Il caffè del futuro è a rischio? Clima e prezzi in aumento mettono alla prova la filiera globale

30 maggio 2026 – ore 11:30 – Trieste consuma circa il doppio del caffè rispetto al resto d’Italia: 10kg pro capite all’anno, contro i 5,5 kg della media nazionale. Tanto radicato è il caffè nel tessuto culturale locale, che le sue molteplici declinazioni hanno assunto nel tempo nomi caratteristici i quali, al di fuori dei confini della città, suonano pressoché incomprensibili. Cosa accadrebbe se, in un futuro più o meno distante, la disponibilità di una bevanda così indispensabile dovesse ridursi drasticamente? Nel mondo, circa 2,2 miliardi di tazzine vengono consumate ogni giorno: eppure, ogni sorso racchiude il gusto amaro di una realtà produttiva in crescente difficoltà.

“Gli esperti dissero già dieci anni fa che il 50% delle terre coltivabili a caffè al mondo non ci sarebbe stato più a causa del cambiamento climatico, e oggi questa prospettiva è sempre più concreta” spiega Andrea Illy, presidente di illycaffè. Le parole dell’imprenditore triestino riflettono le preoccupazioni di una filiera resa particolarmente vulnerabile dalla crisi climatica. “L’aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi estremi, con particolare riferimento a siccità e ondate di calore, rappresenta una minaccia per le aree di coltivazione”.

Le evidenze scientifiche più recenti mostrano l’entità dell’impatto registrato negli ultimi anni nelle principali zone di produzione. Una ricerca pubblicata il 18 febbraio 2026 da Climate Central rivela come l’aumento delle temperature e la riduzione delle precipitazioni abbiano colpito le regioni produttrici di caffè tra 2021 e 2025, con ripercussioni sulla qualità e sulla quantità dei raccolti. Secondo lo studio, i 5 principali Paesi produttori di caffè (Brasile, Vietnam, Colombia, Etiopia e Indonesia) che assieme producono il 75% del caffè mondiale, hanno registrato in media 57 giorni in più all’anno di caldo dannoso per la piantagione di caffè: il Brasile, principale produttore di caffè a livello mondiale, ha dovuto affrontare in media ben 70 giorni di caldo in più all’anno.

Condizioni deleterie per la crescita delle piante di caffè, particolarmente sensibili al caldo estremo: varietà come Arabica e Robusta, ad esempio, prosperano al di sotto dei 25-30°C. Non è un caso, dunque, che il prezzo dei chicchi di queste due specie vegetali sia quasi raddoppiato tra il 2023 e il 2025. I dati parlano chiaro: il settore del caffè si trova di fronte alla necessità di affrontare un contesto climatico sempre più sfidante, in cui la riduzione della produttività e il conseguente aumento dei prezzi non sono più scenari distanti, ma tendenze già in atto.

La risposta di una realtà come illycaffè passa “attraverso la ricerca e la collaborazione lungo tutta la filiera”: come illustrato dal presidente Illy, il gruppo sta sviluppando soluzioni per “rendere più resilienti le coltivazioni” nelle diverse aree di approvvigionamento, con l’obiettivo di “preservare, insieme alla qualità del prodotto, anche la continuità produttiva”. Si delinea così l’esigenza di un adattamento strutturale del comparto, fondamentale per garantire la sostenibilità futura della produzione globale, nonché la continuità della cultura del caffè come la conosciamo oggi, e la sopravvivenza di un rituale quotidiano per molti irrinunciabile.

Articolo di Benedetta Marchetti

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