24 maggio 2026 – ore 10:30 – Numeri che trasmettono un senso di emergenza nella nuova ricerca svolta dalla Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti sullo stato di lavoro nei reparti di Medicina interna, con riferimento a Trieste e al Friuli Venezia Giulia. L’allarme era già stato lanciato rima della pandemia Covid, tra il 2018 e il 2019, si è poi ingigantito negli anni della pandemia, mentre prendeva concretezza anche la parallela questione delle violenze a danno di medici e in particolare infermieri negli ospedali, in special modo presso il pronto soccorso.
I dati della nuova ricerca confermano questa situazione emergenziale: la metà dei medici internisti in FVG soffre di sindrome di burnout e il 6% ha dichiarato, alla survey, di essere in una situazione di forte stress legato al lavoro. Quasi la metà, il 40%, ritiene che le condizioni lavorative siano sensibilmente peggiorate negli anni. Ma il dato più allarmante è in conclusione: 1 su 10 pensano di mollare, di licenziarsi.
Il FVG, è stato rilevato durante il congresso, mantiene alcuni dati incoraggianti, a partire dall’impiego dei gettonisti ancora limitato nelle medicine interne, sebbene risulti invece molto diffusa nei reparti di Pronto Soccorso: “vengono segnalati in numerose strutture. Il punto critico è il raccordo tra emergenza e reparto: se il primo anello della catena è sotto pressione, anche il resto del percorso assistenziale ne risente”.
La Federazione addita come possibile soluzione indicare le Medicine interne come reparti a medio-alta intensità di cura, procedendo a nuove assunzioni di medici e infermieri, da tempo richieste: “I dati regionali confermano che la Medicina interna è uno dei punti nevralgici dell’ospedale: qui arrivano pazienti fragili, anziani, spesso con più patologie contemporaneamente. Per questo servono organici adeguati, team stabili e un riconoscimento coerente della complessità assistenziale. Non è una questione corporativa: ne va della salute dei medici, ma soprattutto della sicurezza dei pazienti” è stato dichiarato al Congresso.
Articolo di Zeno Saracino


