Mamme, lavoro e benessere dei figli: cosa rivela lo studio con UniTs pubblicato su Science

30 maggio 2026 – ore 08:30 – Maternità o carriera? Spesso presentato come un bivio inevitabile, il tema continua ad attraversare il dibattito pubblico e la vita di numerose donne. In Italia, il 58,2% delle madri con almeno un figlio in età prescolare ha un impiego: ma qual è l’impatto del lavoro materno sulla crescita dei figli? A fare chiarezza interviene un nuovo studio internazionale, pubblicato sulla prestigiosa rivista Science e realizzato con il contributo scientifico dell’Università di Trieste. Coautrice della ricerca è infatti Maria Lo Bue, docente di Microeconomics e Development Economics presso UniTs, assieme a Elizaveta Perova della World Bank e Sarah Reynolds della University of California, Berkeley.

Il focus di “Maternal work and children’s development: A review” è l’impatto dell’occupazione materna su apprendimento, risultati scolastici, salute, sviluppo cognitivo e benessere socio-emotivo di bambini e adolescenti. Partendo da un corpus di oltre mille studi di economia, psicologia, medicina e altre scienze sociali, la ricerca ha selezionato 61 lavori scientifici pubblicati tra il 1980 e il 2023: i metodi statistici impiegati in tali studi consentono infatti di identificare in modo attendibile le relazioni causali tra occupazione materna e sviluppo dei figli. Complessivamente, le autrici hanno analizzato 884 stime statistiche sugli effetti che il lavoro delle madri può avere sulla crescita dei figli.

I risultati, sottoposti alle opportune correzioni statistiche, restituiscono un quadro inatteso: nell’87% dei casi gli effetti non sono statisticamente differenti da zero. In altre parole, il lavoro materno non produce differenze rilevanti sul benessere e sullo sviluppo dei figli. Quando presenti, gli effetti risultano generalmente molto limitati. La ricerca suggerisce inoltre che non vi siano differenze sistematiche legate all’età dei bambini: l’impatto del lavoro materno risulta perlopiù nullo sia nella prima infanzia, sia durante l’età scolare e l’adolescenza. Dallo studio emerge tuttavia un dato rilevante: nei contesti socioeconomici più fragili, l’occupazione materna tende più spesso ad avere ricadute positive, in particolare sugli esiti cognitivi ed educativi dei figli. I benefici maggiori si osservano soprattutto quando il lavoro è stabile, flessibile e compatibile con le esigenze di cura familiare.

“Le evidenze scientifiche, raccolte in oltre quarant’anni di ricerca indicano che il lavoro delle madri, soprattutto in presenza di occupazioni di qualità e adeguati sistemi di supporto, non rappresenta un ostacolo allo sviluppo dei figli e può anzi contribuire a migliorare le opportunità delle famiglie più fragili” dichiara la professoressa Lo Bue, sintetizzando i risultati dello studio. Fondamentale dunque continuare a investire in politiche orientate verso conciliazione, inclusione e pari opportunità. Un tema particolarmente attuale anche per l’Italia, dove nel 2025 l’occupazione femminile tra i 20 e i 64 anni si è attestata al 58%, fermandosi ben al di sotto della media europea del 71,3%. Secondo la professoressa Lo Bue, il nodo centrale non è il lavoro materno in sé, quanto piuttosto “la qualità del lavoro, la disponibilità di servizi e le condizioni che permettono alle famiglie di conciliare occupazione e cura”.

Articolo di Benedetta Marchetti

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