16 giugno 2026 – ore 11:00 – Con la pubblicazione del bando 2026 si apre ufficialmente la 23ª edizione del Premio giornalistico internazionale Marco Luchetta, uno degli appuntamenti più significativi dedicati al giornalismo. I vincitori saranno premiati a Trieste nel mese di novembre, riportando nel capoluogo giuliano una manifestazione che nasce da una drammatica vicenda e, insieme, da un impegno civile mai venuto meno. Il riconoscimento, istituito dalla Fondazione Luchetta-Ota-D’Angelo-Hrovatin, è riservato a giornalisti, fotoreporter e autori che, attraverso il lavoro sul campo, hanno raccontato con particolare sensibilità le violenze, le sopraffazioni e le ingiustizie subite dai bambini; spesso prime vittime e ultimi testimoni delle guerre, delle crisi umanitarie e delle periferie dimenticate dell’informazione. Le opere in concorso dovranno essere state pubblicate, trasmesse o diffuse tra il 22 giugno 2025 e il 30 giugno 2026, con candidature aperte fino al 5 luglio attraverso il sito del Premio. Sette sono le sezioni previste dal bando: TV News, Stampa Italiana, Reportage, Stampa Internazionale, Fotografia, Radiofonia e Rotta Balcanica, a conferma di una vocazione internazionale, capace di accogliere linguaggi diversi ma uniti dalla stessa responsabilità: dare voce a chi rischia di restare ai margini della cronaca e della coscienza collettiva.
Il Premio Luchetta affonda le sue radici nel 2004, nel decimo anniversario della morte di Marco Luchetta, Alessandro Saša Ota e Dario D’Angelo, inviati della sede Rai di Trieste uccisi a Mostar nel gennaio 1994 da una granata, mentre stavano realizzando un servizio sui bambini vittime della guerra balcanica, e nel ricordo di Miran Hrovatin, assassinato pochi mesi dopo a Mogadiscio insieme alla giornalista Ilaria Alpi. Da quella ferita è nata una Fondazione che ha fatto dell’accoglienza e della cura dei bambini provenienti da Paesi segnati da conflitti e difficoltà la propria missione più profonda. Il Premio, in questo percorso, rappresenta il volto culturale e giornalistico dello stesso impegno: non soltanto un concorso, ma un osservatorio sulle trincee e sulle periferie del mondo, dove i diritti dell’infanzia vengono calpestati e dove il racconto giornalistico diventa denuncia.
Come sottolinea in un articolo di ANSA Fabiana Martini, segretaria della giuria e curatrice delle Giornate del Premio, “In un tempo in cui le persone più fragili spariscono dall’agenda della politica e dell’informazione il riconoscimento è un’occasione preziosa per rimettere all’ordine del giorno i temi che la cultura della prepotenza che si va affermando ha oscurato”. Non è da dimenticare il valore sociale che il giornalismo incarna, una testimonianza “spesso scomoda che vuol essere un antidoto all’indifferenza e alla rimozione collettiva. Per questo” conclude, “confidiamo di registrare anche quest’anno una numerosa partecipazione che consenta di aprire i riflettori sulle realtà più drammatiche e dimenticate”.
Articolo di Agata Cragnolin


