo a immettere «risorse», alimentando un conflitto sempre più cruento e infernale. «Dobbiamo vincere, stiamo vincendo, dobbiamo logorare la Russia, dobbiamo costringere Mosca a sedersi a un tavolo negoziale», continuiamo a sentire.
Quanta ipocrisia!
I decisori conoscono perfettamente sia le cause profonde sia le complesse dinamiche politico-diplomatiche alla base del conflitto, esploso, ricordiamolo, in Europa e all’interno di uno spazio ex sovietico.
Molti hanno sottovalutato la Russia, forse ricordando l’epoca di Boris Nikolaevič El’cin, quando Mosca, umiliata, era in ginocchio ed era molto semplice irrompere nel territorio russo, «fare razzie» e acquisire materie prime a buon mercato.
«La Russia ai russi» non soddisfa Bruxelles e neppure le cancellerie di Washington, Londra, Parigi e Berlino.
Intanto, oltre due milioni di morti giacciono inermi, ma, secondo alcuni, non basta: si deve andare avanti. Il livello dello scontro si sta intensificando e aumentano, giorno dopo giorno, le immani devastazioni sui territori russi e ucraini. Sul fronte continua la sanguinosa battaglia difensiva delle forze ucraine, che tenta di limitare l’inesorabile avanzata russa. Mucchi di cadaveri rimangono ogni giorno sul terreno, nella sostanziale indifferenza generale.
Inoltre, il progetto dei Paesi europei e degli Stati Uniti di provocare, attraverso infiniti pacchetti di sanzioni, il crollo dell’economia russa, secondo diversi analisti americani, è fallito. Il recente Forum economico internazionale di San Pietroburgo, svoltosi lo scorso giugno, ha visto la partecipazione di delegazioni provenienti da 130 Paesi e di 20 mila rappresentanti della finanza e dell’economia mondiale, che hanno deciso di investire 84 miliardi di dollari nell’economia russa, dimostrando così di credere nel futuro a medio termine di Mosca.
Certamente l’economia russa è stata colpita duramente, ma non al punto da cedere e, soprattutto, in misura decisamente inferiore rispetto alla crisi che sta attanagliando gran parte dell’Europa.
Anche il tentativo di isolare diplomaticamente la Russia è naufragato miseramente. A titolo meramente esemplificativo, abbiamo ampiamente parlato, in diversi articoli, del lungo tour in Africa del ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, che sta determinando lo spostamento di molti Paesi africani verso l’asse Mosca-Pechino. Non dimentichiamo che stiamo parlando dell’Africa, un mercato di un miliardo e mezzo di persone, con la più alta concentrazione di materie prime, tra cui gas, petrolio, uranio, bauxite, oro, rame, argento e terre rare.
Tutto questo dovrebbe farci riflettere e indurci a porre il seguente quesito: cui prodest?
La risposta mi pare evidente, ma sembra che a Bruxelles sia ignota.
Le invocazioni alla pace da parte degli ultimi pontefici vengono ignorate. Nei dibattiti continuiamo a sentire la storia del buono e del cattivo, riproponendo agli «ingenui» una logica dicotomica nella quale, ormai, credono in pochi. Si difende Zelensky, certamente simbolo di un popolo dilaniato, dimenticando però la deriva autoritaria assunta dal regime di Kiev e i costanti attacchi dal sapore terroristico contro infrastrutture strategiche, come la centrale nucleare di Zaporižžja, ed europee, come il gasdotto russo-tedesco Nord Stream. Attacchi corredati da abili «eliminazioni mirate», come quella dell’oligarca ucraino Vadim Ermolaev, solo per citare l’ultimo caso.
In Ucraina molte delle «decantate libertà», comprese quelle politiche, non sono consentite. Vengono inoltre continuamente esaltate le formazioni ultranazionaliste che massacrarono le popolazioni polacche tra il 1943 e il 1945, provocando la morte di 100 mila civili polacchi, e che furono responsabili, al fianco dei nazisti, della deportazione degli ebrei ucraini nei campi di sterminio.
Il tutto ci viene sapientemente annacquato. Ci raccontano che la storia può sempre avere diverse letture, ci tacciono i fatti e si sorvola, evitando abilmente di approfondire. Nel frattempo, in Ungheria, Bulgaria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia e Finlandia, le ricadute economico-finanziarie connesse al conflitto stanno determinando fattori di crisi non marginali. Alcuni Paesi cercano di sfilarsi, altri tentano di accedere alle risorse energetiche russe, altri ancora decidono di non rendersi disponibili per ulteriori «pacchetti di aiuti» destinati a Kiev.
La crisi politica investe Londra, Parigi e Berlino.
Starmer crolla, diventando il sesto premier britannico a cadere nel Regno Unito negli ultimi dieci anni. Il Paese è in fermento, il costo della vita cresce e i giovani vorrebbero il ritorno in Europa, mentre Nigel Farage e Reform UK conquistano le recenti consultazioni amministrative.
Il 20 luglio scorso, Le Figaro ha riferito che gli interessi sul debito pubblico francese, che prima del Covid erano vicini ai 30 miliardi di euro, rischiano di raggiungere i 74 miliardi nel 2027 e gli 85 miliardi entro il 2030, qualora non venissero adottate misure correttive, superando di gran lunga i bilanci di singoli ministeri.
Questa crescita sarebbe dovuta all’aumento dello stock di debito, passato da 2.380 a 3.460 miliardi di euro dal 2019, alla quota di titoli indicizzati all’inflazione e al rialzo dei tassi di interesse, con il rendimento del decennale francese tornato sopra il 3,9%, su livelli che non si registravano dal 2009.
Senza correzioni, afferma sempre il prestigioso quotidiano francese, il deficit potrebbe arrivare al 5,9% del Pil nel 2027 e sfiorare il 7% nel 2030, spingendo il debito oltre il 130% del Pil e rendendo gli interessi la voce più elevata della spesa pubblica, con un effetto valanga sempre più difficile da contenere.
L’ex locomotiva d’Europa, la Germania, è in profonda crisi. Il governo Merz appare sempre più in difficoltà, mentre l’industria tedesca è in forte sofferenza. Si annunciano oltre 100 mila «esuberi» nel comparto automobilistico e l’estrema destra di Alternativa per la Germania (AfD) avanza ovunque, raggiungendo, secondo diversi analisti tedeschi, un consenso di poco superiore al 30%.
Nei Balcani, il conflitto in Ucraina sta evidenziando nuovamente la vulnerabilità insita in un’area geografica particolarmente sensibile, accrescendo il rischio, sempre latente, di un’accelerazione delle tensioni geopolitiche. Il processo di adesione all’Unione europea sembra essere in fase di accelerazione. Evitiamo di commettere altri errori!
La Russia, ricordiamolo, dispone di un imponente arsenale nucleare ed è costituita da un popolo fortemente nazionalista ed estremamente fiero, che percepisce questo conflitto come uno snodo esistenziale per la propria sopravvivenza.
Tutto questo noi lo ignoriamo!
Putin ha invaso l’Ucraina: è un fatto indiscutibile e decisamente condannabile. Per favore, però, smettiamola di concentrare la nostra attenzione esclusivamente sui leader.
Come ho scritto nel mio ultimo libro, abbiamo studiato la storia concentrando spesso la nostra attenzione sui leader e dimenticando i popoli che li hanno «creati». Proviamo, invece, almeno una volta, a cambiare i nostri parametri e iniziamo a pensare, ad esempio, che sono stati gli americani a creare il fenomeno Trump, così come sono stati i russi a volere Putin. Potrei continuare all’infinito.
In altre parole, se non comprendiamo le dinamiche che hanno determinato le scelte dei popoli, di tutti i popoli, nessuno escluso, non soltanto non riusciamo ad afferrare le ragioni profonde delle successive dinamiche, ma sostanzialmente ci nascondiamo. Ci nascondiamo perché abbiamo probabilmente interiorizzato una soluzione facile: abbattiamo il leader di turno, neghiamo il consenso che gli è stato fornito e voltiamo pagina.
Ricordiamoci, invece, che i leader, nessuno escluso, sono un’espressione e un veicolo dei loro popoli, non il contrario!
Certamente, anche solo utilizzare la parola «popoli» potrebbe far inorridire qualcuno. Meglio parlare di cittadini, sebbene il termine «cittadino», a ben vedere, rappresenti soltanto un’espressione giuridica e politica, fin dai tempi dell’antica Roma.
Abbiamo studiato la storia quasi esclusivamente in chiave economica. Soltanto ora iniziamo a comprendere che molti conflitti non sono esplosi soltanto per ragioni economiche. La maggioranza degli interventi militari, anche quelli ai quali stiamo assistendo, non è stata determinata esclusivamente da dinamiche economiche.
Noi, tuttavia, continuiamo a raccontarci questa storia e, ovviamente, non riusciamo a decifrare gli eventi attuali. Abbiamo anche interiorizzato l’idea che le nostre regole di convivenza siano le migliori e che, soprattutto, tutti i popoli del mondo ambiscano a vivere come noi.
Tutto questo è falso, totalmente falso! Distorce la percezione della realtà, facendoci deragliare pericolosamente.
Rubio afferma che la squadra di Trump è pronta ad aiutare a porre fine alla «guerra insensata» in Ucraina, ma che non sarà possibile raggiungere rapidamente un accordo.
I media americani hanno riferito che il segretario di Stato statunitense Marco Rubio, dopo aver parlato con Lavrov, ha dichiarato che l’amministrazione Trump è pronta ad aiutare a porre fine alla «guerra insensata» in Ucraina, riconoscendo, tuttavia, che non esiste una via rapida per raggiungere un accordo.
Rubio ha affermato che la diplomazia richiederà uno sforzo costante e nuove idee, specificando infine che Mosca e Kiev dovrebbero avere entrambe un incentivo a porre fine a una «guerra sanguinosa» che ha devastato le due parti.
In particolare, Rubio ha accennato al fatto che i colloqui mediati dagli Stati Uniti si sono arenati, dopo averli definiti in passato «inefficaci o quantomeno infruttuosi». Ha però insistito sul fatto che il presidente statunitense Donald Trump è intenzionato a proseguire i negoziati «qualora le condizioni e i fattori cambino al punto da renderli possibili».
«Questa è la sfida: raggiungere un risultato che entrambe le parti possano accettare. Abbiamo provato e continueremo a provare, per verificare se sia possibile trovare un punto d’incontro che conduca a questo risultato. Siamo pronti a svolgere questo ruolo, qualora se ne presenti l’occasione».
Dopo l’incontro, Lavrov ha in gran parte ignorato le domande dei giornalisti. Il Ministero degli Esteri russo, a Mosca, ha dichiarato che Lavrov ha sottolineato a Rubio «l’inaccettabilità di un ulteriore armamento» dell’Ucraina e ha accusato i Paesi europei di perseguire la «sconfitta strategica» della Russia.
Il Ministero russo ha affermato che Lavrov ha ribadito la disponibilità della Russia a «una risoluzione politica e diplomatica del conflitto» e l’impegno a rispettare gli accordi raggiunti lo scorso anno, in Alaska, durante il vertice tra il presidente russo Vladimir Putin e Trump.
https://www.youtube.com/watch?v=gUly-tiJKkY
https://x.com/United24media/status/2079916838528385426
https://www.boston25news.com/unavailable-location/?outputType=amp
https://apnews.com/article/asean-rubio-lavrov-russia-ukraine-502b5eb2dc21caf13fab7928acdc5b1e
Incontro tra il ministro degli Affari esteri della Federazione Russa, Sergej Lavrov, e il segretario di Stato statunitense Marco Rubio
Il comunicato stampa pubblicato dal Ministero degli Esteri russo, che vi propongo, appare «freddo». Emergono, tuttavia, elementi positivi riguardo alla comune volontà di «normalizzare» le condizioni operative delle rispettive missioni diplomatiche.
Si cerca il dialogo, non si chiude!
Dietro la formula «approfondito scambio di opinioni su una vasta gamma di questioni bilaterali e internazionali» si cela, con ogni probabilità, il confronto avvenuto sul conflitto in Ucraina e sulle crisi in Medio Oriente e in Iran.
Leggiamo insieme:
«Il 23 luglio, a margine degli eventi ministeriali dell’ASEAN, si è tenuto a Manila un incontro tra il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov e il segretario di Stato statunitense Marco Rubio.
Nell’ambito dei recenti contatti ad alto livello, si è svolto un approfondito scambio di opinioni su una vasta gamma di questioni bilaterali e internazionali».
Nel corso della discussione sulla questione ucraina, Sergej Lavrov ha informato il suo omologo statunitense sulla reale situazione lungo la linea di contatto e ha sottolineato l’inaccettabilità di un ulteriore riarmo del regime di Kiev e delle politiche generalmente destabilizzanti dei Paesi europei, che continuano a perseguire una «sconfitta strategica» della Russia.
Sergej Lavrov ha ribadito la disponibilità della Russia a una soluzione politica e diplomatica del conflitto e il suo impegno nei confronti delle proposte avanzate dalla parte statunitense durante l’incontro tra i presidenti Vladimir Putin e Donald Trump ad Anchorage, proposte che il leader russo ha accolto con favore.
Sono state discusse questioni regionali e internazionali, tra cui la situazione nel Golfo Persico.
Lavrov e Rubio hanno accolto con favore la ripresa dei contatti a pieno regime tra Roscosmos e NASA e si sono inoltre espressi a favore dello sviluppo degli scambi interparlamentari e dei legami nel campo della cultura.
È stata inoltre prestata attenzione alla normalizzazione delle condizioni operative delle missioni diplomatiche di Russia e Stati Uniti.
È stato raggiunto un accordo per proseguire i contatti tra i rispettivi dipartimenti di politica estera, anche nell’ambito della partecipazione dei due Paesi ai lavori delle organizzazioni internazionali».
In tale cornice, l’agenzia di stampa russa TASS ci informa, con il consueto e collaudato taglio giornalistico, che:
«I colloqui sono iniziati alle 11.54, ora locale, e si sono svolti come previsto. I due ministri degli Esteri e le rispettive delegazioni hanno lasciato la sala riunioni alle 12.31, ora locale. Secondo una fonte diplomatica, l’incontro è stato proposto dagli Stati Uniti.
La delegazione russa comprendeva anche il viceministro degli Esteri Andrej Rudenko, il direttore del Dipartimento per la pianificazione della politica estera Aleksej Drobinin e il rappresentante presidenziale presso l’ASEAN Evgenij Zagajnov.
La delegazione statunitense comprendeva il sottosegretario di Stato per gli Affari politici Allison Hooker e l’inviato speciale presidenziale Sergio Gor.
Ai rappresentanti dei media è stato consentito di filmare i momenti iniziali della riunione.
Dichiarazione del Ministero degli Esteri russo
Secondo il Ministero degli Esteri russo, Lavrov ha informato Rubio sulla situazione attuale lungo la linea del fronte e ha sottolineato l’inammissibilità di ulteriori forniture di armi all’Ucraina. Il ministro degli Esteri russo ha ribadito la disponibilità della Russia a risolvere il conflitto in Ucraina e il suo impegno a rispettare gli accordi raggiunti ad Anchorage.
Lavrov e Rubio hanno inoltre discusso della normalizzazione delle condizioni operative delle missioni diplomatiche russe e statunitensi.
Hanno affrontato anche questioni regionali e internazionali, tra cui la situazione nel Golfo Persico. Inoltre, Lavrov e Rubio hanno concordato di proseguire i contatti attraverso i rispettivi ministeri degli Esteri, anche nell’ambito delle organizzazioni internazionali.
I due massimi rappresentanti diplomatici hanno accolto con favore la ripresa dei contatti a pieno titolo tra Roscosmos e NASA e hanno espresso il loro sostegno all’ampliamento degli scambi interparlamentari e dei legami culturali.
Dichiarazione di Rubio
Rubio ha dichiarato su X di aver discusso con Lavrov delle relazioni bilaterali tra i due Paesi e della situazione in Ucraina».
In tale contesto, i media ucraini non hanno sostanzialmente commentato l’esito dei colloqui russo-statunitensi, limitandosi a riferire il contenuto delle agenzie di stampa internazionali.
https://mid.ru/ru/foreign_policy/news/2128484/
https://tass.com/politics/2163989
https://www.pravda.com.ua/eng/news/2026/07/23/8045494/
https://www.pravda.com.ua/eng/news/2026/07/23/8045502/
La Russia deve avvertire una pressione crescente e sanzioni più severe: le nostre sanzioni a lungo termine, i nostri attacchi a medio raggio e le nostre posizioni ferme sul fronte – Discorso del presidente ucraino
Desidero chiudere questo editoriale proponendovi l’ultimo discorso alla nazione pronunciato da Zelensky.
È un discorso che, ricordiamolo, quotidianamente tende a esaltare lo spirito dei soldati al fronte e a rassicurare la popolazione.
Questa volta Zelensky appare decisamente preoccupato. I toni trionfalistici risultano molto meno evidenti rispetto all’estrema difficoltà nel contenere i continui attacchi missilistici russi contro le principali città ucraine.
Tralasciando la retorica tipica di un Paese in guerra, emergono alcune indicazioni particolarmente rilevanti. La criticità della difesa aerea ucraina appare così grave da spingere Zelensky a dichiarare:
«Abbiamo bisogno di missili per proteggere la vita dei nostri cittadini. Non possiamo permetterci una carenza di intercettori di missili balistici come quella attuale: questi ultimi mesi sono stati molto difficili. È importante che i nostri partner ci aiutino. È proprio di questo che abbiamo discusso oggi con l’ambasciatore statunitense presso la NATO, Whitaker: licenze, missili, abbiamo bisogno di tutto. Chiedo che la procedura proceda più velocemente e, onestamente, abbiamo bisogno anche di maggiori quantità».
Leggiamo insieme:
«Cari ucraini!
Oggi il nuovo comandante in capo delle Forze armate dell’Ucraina, Mykhailo Drapatyi, ha assunto ufficialmente le sue funzioni: i cambiamenti sono già avvenuti. Insieme a Mykhailo e Yevhenii Khmara, abbiamo stabilito che Ihor Skybiuk diventerà il nuovo capo di Stato maggiore delle Forze armate dell’Ucraina: anche questa decisione è già stata presa.
Si tratta di uomini esperti e temprati dalla battaglia. Le truppe li conoscono: Drapatyi, Khmara e Skybiuk.
Abbiamo concordato di portare avanti la modernizzazione delle Forze di difesa ucraine. È fondamentale che tutto proceda in pieno coordinamento e che ai russi non venga concessa la minima apertura o opportunità.
La Russia deve avvertire una pressione crescente e sanzioni più severe: le nostre sanzioni a lungo termine, i nostri attacchi a medio raggio e la nostra solida posizione sul fronte. Tutto questo sarà garantito».
Abbiamo inoltre definito i compiti relativi alla difesa dell’Ucraina e allo svolgimento delle nostre operazioni. La difesa aerea è un compito. Contrastare gli attacchi russi è un compito. Integrare maggiormente la tecnologia nella nostra difesa, soddisfare le esigenze individuate dai comandanti dei corpi d’armata e delle brigate e mantenere una difesa attiva in ogni ambito: sono tutti compiti prioritari.
Il Ministero della Difesa dell’Ucraina è pienamente in grado di portarli a termine, con il sostegno e in coordinamento con la nuova leadership delle Forze armate ucraine, i nostri servizi di intelligence, i nostri servizi speciali, la Guardia nazionale ucraina e i suoi corpi. Naturalmente, tutto ciò dovrà avvenire in stretta collaborazione con i nostri partner e con i produttori di armi, sulla base della massima trasparenza e fiducia.
Oggi vorrei dedicare un momento per ringraziare tutti in Ucraina, ogni militare e ogni civile, per la fiducia riposta nella nostra nuova leadership militare. È fondamentale che questa fiducia si traduca in una maggiore motivazione per i nostri difensori ed è altrettanto importante che i nostri uomini rimangano forti e siano all’altezza della fiducia che la società ha riposto in loro. Stiamo fornendo loro tutti gli strumenti necessari.
Oggi l’ambasciatore statunitense presso la NATO, Matthew Whitaker, si è recato a Kiev insieme al tenente generale Buzzard, comandante della missione NATO di assistenza e addestramento alla sicurezza per l’Ucraina. È stato un incontro positivo.
Abbiamo parlato dei missili Patriot destinati all’Ucraina. Abbiamo bisogno di missili per proteggere la vita dei nostri cittadini. Non possiamo permetterci una carenza di intercettori contro i missili balistici come quella attuale: questi ultimi mesi sono stati molto difficili.
È importante che i nostri partner ci aiutino. È proprio di questo che abbiamo discusso oggi con Whitaker: licenze, missili, abbiamo bisogno di tutto. Chiedo che la procedura proceda più rapidamente e, onestamente, abbiamo bisogno anche di maggiori quantità.
Abbiamo discusso anche dell’accordo sui droni con gli Stati Uniti, al quale i nostri team stanno lavorando. Questo porterà sicuramente la nostra cooperazione con l’America a un nuovo livello. Ringrazio tutti coloro che ci sostengono.
Insieme a Rustem Umerov, Kyrylo Budanov e Sergiy Kyslytsya, abbiamo appena parlato telefonicamente con gli inviati del presidente degli Stati Uniti, Steve Witkoff e Jared Kushner. Il percorso diplomatico compie progressi ogni giorno. Non allenteremo i nostri sforzi per porre fine a questa guerra. La questione fondamentale è che i russi siano realmente pronti a concluderla.
Naturalmente, la situazione sul fronte, unita alle nostre sanzioni a lungo termine e agli attacchi a medio raggio, sta creando una nuova atmosfera intorno a Putin: un’atmosfera molto tossica.
È lui l’unico responsabile dell’inizio di questa guerra e del fatto che non sia ancora terminata. Putin è l’unico responsabile delle perdite che i russi continuano a subire. Il suo entourage lo comprende e lo sta comunicando a noi e ai nostri partner. Anche la società russa comincia a percepirlo sempre più chiaramente.
Abbiamo bisogno di decisioni che conducano alla pace. L’Ucraina è pronta da tempo e stiamo facendo tutto il possibile affinché questa guerra si concluda con dignità.
Ringrazio ciascuno dei nostri soldati e ogni unità per la loro precisione. Ringrazio tutti i nostri sviluppatori e produttori di armi. Ringrazio tutto il nostro popolo per la sua resilienza e per la fiducia nell’Ucraina.
Gloria all’Ucraina!
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Stefano Silvio Dragani già generale di Brigata dell’Arma dei Carabinieri. Laureato in Scienze Politiche e in Scienze della Sicurezza, ha ottenuto anche un master di II livello in Studi Africani. Dopo incarichi operativi in Italia, ha svolto missioni internazionali in Albania, Kosovo, Ghana, Somalia, Ruanda e Belgio, lavorando come esperto di sicurezza e stabilizzazione in aree di crisi, anche per conto dell’Unione Europea. Ha tenuto docenze e seminari in Italia e all’estero – dall’Università di Padova alla Scuola Ufficiali dei Carabinieri, fino ai congressi ONU sul terrorismo globale – ed è stato special advisor sia del Ministro della Sicurezza della Somalia che delle forze di polizia di Rwanda e Uganda.
È autore di cinque saggi pubblicati da Fawkes Editions, casa editrice romana: “Frammenti di vita”(2022), dedicato alla sua lunga esperienza africana; “La Cavalleria: uno stile di vita” (2023), un affresco storico-militare; “Conflitti e parole”(2024), centrato sui rapporti tra Africa e grandi potenze; “Un altro mondo” (2025) e “Ultimo Miglio” (2026), un’analisi attuale delle crisi in Medio Oriente e Ucraina. Ha vissuto sedici anni in Friuli Venezia Giulia, cinque dei quali a Sistiana, alle porte di Trieste, città a cui è profondamente legato. La sua visione internazionale si coniuga con una forte consapevolezza del ruolo strategico dell’Italia e del nostro territorio nel contesto geopolitico globale.
Articolo di Stefano Silvio Dragani


