21 luglio 2026 – ore 14:00 – Peggiora anche in Friuli Venezia Giulia l’emergenza legata al granchio blu, con effetti che rischiano di compromettere l’intero comparto della pesca. A lanciare l’allarme è Confcooperative Friuli Venezia Giulia, che segnala come nei soli primi quattro mesi del 2026 sia stato pescato un quantitativo di granchio blu pari a quello registrato nell’intero 2025. “Ormai il granchio blu finisce nelle reti anche a 3-4 miglia dalla costa, dove in un’unica uscita si possono catturare fino a 150 chilogrammi“, afferma Achille Ghenda, coordinatore del settore pesca di Confcooperative Fvg. “Se fino a ieri era un problema soprattutto lagunare, ormai ha raggiunto il largo e minaccia l’intero ecosistema marino“. L’espansione della specie invasiva si somma agli effetti dei cambiamenti climatici e delle ondate di calore, che stanno alterando l’equilibrio dell’ecosistema e mettendo sotto pressione la produzione ittica regionale. Secondo Confcooperative, il granchio blu ha trovato una limitata valorizzazione commerciale nel settore della ristorazione, con quotazioni comprese tra 1,9 e 2,2 euro al chilogrammo. Una soluzione che, tuttavia, non è sufficiente a compensare i danni arrecati alle altre specie pescate.
A complicare ulteriormente la stagione è anche la diffusione della vaccarella di mare nel Golfo di Trieste. Pur trattandosi di una specie protetta, nel contesto locale è diventata invasiva e sta causando gravi danni alla mitilicoltura. “La situazione non è più episodica ma strutturale e coinvolge cooperative, organizzazioni di produttori, consorzi e pescatori lungo tutta la costa dell’Alto Adriatico“, evidenzia Ghenda. Il timore è che la crisi possa tradursi nel progressivo disarmo delle imbarcazioni e nella perdita di occupazione, aggravando anche il ricambio generazionale in un settore già in difficoltà. Il comparto, sottolinea Confcooperative, è già soggetto ai vincoli della gestione sostenibile delle risorse marine, tra periodi di fermo pesca, limite di quattro uscite settimanali e un massimo di 120 giornate di attività all’anno. A questi si aggiungono oggi fattori non controllabili, come la proliferazione del granchio blu, la presenza della vaccarella di mare e gli effetti dei cambiamenti climatici. “Servono interventi strutturali per salvaguardare la filiera regionale della pesca e garantire la continuità delle imprese. La collaborazione con le istituzioni regionali è positiva, ma la preoccupazione del settore resta molto alta”, conclude Ghenda.
Articolo di Francesco Viviani


